ServizioContenuto basato su fatti, osservati e verificati dal reporter in modo diretto o riportati da fonti verificate e attendibili.Scopri di piùLa svolta populista

Kazakhstan, dopo la purga aiuti diretti ai redditi più bassi

Con l’aiuto della Russia e degli altri Paesi dell’alleanza militare tra ex repubbliche sovietiche, il presidente Tokajev ha soffocato i disordini e ha consolidato il proprio potere personale

di Antonella Scott

Kazakistan, le forze russe evacuano i connazionali civili da Almaty

3' di lettura

Lo ha chiamato “elbasy”, leader della nazione, facendo pubblicamente riferimento a lui per la prima volta in questa settimana che ha scosso il Kazakhstan. Ma solo per attaccarlo. Confermando che l’era di Nursultan Nazarbajev, il primo presidente del Paese, è davvero finita.

Rivolgendosi in video-collegamento al Majilis, il Parlamento kazako, il presidente Kassym-Jomart Tokajev ha voluto mostrarsi pronto a raccogliere la lezione di questi giorni. La rivolta kazaka è nata dalle proteste per l’aumento dei prezzi del carburante, ma si è presto trasformata in una sollevazione orchestrata - secondo Tokajev - per destabilizzare il Paese.

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Soffocati i disordini grazie all’aiuto della Russia

Con l’aiuto della Russia e degli altri Paesi della CSTO, alleanza militare tra ex repubbliche sovietiche, Tokajev ha soffocato i disordini, e ha consolidato il proprio potere personale regolando i conti con la fazione avversaria al punto da poter già dichiarare che la missione della CSTO è compiuta, e che i contingenti stranieri riprenderanno già nei prossimi giorni la via di casa. E poi ha messo mano al compito più difficile: convincere il Paese che la voce dei dimostranti è stata ascoltata, e che le loro rivendicazioni economiche avranno un seguito nei programmi del nuovo Governo.

«Grazie al primo presidente elbasy - ha detto Tokajev - nel nostro Paese si sono formati un gruppo di imprese e una classe di persone ricchissime, anche per i canoni internazionali. Penso sia venuto il momento che restituiscano al popolo del Kazakhstan quello che gli spetta».

La svolta populista di Tokajev prevede l’adozione, entro due mesi, di un programma di aumento dei redditi della popolazione, parallelamente a un congelamento di cinque anni degli stipendi di deputati, membri del Governo e delle amministrazioni comunali.

Al nuovo premier l’incarico di ridurre gli squilibri sociali

Al nuovo primo ministro, il 49enne Alikhan Smailov (promosso ieri dall’incarico di vicepremier) sarà affidato il compito di istituire un fondo per ridurre gli squilibri sul fronte sociale. Tokajev ha inoltre annunciato la ristrutturazione della Banca per lo sviluppo del Kazakhstan, «divenuta di fatto banca personale di un ristretto circolo di oligarchi, rappresentanti di gruppi finanziari, industriali, edilizi. Li conosciamo uno a uno», ha avvertito.

A fianco delle novità e dei toni suggeriti dalle proteste popolari, diffuse rapidamente in diverse città del Paese ma radicate nelle regioni sud-occidentali cuore dell’industria energetica, Tokajev sembra intenzionato a proseguire le riforme avviate nei mesi scorsi e a rispettare «gli impegni dello Stato per ricostituire la fiducia degli investitori». Il nodo più difficile sarà la liberalizzazione del mercato dell’energia: per 180 giorni il Governo ha ristabilito i sussidi che erano stati aboliti il 1° gennaio provocando il raddoppio dei prezzi del GPL e insieme la protesta.

«A causa degli aumenti dei prezzi delle materie prime - ha detto Tokajev - i profitti delle compagnie minerarie sono cresciuti. Ordino al Governo di preparare un piano per conferire nuove entrate al bilancio pubblico. In cambio, potremo prevedere maggiori incentivi all’esplorazione e allo sviluppo di nuovi depositi».

I tesori minerari kazaki

Il Kazakhstan - primo produttore al mondo di uranio e ai primi posti per una lunga fila di altri minerali - ospita tutti i più grandi nomi dell’industria estrattiva mondiale: da Rio Tinto a Glencore, da ExxonMobil a Total.

Nei giorni scorsi la compagnia nazionale produttrice di uranio, Kazatomprom, ha riferito di non aver avuto ripercussioni dai disordini. Mentre l’americana Chevron ha spiegato ieri in una dichiarazione che la normalità è tornata a Tengiz, il secondo giacimento petrolifero nel Nord-Ovest del Paese. Nei giorni delle proteste l’attività produttiva era stata condizionata da alcune limitazioni ai trasporti ferroviari.

Accanto ai provvedimenti sul fronte dell’economia, il presidente Tokajev ha annunciato la riforma dell’apparato di sicurezza, dopo averne silurato e fatto arrestare il capo, Karim Masimov, ora accusato di alto tradimento. Nell’ambito dell’”operazione anti-terrorismo” seguita alla rivolta, il numero delle persone arrestate è ormai a quota 10.000.

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