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Ketty La Rocca: la difficile arte di essere artiste

L'attenzione della critica si sta progressivamente focalizzando sulle artiste che hanno animato il dibattito culturale tra la fine degli anni '60 e la metà degli anni '70

di Amedeo Di Trapani e Valentina Longo*

3' di lettura

Ketty La Rocca (1938–1976) è stata una delle protagoniste indiscusse del periodo compreso tra la fine degli anni Sessanta e la metà degli anni Settanta. La sua ricerca artistica ha seguito di pari passo la sua vita, rimanendo fuori dalle dinamiche di mercato e arrestandosi con la sua prematura morte.
Fin dagli esordi, Ketty La Rocca si è avvicinata alla Poesia visiva, collaborando con il Gruppo 70: al centro della sua riflessione c'è stata la figura della donna e la sua condizione subalterna nella società maschilista dell'epoca. Attraverso l'utilizzo di media differenti, l'artista ha sperimentato una pluralità di strategie espressive, portando avanti con decisione e coerenza un'indagine antropologica sul rapporto uomo - donna. Per questo motivo ogni opera ha la sua importanza: dalla poesia visiva alla ricerca fotografica, dalla performance al volantinaggio. Ketty La Rocca è un'artista degli anni '70 che sa essere sempre contemporanea.

Il mercato primario

Si sviluppa principalmente all'estero, per scelta del figlio Michelangelo Vasta, che ha affidato il suo lascito alle gallerie Amanda Wilkinson Gallery a Londra e alla Kadel Willborn di Düsseldorf. La scelta di sviluppare il mercato internazionale piuttosto che quello nazionale ha dato maggior risalto e prestigio alle opere dell'artista, portando così ad un ulteriore incremento dei prezzi anche nell'ambito del mercato secondario. Pochi gli scambi in asta, come emerge dai dati riportati da Artnet, nel secondo decennio degli anni 2000 si è registrato un aumento dei prezzi raggiunti all'asta. Nel 2019, per esempio, l'opera «Una fotografia» del 1974 è stata battuta all'asta a 12mila euro da Martini Studio Arte . Nel 2017, invece, l'opera «Senza titolo» del 1974 è il top lot dell’artista battuto a 17mila euro sempre dalla stessa casa d’asta.

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Il collezionismo

L'intensa coerenza poetica della produzione artistica di Ketty La Rocca ha attirato l'attenzione di molteplici collezionisti, tra i quali lo storico dell'arte Giuseppe Garrera, che possiede diverse opere dell'artista, tra cui la fotografia Ketty La Rocca con la scultura «J» che Ketty La Rocca consegnò alla sua collega artista e curatrice Mirella Bentivoglio come suo congedo, esposta già in diverse occasioni.«Ketty La Rocca è stata una figura molto interessante - afferma Garrera, - che ha condotto una delle ricerche più radicali e serie del panorama dell'arte degli anni Sessanta e Settanta». Nonostante ciò, sussistono dei problemi inerenti al collezionismo delle sue opere: in primo luogo, opere come i volantini che sono difficili da reperire, perché non rientrano nel mercato. In secondo luogo la ristretta produzione artistica di Ketty La Rocca potrebbe allontanarla dal mercato. Molte delle sue opere fondamentali sono già presso i collezionisti attenti, ci potrebbe essere un mercato di seconda mandata se chi l’ha acquistata a suo tempo decidesse di rivendere opere considerate importanti. Ad oggi, l'interesse per l'artista italiana è confermato dalle recenti mostre che si sono svolte nell'ultimo anno. L'esposizione personale, che ha avuto luogo alla Kunsthalle di Friburgo “Dal momento in cui…”, ha visto come protagonisti i collage degli anni Sessanta, caratterizzati dalla denuncia dell'uso dell'immagine femminile da parte dei media. Il 24 ottobre è stata, invece, inaugurata l'esposizione collettiva “Con lievi mani, artiste tra le pagine dei libri nella Collezione Luciano De Donati”, al Museo Centro Culturale sant'Agostino di Crema, ora chiuso e visitabile in formato digitale. Altra mostra collettiva inaugurata ad ottobre è “Coazione a mostrare. Omaggio a Romana Loda”, che ha avuto luogo alla Galleria dell'Incisione di Brescia. Entrambe le esposizioni mettono in risalto il contributo delle artiste in un'epoca in cui, come confidava la stessa La Rocca in una lettera indirizzata a Lucy Lippard nel '75: ” Ancora, in Italia almeno, essere una donna e fare il mio lavoro è di una difficoltà incredibile.”

*Allievi della XVIII edizione del Master in Economia e Management dell'Arte e dei Beni Culturali di Milano - 24Ore Business School

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