ServizioContenuto basato su fatti, osservati e verificati dal reporter in modo diretto o riportati da fonti verificate e attendibili.Scopri di piùACCORDO CON L’AGENZIA DELLE ENTRATE

Gucci, Kering paga al fisco italiano 1,25 miliardi e chiude il caso

di Angelo Mincuzzi

(Afp)

3' di lettura

Il gruppo Kering pagherà all’Agenzia delle Entrate 1,250 miliardi di euro per porre fine a un maxicontenzioso fiscale nato da una indagine della Guardia di Finanza. La Gdf aveva contestato al gruppo francese del lusso, controllato dal miliardario Francois-Henry Pinault, una presunta evasione fiscale da circa 1,4 miliardi di euro con ricavi non dichiarati per 14,5 miliardi. Le contestazione erano mosse alla controllata svizzera Luxury Goods International SA (Lgi).

L’accordo - il più alto del genere mai firmato in Italia - era stato anticipato dal Sole 24 Ore lo scorso 25 aprile. La definizione della controversia, «contraddistinta da un'analisi approfondita e da spirito collaborativo» scrive il gruppo francese in una nota, ha riconosciuto sia l’esistenza di una stabile organizzazione in Italia nel periodo 2011-2017, con relativa attribuzione di utili, sia i prezzi di trasferimento praticati da Lgi nel medesimo periodo con la consociata italiana Guccio Gucci Spa e contestati dal Nucleo di Polizia economico-finanziaria della Guardia di Finanza di Milano.

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L’accordo, scrive sempre il gruppo francese (che è stato assistito dallo studio Maisto & Associati) «comporterà il pagamento di una maggiore imposta pari a 897 milioni di euro, oltre a sanzioni e interessi per un totale pari a 1,25 miliardi di Euro. Sulla base di una stima iniziale, l'effetto di tale transazione sul bilancio consolidato di Kering del 2019 sarà pari a circa 600 milioni di Euro di imposte addizionali sul conto economico e di circa 1.250 milioni di Euro di flusso di cassa negativo sul rendiconto finanziario».

Il gruppo Kering controlla alcuni tra i più famosi marchi di moda, pelletteria, gioielli e orologi: Gucci, Saint Laurent, Bottega Veneta, Balenciaga, Alexander McQueen, Brioni, Boucheron, Pomellato, Dodo, Qeelin, Ulysse Nardin, Girard-Perregaux e Kering Eyewear. È un gigante internazionale del lusso, con un fatturato di 13,6 miliardi di euro nel 2018 (+26,3% rispetto all'anno precedente) e un Ebitda di 4,4 miliardi (+42%).

Il marchio Gucci genera da solo il 63% dei ricavi del gruppo. L'utile netto è salito nel 2018 a 3,7 miliardi (+108,1%), portando l'utile per azione a 29,49 euro contro i 14,17 euro del 2017.

L'inchiesta penale sulla presunta evasione fiscale, coordinata dal sostituto procuratore della Repubblica di Milano Stefano Civardi, è stata chiusa alla fine dello scorso novembre. Nelle indagini risultano indagati per omessa dichiarazione dei redditi l'amministratore delegato e presidente di Gucci (il marchio più importante del gruppo Kering) Marco Bizzarri e il suo predecessore Patrizio Di Marco.

Al termine del “processo verbale di constatazione”, il Nucleo di polizia economico finanziaria della Guardia di Finanza di Milano aveva contestato il mancato pagamento delle tasse in Italia tra il 2011 e il 2017 grazie a «una stabile organizzazione occulta» costituita appunto dalla società svizzera Luxury Goods International, che ha sede a Cadempino, nel Canton Ticino: in questo modo il gruppo Kering avrebbe evitato di pagare le tasse sulla commercializzazione in Italia di prodotti Gucci, pagando soltanto le imposte svizzere a un tasso inferiore al 9%.

La procura ha contestato a Kering l'articolo 5 del decreto legislativo 74/2000 (omessa dichiarazione dei redditi) sostenendo la tesi dell'esistenza di una stabile organizzazione occulta in Italia. Circostanza sempre smentita dal gruppo del lusso francese.

Secondo la ricostruzione dei magistrati, la Guccio Gucci Spa, che ha sede a Firenze e che detiene il controllo del marchio, avrebbe concesso lo sfruttamento del brand alla Luxury Goods International svizzera (anch'essa del gruppo Kering), che si sarebbe occupata della commercializzazione dei prodotti Gucci nel mondo. Gli investigatori delle Fiamme gialle avrebbero però accertato che la maggior parte delle funzioni di commercializzazione dei prodotti non avvenivano in Svizzera ma a Milano, dove ha sede l'unità locale della Guccio Gucci. E su quegli introiti, dunque, il gruppo Kering avrebbe dovuto pagare le tasse in Italia e non in Svizzera.

Nel dicembre 2017, all'inizio delle indagini, la Guardia di Finanza aveva perquisito le sedi di Firenze e di Milano della Gucci. Poi l'inchiesta è proseguita fino alla chiusura del 27 novembre 2018. Adesso il maxirisarcimento che verrà versato con la definizione dell'accordo fiscale, dovrebbe consentire di ridurre il peso dell'inchiesta penale.

(aggiornato il 10 maggio 2019 alle ore 9.10)

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