filiera italiana

Kering apre a Prato un laboratorio per le analisi tessili

Il gruppo del lusso francese che controlla, tra gli altri, Gucci, considera strategici i test di tipo chimico, fisico e biologico per garantire trasparenza e sostenibilità e per superare eventuali barriere all’export

di Silvia Pieraccini

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Il gruppo del lusso francese che controlla, tra gli altri, Gucci, considera strategici i test di tipo chimico, fisico e biologico per garantire trasparenza e sostenibilità e per superare eventuali barriere all’export


2' di lettura


Le analisi su tessuti, pellami, abiti o gioielli sono ormai un’attività strategica per le aziende della moda, sia per superare le barriere doganali all’export, sempre più complicate e mutevoli, che per certificare la sostenibilità dei prodotti e valorizzare la comunicazione e il marketing aziendali. Ecco perché il gruppo francese del lusso Kering, che possiede tra gli altri il marchio Gucci, ha deciso di investire in questo campo: aprirà a Prato - nella prima metà del 2021 - un nuovo laboratorio di analisi e consulenze per la filiera moda.

Test di tipo fisico e non solo
Il laboratorio si chiamerà Til (Test & innovation laboratory) e farà test di tipo chimico, fisico e biologico su prodotti finiti, semilavorati e materie prime, in particolare per i settori dell’abbigliamento, della pelletteria, delle calzature, dell’orologeria, della gioielleria e dell’occhialeria. Tra i test effettuati ci saranno anche le verifiche della conformità dei prodotti finiti e degli aspetti di sostenibilità dei processi e dei prodotti stessi.

Perché a Prato
La scelta di insediarsi a Prato, in un palazzo del centro, si spiega non solo con la tradizione tessile della città, ancora oggi uno dei principali distretti europei della moda, ma soprattutto con lo spazio di mercato lasciato libero dal BuzziLab, il prestigioso laboratorio dell’Istituto tecnico industriale statale Buzzi (la scuola di riferimento del distretto tessile) che fino al settembre scorso effettuava le analisi sui tessuti per decine e decine di marchi della moda, tra cui quelli del gruppo Kering. Poi il preside ha chiuso l’attività di analisi conto terzi realizzata dalla scuola per l’incertezza sulla sua natura giuridica (che ha dato luogo anche a una inchiesta della magistratura), è scoppiato un putiferio e si sono moltiplicate le promesse di salvataggio del laboratorio. Tutto vano. Anche la proposta di Claudio Marenzi, presidente di Confindustria Moda, di rilevare il BuzziLab attraverso Sistema moda Italia per inserirlo in una rete di laboratori tessili a servizio dell’intero sistema moda è caduta nel vuoto.

La riconversione del BuzziLab
Ora le competenze del BuzziLab passeranno a Kering che si è assicurato diversi ex-dipendenti (tra cui il direttore Giuseppe Bartolini) del laboratorio del Buzzi, «per lungo tempo – afferma il gruppo francese - realtà di riferimento del settore per l’esecuzione di test di conformità a livello locale e nazionale». Til punta ora a diventare «un nuovo polo di eccellenza al servizio dei marchi del Gruppo Kering e delle aziende manifatturiere locali, nazionali e internazionali che vorranno avvalersi dei servizi». Dunque il laboratorio lavorerà anche per l’esterno.
Per il gruppo francese è un modo per «confermare la strategicità della presenza in Italia» e il «continuo desiderio di investire in competenze tecniche e manageriali nel nostro Paese».

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