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Kenya, Ruto eletto presidente ma lo sconfitto Odinga annuncia ricorsi

Il vincitore delle presidenziali ottiene quasi 7,2 milioni di voti: «Io pronto a lavorare con tutti». La commissione elettorale si divide: «Voto opaco»

Aggiornato il 16 agosto 2022 alle ore 15:30

Kenya, William Ruto è stato proclamato presidente, battuto Odinga

2' di lettura

William Ruto è stato annunciato come quinto presidente del Kenya, al termine di controverse elezioni presidenziali accompagnate da accuse di brogli da parte della sua coalizione. Wafula Chebukati, presidente della Commissione elettorale indipendente che si è divisa sull’esito delle urne (quattro membri su sette hanno rifiutato di accettare il risultato) ha affermato che Ruto ha ottenuto quasi 7,2 milioni di voti. Vicepresidente del governo del presidente uscente Uhuru Kenyatta ma rivale della sua coalizione, Ruto ha superato col 50,49% delle preferenze l’ex leader dell’opposizione, Raila Odinga, appoggiato dallo stesso Kenyatta, che ha ottenuto il 48,8 per cento dei voti.

Odinga contesta la sconfitta: «Userò tutte le opzioni legali»

Odinga non ha però accettato il risultato certificato dalla commissione elettorale: in una conferenza stampa trasmessa dalle emittenti nazionali, il leader dell’opposizione ha dichiarato nullo il processo elettorale annunciando che la sua coalizione Azimio La Umoja percorrerà tutte le vie legali possibili per far valere le proprie ragioni. “Il nostro parere è chiaro: i dati annunciati da Chebukati devono essere annullati da un tribunale - ha detto Odinga - A nostro avviso, non c’è né un vincitore legalmente e validamente dichiarato né un presidente eletto”.

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Ruto: «Pronto a lavorare con tutti»

Ruto ha annunciato di voler lavorare con «tutti i leader» del Paese. «Non c’è posto per la vendetta», ha dichiarato il politico, aggiungendo: «Sono assolutamente cosciente che il nostro Paese a questo punto ha bisogno della collaborazione di tutti». Di umili origini, dopo aver venduto polli e noccioline per la strada per pagarsi gli studi, Ruto si è laureato in botanica all’Università di Nairobi e nel 1992 è entrato nei giovani del Kanu, partito di governo del presidente Daniel Arap Moi, esponente della stessa sua etnia, i kalenjin. Ricopre anche il ruolo di Ministro degli Interni. Nel 2002 passa tra le fila del neoeletto presidente Mwai Kibaki e ricopre la carica di ministro dell’Agricoltura. Sorprendentemente però nel 2007 decide di schierarsi con l’opposizione e diventare stratega di Raila Odinga in vista delle elezioni presidenziali, vedendosi chiuso da Kenyatta per il ruolo di vice Kibaki.

Le accuse di brogli nel 2007

È l’anno delle violenze post elettorali scatenate dalle accuse di brogli da parte di Odinga che porteranno a più di 1.100 morti, secondo le stime di Human Rights Watch. La Corte Internazionale accuserà lui e Kenyatta di strage e crimini contro l’umanità. Verranno entrambi assolti nel 2014 e 2016. Alle successive elezioni, nel marzo 2013, torna con la maggioranza come candidato vicepresidente di Kenyatta. Carica confermata dopo le contestate elezioni del 2017, fatte ripetere dai giudici dopo un esposto dell’alleanza di Odinga.

Le dimissioni in Commissione elettorale

Le accuse di brogli, a quanto pare, pesano anche su questa elezione. Prima dell’atteso annuncio del vincitore delle elezioni presidenziali quattro dei sette membri della Commissione elettorale hanno annunciato di non voler prendere atto dei risultati, accusando il processo elettorale di essere stato «opaco». «Non possiamo fare nostro il risultato che sarà annunciato», ha dichiarato la vice presidente della Commissione elettorale indipendente (Iecb), Juliana Cherera, che ha fatto appello alla «calma» ai keniani.

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