Logistica

Kering a Novara con il polo gigante che consegnerà il lusso nel mondo

Hi-tech e sostenibile, il più grande investimento di sempre in Italia. Il direttore generale Palus: «Qui le basi per la nostra crescita»

di Chiara Beghelli

3' di lettura

A prima vista sembra un lago, ma quella distesa specchiata è una superficie di oltre 160mila mq, pari a 20 campi da rugby, di pannelli solari. Questa immagine è utile a capire le dimensioni del nuovo hub logistico di Kering nelle campagne di Trecate, cittadina di 20mila abitanti in provincia di Novara, presentato ieri in concomitanza con la chiusura della prima fase della sua realizzazione: il primo dei due edifici, circa 60mila mq, è in funzione da marzo 2020, e il secondo, di oltre 100mila, lo sarà a settembre. Il sito sarà a pieno regime entro la fine del 2022, e i 250 dipendenti di oggi saliranno a circa mille.

Maxi investimento Kering in Italia

«È il più grande investimento di sempre da parte di Kering in Italia», spiega Jean-François Palus, direttore generale del gruppo. L’entità di tale impegno non è stata svelata, ma il canone di affitto va proporzionato ai 200 milioni con cui nel luglio scorso il gruppo tedesco Dws lo ha acquistato da Logistics Capital Partners, nell’area che diventerà il più grande parco logistico d’Italia. «Negli ultimi dieci anni Kering è cresciuta molto e molto velocemente – aggiunge il manager –. Con questo investimento poniamo le basi per il nostro futuro sviluppo, in una zona strategica, fra Milano, dove si trova la nostra sede in Italia e molti dei nostri negozi, l’aeroporto di Malpensa e l’autostrada più importante del Nord Italia».

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Il sito avrà la certificazione Leed, postazioni di lavoro ergonomiche, aree relax, sistemi di ventilazione e mantenimento umidità ottimale; l’eccedenza di energia prodotta dai pannelli fotovoltaici, che con una capacità di 12,7 Megawatt formano uno dei più grandi tetti solari d’Europa, saranno immesse nella rete italiana.

Consegne in tempi record

Da Trecate partiranno fino a 80 milioni di pacchi verso 80 Paesi e saranno stoccati fino a 20 milioni di pezzi. Grazie a sistemi di automazione intelligente, i tempi di lavorazione di un ordine sono stati abbattuti a meno di tre ore e i tempi di consegna dimezzati, a vantaggio sia dei clienti degli e-store sia delle boutique dei marchi del gruppo. Le vendite digitali, infatti, sono sempre più importanti anche per il gruppo francese, che nel 2020 le ha viste salire del 67,5% e generare il 13% dei suoi ricavi. «Anche durante il lockdown, grazie a strumenti molto innovativi, i negozi sono riusciti a vendere. Questo è il presente. Per il futuro vedo una grande crescita del second hand, motivo per cui abbiamo investito nella piattaforma di resale Vestiaire Collective (della quale Kering detiene il 5% delle quote, ndr)». Il boom dell’e-commerce ha portato Kering a ridisegnare completamente la mappa della sua logistica.

Anche hub in America, Medio Oriente, Asia

L’hub di Trecate ha sostituito quasi interamente i 20 magazzini che il gruppo aveva in Svizzera, diventati troppo piccoli e obsoleti (ma alcuni resteranno attivi, dedicati probabilmente agli orologi); a fine 2020 è stata inaugurata la sede di Wayne, nel New Jersey, che serve il Nord America; da poche settimane è attivo l’hub di Dubai, dedicato al Medio Oriente, mentre a Singapore avrà sede quello per la cruciale area asiatica. L’Italia, però, resta un Paese di primaria rilevanza strategica per Kering: «Anzi, ha più importanza di ogni altro – prosegue Palus –. Abbiamo investito molto nelle manifatture: quest’anno in Toscana, a Cerreto Guidi, aprirà quella dedicata alla pelletteria di Balenciaga, mentre fra la fine del 2022 e l’inizio del 2023 sarà inaugurato l’Atelier Maroquinerie di Saint Laurent a Scandicci. Finora abbiamo investito nell’artigianato italiano, e in diverse regioni: con il polo di Trecate coinvolgeremo anche altre capacità,legate appunto alla logistica. Nella zona che abbiamo scelto ne troveremo in abbondanza».

Un quarto dei dipendenti del gruppo, 11mila su un totale di 38mila, lavora in Italia, e dei tre principali marchi del gruppo – Gucci, Saint Laurent e Bottega Veneta – due sono italiani, come tutti italiani sono i loro ceo (Marco Bizzarri, Francesca Bellettini e Bartolomeo Rongone). E non si escludono ancora altri investimenti, se l’evoluzione delle vendite lo richiederà: entro 5-10 anni potrebbe esserci bisogno di nuove aree da esplorare.

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