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Kering brilla a Parigi dopo i conti . Presto per bilancio su effetti coronavirus

In Cina la metà dei negozi del gruppo sono chiusi e negli ultimi giorni è stato registrato un forte calo delle vendite e delle presenze nei negozi. Gucci si conferma come il marchio di punta del colosso del lusso

di Eleonora Micheli

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(REUTERS)

In Cina la metà dei negozi del gruppo sono chiusi e negli ultimi giorni è stato registrato un forte calo delle vendite e delle presenze nei negozi. Gucci si conferma come il marchio di punta del colosso del lusso


2' di lettura

Kering in rialzo alla Borsa di Parigi nel giorno della diffusione dei conti del 2019 e nonostante la società abbia indicato di avere registrato un forte calo delle vendite in Cina negli ultimi dieci giorni. I titoli guadagnano oltre il 2% sui 576 euro. Solo a metà gennaio avevano toccato un top a 610 euro. Il timore del coronavirus ha tuttavia fatto scivolare le quotazioni. Del resto anche il numero uno del gruppo, François-Henri Pinault, ha dichiarato che in Cina la metà dei negozi del gruppo sono chiusi e negli ultimi giorni è stato registrato un forte calo delle vendite e delle presenze nei negozi. Per adesso, però, ha detto l'imprenditore, è presto per fare bilanci.
Intanto oggi Kering ha annunciato di avere registrato ricavi pari a 15,8 miliardi di euro, in progresso del 16,2% o del 13,3% a tassi costanti. L’ebitda è migliorato del 18,3% a 6 miliardi. E’ migliorato anche l’ebitda margin spingendosi al 37,9%. L’utile netto si è attestato a 2,3 miliardi, in calo del 37,4% risentendo sia della multa pagata al Fisco italiano, sia del confronto con il 2018 che aveva visto la plusvalenza da 1,1 miliardi legata allo scorporo Puma. L’anno scorso le vendite del gruppo sono andate bene in tutte le aree geografiche, anche in Asia Pacifico dove il rialzo è stato del 20,4% nonostante la grave situazione a Hong Kong. In Europa la crescita è stata del 13,7% in America del Nord del 6,7 e in Giappone del 5,9% nonostante la frenata negli ultimi mesi dell’anno a causa del rialzo dell’Iva.
Gucci si conferma il marchio di punta del gruppo
Gucci rimane il marchio di punta: nel 2019 ha registrato vendite per 9,6 miliardi, in progresso del 16,2% o del 13,3% a tassi costanti. Dal 2016 al 2019, la casa fiorentina ha più che raddoppiato il proprio giro d'affari, grazie alle collezioni di Alessandro Michele, nominato direttore artistico nel 2015. La casa della doppia G ha inoltre realizzato 3,9 miliardi di euro di risultato operativo, in miglioramento del 19,8%. L’ebitda margin è salito al 41%. Yves Saint Laurent ha realizzato ricavi per 2 miliardi (+17,5% o +14,4%) e un risultato operativo di 562,2 milioni in rialzo del 20%, con un margine al 27,4%. L’anno scorso è tornata a crescere anche Bottega Veneta con ricavi per 1,1 miliardi (+2,2% o +5,3%), grazie alle collezioni di Daniel Lee, che hanno spinto le vendite nell’ultima parte dell’anno. Il risultato operativo è calato a 215,2 milioni, ma il margine è migliorato al 18,4%. Con altri marchi il gruppo ha registrato un giro d’affari di 2,5 miliardi (+20,3% o +17,8%), grazie soprattutto a Balenciaga e Alexander McQueen. Il risultato operativo complessivo è stato di 317,7 milioni (+42,1%). La società ha inoltre incassato ulteriori 500 milioni di ricavi (+18,2%) attraverso altri business tra i quali l’attività di occhialeria. Equita raccomanda di acquistare le azioni per le quali prevede un target di prezzo a 610 euro, alla luce dei risultati pubblicati oggi e risultati sopra le attese, sia a livello di ricavi, sia a livello di margini.
(Il Sole 24 Ore Radiocor)

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