La crisi

Kazakhstan, dopo gli scontri il governo calmiera il prezzo del gas per 6 mesi

La mossa per arginare le violenze esplose contro il caro energia. La polizia ha ucciso «decine di manifestanti», mentre sono in arrivo truppe da Mosca. L’Ue: «Evitare aiuti militari esterni»

Kazakistan: escalation di violenza nel paese, diversi i morti nelle proteste

5' di lettura

Il governo ad interim Kazakhstan ha annunciato, il 6 gennaio, di aver imposto un calmiere per sei mesi sul prezzo del gas per arginare le proteste esplose in tutto il paese. In una nota il governo afferma di aver preso la misura “urgente” per “stabilizzare la situazione socio-economica” in un Paese in cui il Gpl è largamente usato come carburante per le automobili.

I disordini sono sfociati in scontri costati la vita a «decine di manifestanti», secondo quanto dichiarato dalla polizia. «La scorsa notte le forze estremiste hanno tentato di prendere d’assalto gli edifici amministrativi e il dipartimento di polizia di Almaty, oltre a dipartimenti e posti di polizia locali», ha dichiarato un portavoce della polizia, citato da Interfax-Kazakhstan, Tass et Ria Novosti. Fra gli agenti, secondo un bilancio della televisione locale Khabar-24, si registrerebbero invece 12 vittime e 353 feriti complessivi. Un ufficiale della polizia sarebbe stato decapitato.

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Anche nella giornata di giovedì 6 gennaio le forze di sicurezza kazake hanno aperto il fuoco sulla Piazza della Repubblica, ad Almaty, per disperdere i manifestanti che vi si erano radunati. Lo hanno riferito testimoni all'agenzia russa Tass, affermando che la polizia ha preso di mira “istigatori dei disordini”. Secondo gli stessi testimoni, diverse persone sono rimaste ferite.

Un video diffuso dall’agenzia Tass e che circola sui media e sui social mostra soldati in assetto di guerra in Kazakhstan mentre sparano con i fucili ad altezza d’uomo, presumibilmente contro i manifestanti, che però non sono visibili nell’inquadratura, e si odono degli spari. Il Paese aveva chiesto l’aiuto di Mosca, ottenendo l’invio di truppe da parte della Russia e degli alleati. Intanto si moltiplicano gli appelli per una soluzione pacifica.

Ue: evitare aiuti militari esterni

L'Ue guarda con “grande preoccupazione agli sviluppi” della crisi in Kazakhstan. “I diritti e la sicurezza dei civili devono essere garantiti”. Lo scrive in un tweet l'Alto Rappresentante Ue per la Politica Estera Josep Borrell sottolineando come “gli aiuti militari esterni riportano alla memoria situazioni che vanno evitate”. L'Europa, sottolinea Borrell, “è pronta a fornire il suo supporto per affrontare la crisi”.

Erdogan telefona al presidente Tokayev

Il presidente turco Recep Tayyip Erdogan ha telefonato all'omologo kazako Kassym-Jomart Tokayev per esprimergli solidarietà da parte del Consiglio di cooperazione dei Paesi turcofoni in seguito ai disordini in corso da ieri nel Paese. Lo fa sapere l'agenzia Anadolu secondo cui il capo di Stato turco ha chiamato Tokayev in quanto presidente di turno dell'Consiglio di cooperazione dei Paesi turcofoni - di cui fanno parte oltre a Turchia e Kazakhstan anche Azerbaigian, Kirghizistan e Uzbekistan - dopo essersi consultato con gli altri membri dell'organizzazione. Durante la telefonata, Erdogan ha espresso l'augurio che venga presto formato un nuovo governo e che le tensioni si possano calmare in breve tempo.

Russia e Turchia, ripristinare l'ordine

Il ministro degli Esteri russo Serghei Lavrov e il suo omologo turco Mevlut Cavusoglu hanno espresso “sostegno” al governo del Kazakhstan “nei suoi sforzi per ripristinare l'ordine costituzionale”. E' quanto si legge in un comunicato del ministero degli Esteri di Mosca riportato dalla Tass. Lavrov, si aggiunge nella nota, ha informato Cavusoglu delle misure intraprese nell'ambito dell'Organizzazione del trattato collettivo di sicurezza (Csto) “in risposta alla richiesta del presidente kazako” di fronte ai “tentativi istigati dall'estero di minare la sicurezza e l'integrità territoriale del Paese”.

La polizia: è un’operazione anti-terrorismo

«Decine di assalitori sono stati eliminati e le loro identità sono in corso di accertamento», ha dichiarato il portavoce della polizia della repubblica centroasiatica ex sovietica, Saltanat Azirbek, che ha definito la loro uccisione una «operazione antiterrorismo», affermando che la sparatoria è ancora in corso nella capitale economica del Paese, Almaty. Secondo il ministero dell’Interno kazako, citato dai media locali, almeno 8 membri delle forze dell’ordine sono rimasti uccisi negli scontri e altri 137 feriti.

Immagini diffuse sui media e sui social locali mostrano negozi saccheggiati e alcuni edifici amministrativi presi d’assalto e dati alle fiamme. In tarda serata ieri l’Organizzazione del trattato di sicurezza collettivo (Csto), che raggruppa la Russia e altre cinque repubbliche ex sovietiche, su richiesta del Kazakhstan, ha annunciato l’invio di una «forza di pace» per «stabilizzare il Paese» perturbato da «interferenze esterne». A scatenare la protesta è stato l’annuncio dell’aumento dei prezzi del gas.

Inviate prime truppe da Mosca e alleati

Intanto le prime truppe della «forza di pace» promesse in serata daIl’alleanza Csto, che raggruppa Russia, Kazakhstan Armenia, Kirghizistan, Uzbekistan e Tagikistan, sono state inviate in territorio kazako, percorso da violente rivolte di piazza, fa sapere Mosca. «Una forza collettiva di pace dell’Organizzazione del trattato di sicurezza collettiva (Csto) è stato inviato in Kazakhstan per un periodo limitato per stabilizzare e normalizzare la situazione», ha dichiarato l’alleanza in un comunicato diffuso dalla portavoce del ministero degli Esteri russo, Maria Zakharova.

La Ue: Mosca e alleati rispettino sovranità del Paese

L’intervento delle truppe russe e degli alleati del Kazakhstan per reprimere le proteste in corso nel Paese “dovrebbe rispettare la sovranità e l’indipendenza del Kazakistan”. Così una portavoce Ue per gli Affari esteri e la politica di sicurezza dopo l’invio sul territorio kazako delle ’forza di pace’ deIl’alleanza Csto, che riunisce Russia, Kazakhstan, Armenia, Kirghizistan, Uzbekistan e Tagikistan. “L’Ue condanna gli atti di violenza avvenuti ad Almaty e deplora la perdita di vite umane”, ha detto la portavoce, facendo appello affinché la violenza cessi e invitando alla “moderazione” e a una “risoluzione pacifica” della crisi.

Onu, tutte le parti si astengano da violenza

L'Alto Commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani Michelle Bachelet ha esortato le forze di sicurezza e i manifestanti in Kazakhstan ad astenersi dalla violenza e a cercare una soluzione pacifica. “Il diritto internazionale è chiaro: le persone hanno diritto alla protesta pacifica e alla libertà di espressione. Allo stesso tempo, i manifestanti, per quanto siano adirati o afflitti, non dovrebbero ricorrere alla violenza contro altri”, ha affermato Bachelet, in una dichiarazione resa nota oggi a Ginevra. L'Alto Commissario ha ricordato alle autorità kazake che l'uso della forza e lo stato d'emergenza sono soggetti a rigidi requisiti di necessità e proporzionalità. Alcuni diritti, tra cui il diritto alla vita, il divieto di tortura e altri maltrattamenti e il diritto a non essere detenuti arbitrariamente, continuano a valere in tutte le circostanze”, ha sottolineato Bachelet.

Italia “preoccupata”, appello a fine violenze

Appelli alla fine delle violenze arrivano anche dall’Italia, con la Farnesina che in una nota scrive: «L'Italia segue con grande preoccupazione i gravi eventi in Kazakhstan, Paese al quale è legata da rapporti di amicizia e da un solido partenariato economico, rivolgendo un forte appello affinché si metta immediatamente fine alle violenze».

Appello simile arriva anche dalla Francia, che chiede a tutte le parti in causa nella crisi in Kazakhstan, compresa la Russia e i suoi alleati, alla “moderazione” dopo la morte di decine di manifestanti uccisi dalla polizia. Lo stesso fa Londra: “Facciamo urgentemente appello contro ogni ulteriore escalation della violenza e vogliamo vedere una soluzione pacifica”, ha dichiarato un portavoce del primo ministro, Boris Johnson.

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