Asia

Kazakistan, 8mila manifestanti arrestati. Putin: atto di aggressione internazionale

In giornata vertice online con Putin dei leader Csto. Termina il blackout di internet ad Almaty

Kazakistan, arrivate altre truppe russe

2' di lettura

Sono quasi 8mila le persone arrestate durante la crisi in Kazakistan. Lo ha confermato il governo. Secondo il ministero degli Interni, «un totale di 7.939 persone sono state arrestate nel Paese». È intanto in corso un vertice in videoconferenza della Csto a guida russa, dedicato alla crisi in Kazakistan. Partecipa il presidente russo Vladimir Putin. Verranno discusse, secondo il Cremlino, «misure per normalizzare la situazione». Oltre alla Russia e al Kazakistan, fanno parte della Csto Armenia, Bielorussia, Kirghizistan e Tagikistan.

Le sommosse sono state un «tentativo di golpe» e di «sovvertire l’ordine costituzionale», ha dichiarato il presidente kazako Kassym-Jomart Tokayev, nel suo intervento al vertice. Nel Paese sono entrati in azione «gruppi di militanti armati che aspettavano nell’ombra. L’obiettivo principale è diventato evidente: sovvertire l’ordine costituzionale, distruggere le istituzioni governative, prendere il potere. Stiamo parlando di un tentativo di colpo di stato», ha detto Tokayev. Il presidente ha aggiunto che «militanti stranieri» hanno partecipato all’«aggressione» contro il Kazakistan.

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«Un contingente collettivo di forze di peacekeeping della Csto è stato inviato in Kazakistan e, voglio sottolinearlo, per un periodo di tempo limitato, fintanto che il presidente del Kazakistan ritenga possibile usarlo», ha dichiarato il presidente russo, Vladimir Putin, nel suo intervento al vertice in videoconferenza della Csto. Per il presidente russo i disordini rappresentano «un attacco al paese» e «un atto di aggressione» ideati dall’estero. «Comprendiamo che gli eventi in Kazakistan non sono il primo e non saranno l’ultimo tentativo di interferire negli affari interni dei nostri Stati dall’esterno»,

La Cina ribadisce il suo «fermo sostegno» al Kazakistan per il ritorno alla stabilità e per «la fine delle violenze in un momento critico» per il Paese. Il ministro degli Esteri Wang Yi, nel colloquio telefonico avuto con il suo omologo kazako Mukhtar Tileuberdi, ha accusato «alcune forze esterne» di non volere la pace in Asia centrale. Pechino «è disposta a collaborare con il Kazakhstan per attuare l’importante consenso politico raggiunto dai rispettivi capi di Stato ed è disposta a fare del suo meglio per fornire al Paese il supporto e l’assistenza necessari», si legge in una nota del ministero degli Esteri cinese.

Dopo cinque giorni di blackout, ripristinato Internet ad Almaty, principale città kazaka. Risulta salito ad almeno 164 unità il bilancio delle persone morte nei disordini che hanno scosso il paese questa settimana, 103 delle quali solo ad Almaty. Lo riportano diversi media citando il ministero della Salute. Si tratta di un bilancio che non può essere verificato in modo indipendente. Le autorità avevano fino a domenica denunciato la morte di 26 manifestanti e 16 membri delle forze di sicurezza e più di 2mila persone ferite.

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