La crisi

Kazakhstan, le proteste spaventano i miners di criptovalute

I disordini esplosi contro il caro energia stanno bloccando l’attività di un paese che incide su quasi un quinto del mining globale

di Biagio Simonetta

Caos e proteste in Kazakistan, il governo va a casa

2' di lettura

Le proteste divampate in Kazakhstan per il caro benzina, che abbiamo raccontato in questo articolo: Stato d'emergenza in Kazakhstan, il caro-benzina incendia la protesta , sono una pessima notizia per il mondo delle criptovalute.

Perché mentre i manifestanti hanno preso d’assalto gli edifici del governo e hanno catturato veicoli della polizia, Kazakhtelecom, la più grande compagnia di telecomunicazioni del Kazakistan, ha bloccato l’accesso a Internet in tutto il Paese. E il governo centrale ha ha bloccato i siti di social network e le app di chat tra cui Facebook, WhatsApp, Telegram e, per la prima volta, l’app cinese WeChat.

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Un colpo all’«Eldorado» delle criptovalute

La situazione, insomma, è incandescente. E sul fronte delle criptovalute, il Kazakhstan non è un posto qualunque. Il Paese asiatico, è appena dietro agli Stati Uniti in termini di quota del mercato globale del mining di Bitcoin, con il 18,1% di tutto il mining di criptovalute. E secondo il Financial Times, nel corso del 2021, quasi 90mila società di criptomining si sono insediate in Kazakhstan, dopo la fuga dalla Cina a causa della stretta imposta da Pechino sul consumo energetico.

Il Kazakistan è diventato, negli anni, l'eldorado dei minatori di criptovalute, Le miniere di carbone del Paese asiatico forniscono un approvvigionamento energetico economico e abbondante. Inoltre, il governo kazako ha mostrato – almeno fino a qualche giorno fa - un atteggiamento molto lassista relativamente alle nuove costruzioni, il che è di buon auspicio per i minatori che hanno bisogno di costruire installazioni fisiche in breve tempo.

Rischio crollo per la potenza di calcolo

Ora, con le proteste che stanno mettendo in ginocchio il Paese, sarà interessante tenere d'occhio l'hashrate, termine tecnico che viene usato per descrivere la potenza di calcolo di tutti i minatori nella rete bitcoin. Se questo crollasse, o comunque se si abbassasse in modo importante, potrebbe essere un indicatore molto attendibile di cosa sta succedendo in Kazakistan.

Proprio ieri, come riporta Cointelegraph, la società di mining Canaan ha annunciato di aver da poco ingrandito la sua attività in Kazakhstan, con oltre 10mila Avalon Miner (estrattori di criptovalute). Le proteste divampate nel Paese potrebbero cambiare le carte in tavola.

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