a ivrea la terza edizione di «SUM»

Kermesse di Casaleggio in tono minore. Attacco M5S al Garante privacy

di Manuela Perrone


M5s, Casaleggio: la multa a Rousseau un attacco politico

4' di lettura

La prima kermesse di Casaleggio con il M5S al Governo va in scena a Ivrea in tono minore: pochi i parlamentari e i ministri presenti, nessuna grande azienda, una manciata di lobbisti, tanti posti vuoti. Un peccato, vista la grande qualità degli ospiti chiamati a dibattere sul futuro. A vivacizzare l’atmosfera soltanto l’attacco esplicito di Davide al Garante della privacy, che ha appena comminato una multa di 50mila euro all’Associazione Rousseau per la persistente «vulnerabilità» della piattaforma: «Penso che questo intervento dica solo una cosa - afferma dal palco il figlio del cofondatore del Movimento abbandonando il consueto aplomb -: che a capo dell’Authority non può starci un ex capogruppo del Pd, ma neanche un politico in generale. Ci deve essere un professionista che mantenga la propria autonomia».

Soro: «Se ha rilievi Casaleggio ricorra al giudice»
La replica di Soro non si fa attendere, glaciale: «Non ho intenzione di fare polemica con alcuno, né ho bisogno di dimostrare la mia indipendenza di giudizio né quella delle mie colleghe nell'esercizio del mandato del Garante. Fanno fede i provvedimenti emessi in questi sette anni». Poi l’affondo: «Se il dottor Casaleggio ha rilievi da muovere può ricorrere, come previsto dalla legge, al giudice ordinario».

Di Maio: «Soro in scadenza, ora un non politico»
Ad affondare il colpo nei confronti di Soro è anche, a margine dell’evento, il vicepremier M5S Luigi Di Maio: «Tra le nomine in scadenza c’è anche quella del Garante della privacy. Ci adopereremo per individuare una figura al di sopra di qualsiasi sospetto. Qui il sospetto è politico, anche perché il Garante è un politico del Pd». Parole dure, che servono a Di Maio anche per fugare le voci di dissapori con Casaleggio (il leader M5S segue in prima fila seduto proprio accanto a Davide) sulla scelta dei cinque capilista per le elezioni europee del 26 maggio.

Il confronto sui capilista
I nomi arriveranno a breve, assicura Di Maio, negando dissidi con Casaleggio e con Beppe Grillo. La soluzione cui si starebbe lavorando prevede un mix tra figure interne al Movimento - come il vicepresidente del Parlamento europeo, Fabio Massimo Castaldo, recordman di preferenze alle europarlamentarie, che si limita a confermare la sua disponibilità a lavoorare «negli interessi dei cittadini e dell’Italia» - e volti noti, che possano risultare attraenti per l’elettorato.

Si dibatte di futuro, ma i dubbi sono sul presente
Mentre sul palco si dibatte di futuro (intelligenza artificiale, blockchain, smart city, tutti temi cari a Casaleggio e a Di Maio), la curiosità è tutta per il presente. Risuona l’eco dello scontro a distanza con Matteo Salvini sul negazionismo della Shoah, con il leader M5S che ribatte evocando l’importanza della memoria. Ai ministri e ai sottosegretari presenti - Giulia Grillo, Alberto Bonisoli, Laura Castelli, Vito Crimi, Stefano Buffagni, Mattia Fantinati, Angelo Tofalo e Manlio Di Stefano - i cronisti chiedono del Def, dei rapporti tra gli alleati gialloverdi, della crisi con Tria, della matassa risparmiatori che lunedì toccherà al premier Giuseppe Conte sbrogliare. C’è Gianluigi Paragone, il senatore candidato dal Movimento a presiedere la commissione parlamentare sulle banche. C’è la sindaca di Torino Chiara Appendino. Ci sono i soci dell’Associazione Rousseau Max Bugani ed Enrica Sabatini, il capogruppo al Senato Stefano Patuanelli, i parlamentari della vecchia guardia: Alberto Airola, Sergio Puglia, Sergio Battelli, Roberta Lombardi (ora capogruppo in Regione Lazio). Scarseggia però l’entusiasmo palpabile lo scorso anno, quando il M5S era reduce dal 32% di voti alle politiche. Adesso si tira un sospiro di sollievo quando i sondaggi quotano il Movimento al 23% per le europee. E così «Sum» diventa lo specchio dell’anima Cinque Stelle: fiaccata dalla prova di Governo. Stride con i presagi in platea il futuro luminoso che riecheggia dal palco, dove tra gli altri spiccano gli interventi di Giorgia Abeltino di Google, dell’informatico italiano premio Turing, Silvio Micali, in forze al Mit di Boston e di Francesca Bria, assessora all’Innovazione nella giunta della sindaca di Barcellona Ada Colau.

Bernabè promuove Via della Seta e reddito di cittadinanza
Un assist giunge da Franco Bernabè. L’accordo con la Cina? «Non penso ci sia niente di male», risponde l’ex amministratore delegato di Telecom Italia, oggi presidente della Commissione italiana per l’Unesco, intervistato da Luisella Costamagna. «La Germania si è mossa moltissimo tempo fa, l’Italia è stata ondivaga». Il reddito di cittadinanza? «Lo universal basic income è un tema di attualità in tutti i Paesi. L’Italia ha avuto scarsa attenzione alla povertà e ha concentrato le risorse sulle pensioni. Forse lo si poteva chiamare diversamente. E mi chiedo se non fosse il caso di finanziarlo togliendo gli 80 euro». Sulle infrastrutture il manager ha le idee chiare: il problema non è di innovazione, ma di processi e competenze per gestire appalti complessi, via via peggiorate. «Bisogna restituire agli enti locali la capacità di spesa». E «il Sud ha bisogno di maggiore presenza dello Stato». Ma quando gli viene chiesto quale suggerimento dare al Governo ironizza: «Hanno già problemi così».

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