La crisi

Kazakhstan, il presidente: ora nessuna mediazione. Gli spari? Ho dato io l’ordine

La linea dura di Tokayev: avanti con la «eliminazione» di chi agita le proteste. Mosca invia altre truppe con 75 aerei

Kazakistan, la Russia invia i carri armati per sedare le proteste

2' di lettura

Il presidente del Kazakhstan Kassym-Jomart Tokayev ha dichiarato che l’ordine è stato «largamente ripristinato» nel paese, dopo la soppressione delle proteste contro il caro energia dilagate nei giorni precedenti. Tokayev ha aggiunto di aver «dato ordine di sparare senza preavviso», assumendosi la responsabilità dei colpi d’arma da fuoco esplosi contro i manifestanti. Al momento, però, i «terroristi stanno ancora utilizzando armi per danneggiare le proprietà» e «l’azione anti-terroristica» dovrà essere continuata, ha aggiunto. Nel pomeriggio del 7 gennaio è atteso un suo intervento pubblico. Da Parigi, l’ex banchiere e dissidente Mukhtar Ablyazov ha dichiarato di essere il «leader dell’opposizione» e delle proteste.

Intanto la Russia e i suoi alleati, scrive l’agenzia Bloomberg, hanno inviato nuove truppe per reprimere le tensioni, con l’impiego di 75 aerei da parte di Mosca. I militari russi hanno aiutato la riconquista dell’aeroporto di Almaty e si manterranno a difesa della sede del consolato nel paese. L’intervento rappresenta la seconda mossa rilevante di Mosca in soccorso di un alleato in difficoltà, dopo quella in favore del leader bielorusso Alexander Lukashenko contro le proteste popolari del 2020.

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Nato segue crisi, «porre fine a violenze»

“La Nato è preoccupata e segue molto da vicino” la crisi kazaka. “Noi chiediamo che la violenza finisca e che sia rispettato il diritto a manifestare pacificamente”. Lo ha detto il segretario generale della Nato, Jens Stoltenberg, in conferenza stampa dopo la riunione straordinaria dei ministri degli Esteri dell’Alleanza.

Il presidente kazako: nessuna mediazione, ho autorizzato io ad aprire il fuoco

Le proteste sono esplose dopo che i prezzi del carburante hanno sfiorato il raddoppio, sfociando nei più gravi disordini registrati nel Paese in tre decessi di indipendenza. Il ministero dell’Interno kazako registra 26 manifestanti uccisi, 18 feriti e almeno 3mila in stato d’arresto. Fra gli agenti di polizia si contano 18 vittime e oltre 700 feriti. In parallelo all’uso della forza, con l’aiuto di Russia e alleati, il governo kazako ha cercato di alleggerire le tensioni annunciando un calmiere di sei mesi sul prezzo del gas.

Ora sembra più incline alla linea dura, evocando lo spettro di «terroristi addestrati» in arrivo dall’estero. Il presidente kazako, Kassym-Jomart Tokayev, ha respinto oggi ogni ipotesi di mediazione per mettere fine alle violenze nel Paese e ha promesso «l’eliminazione» di quelli che ha definito «i banditi armati» accusati di aver istigato le manifestazioni violente. Tokayev ha aggiunto di avere autorizzato la polizia ad aprire il fuoco «senza avvertimento».

Cina sostiene «misure prese contro terrorismo»

Tokayev incassa l’appoggio anche di Pechino. Il Kazakhstan «sta adottando una serie di misure per contrastare il terrorismo e per difendere la stabilità». La Cina, ha affermato il portavoce del ministero degli Esteri Wang Wenbin, «sostiene tutti i suoi sforzi per risolvere la situazione e si oppone con forza alle forze esterne che incitano alla violenza e al caos nella regione». Quale «Paese vicino e partner strategico globale, la Cina è disposta a offrire tutto il supporto necessario» per aiutare il Kazakhstan «a superare le recenti difficoltà», ha aggiunto Wang nel briefing quotidiano.

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