ARCHITETTURA

Kengo Kuma firma l’edificio del futuro: zero emissioni, tanto verde e benessere

Sorgerà a Milano, accanto a parco Lambro, l’edificio, che si ispira all’architettura biofilica, firmato dall’architetto giapponese, voluto dalla piattaforma indipendente Europa Risorse e finanziato da un fondo gestito da PineBridge Benson Elliot. Un investimento da 300 milioni di euro

di Paola Pierotti

4' di lettura

Welcome, feeling at work. Ecco il nome del nuovo progetto firmato Kengo Kuma & Associates per Europa Risorse a Milano. Un complesso direzionale con zero emissioni CO2, energie rinnovabili, controllo dei consumi, recupero dell'acqua, con il verde come parte integrante dell’architettura. Per la costruzione si opta per il legno strutturale. L’ufficio biofilico del futuro, così l’ha presentato l’ingegnere Antonio Napoleone presidente di Europa Risorse, un concept studiato per diventare un esempio di architettura organica, capace di coniugare il benessere delle persone con quello del pianeta. Investimento privato dell’ordine dei 300 milioni di euro.

Il progetto, finanziato da un fondo gestito da PineBridge BensonElliot, nascerà a Milano nell’area del Parco Lambro, all’uscita della metropolitana stazione Crescenzago, accanto alle sedi RCS Corriere della Sera. Una partnership già solida a Milano che ha portato ormai quasi una decina di anni fa alla realizzazione del complesso nell’area Maciachini. Sarà un’architettura orizzontale, stratificata in piani e volumi che si confrontano e affacciano sul paesaggio, includendo sia il Parco Lambro che il quartiere circostante. Fuori dal tessuto consolidato, lo sviluppo della Milano contemporanea predilige l’orizzontalità alla verticalità delle torri che hanno popolato in questi anni il cuore del capoluogo lombardo. L’architetto Yuki Ikeguchi, partner di Kengo Kuma and Associates, designer di Welcome, feeling at work, parla di «simbiosi e contatto diretto con la natura. Sarà l’avvio di una nuova era – commenta – in cui l’architettura green interviene per ridefinire l’orizzonte urbano, incrementare la qualità dello spazio cittadino e migliorare le attività pubbliche dell’area. Gli elementi naturali nell'architettura, come vegetazione, luce, aria e legno stimolano i sensi e fanno la differenza sul posto di lavoro, sullo stile di vita e migliorano la salute fisica e mentale, oltre che la produttività».

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Il progettista è stato scelto attraverso una competizione privata, ristretta. I lavori sono già partiti e la consegna dell’opera è prevista entro fine 2024. Alla presentazione, in Triennale, ha partecipato anche l’assessore all’Urbanistica Pier Francesco Maran che ha commentato che «il progetto specifico si inserisce in un quadro di iniziative che stanno cambiando il volto della città nel prossimo decennio. Milano sta investendo oltre la cerchia ferroviaria, con iniziative immobiliari che avranno la stessa qualità e attenzione di quelle in cantiere nel centro consolidato. Qui, non si va a creare un’isola come se non ci fosse la città intorno – ha detto Maran – ma è un tassello di un puzzle, si inserisce e crea un plus per il quartiere e la comunità». L’iter amministrativo è in corso, «sono in fase di valutazione da parte del Comune gli aspetti approvativi – ha detto Maran – ma i diritti edificatori sono ben consolidati. Sono tempi duri ma gli investimenti a Milano non si sono fermati. Quando usciremo da questa crisi pandemica, Milano potrà tornare ad occupare un ruolo centrale tra le città europee».

Alla presentazione dell’operazione privata, pronta a raccontarsi anche alla prossima Biennale di Architettura di Venezia, anche Giuseppe Cappochin, presidente del Cnappc che ha ricordato il contesto internazionale con il “New European Bauhaus”. «L’eccellenza progettuale è da sempre un aspetto di fondamentale importanza in tutti i progetti di sviluppo portati avanti da PineBridge Benson Elliot nell'intento di creare immobili duraturi nel tempo e di altissima qualità che si contraddistinguono per la fruibilità e l’integrazione nel contesto in cui vengono realizzati, con grande impegno nell’ampliare i confini della sostenibilità. Welcome – ha precisato Leopoldo Andreis de Gregorio, principal Head of Italy PineBridge Benson Elliot – è un progetto iconico che si pone l’obiettivo di creare uno spazio di forte identità e visibilità che dialoga e si integra in modo naturale con l’ambiente che lo circonda».

Da più voci il riferimento al post-pandemia che ha accelerato una tendenza già in atto prima del Covid, con un sempre maggior numero di società diventate consce dell'impatto ambientale del design dei loro uffici. Welcome sorgerà quindi nell’ex area Rizzoli, vissuta nel passato ed oggi abbandonata, con l’intento di riqualificare il sito e diventare un catalizzatore capace di riunire persone e natura, per ottenere una migliore qualità di vita e di lavoro. Uffici, auditorium, spazi di co-working, hall riservate agli incontri di lavoro, ma anche ristoranti e lounge, negozi, un supermercato, un’area wellness, luoghi per eventi temporanei e mostre. Un nuovo centro in un contesto ad oggi ritenuto periferico. Oltre 50mila metri quadri di superficie, strutturati in sei corpi inondati di luce naturale e flessibili, stratificati, ruotati e intrecciati tra loro, che digradano come anfiteatri naturali verso il parco.

I materiali? Calcestruzzo per le fondamenta e l’interrato, che fuori terra lascia la scena ad acciaio e legno. Salute e benessere delle persone con target di certificazione Well Platinum; efficienza energetica Leed Platinum. Rispetto delle linee guida anti Covid-19 (Ashrae, Rheva, Aicarr e Rapporto ISS); circolarità nei materiali da costruzione e nel loro utilizzo; nessun combustibile fossile; resilienza ai cambiamenti climatici per un futuro clima-neutro. È su questi pilastri che Welcome gioca la sua carta per coniugare architettura ed ecologia.

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