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Kidiliz in amministrazione giudiziale, 600 dipendenti a rischio in Italia

In agitazione il quartier generale in provincia di Modena del gruppo francese licenziatario di marchi come Catimini e Absorba rilevato due anni fa dal colosso cinese Semir: ma il piano di rilancio è fallito

di Ilaria Vesentini

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In agitazione il quartier generale in provincia di Modena del gruppo francese licenziatario di marchi come Catimini e Absorba rilevato due anni fa dal colosso cinese Semir: ma il piano di rilancio è fallito


3' di lettura

Non si sa ancora nulla sul potenziale cavaliere bianco che potrebbe salvare il gruppo francese di moda per bambini Kidiliz e i suoi 2.600 dipendenti, di cui oltre 600 in Italia. Lo scorso 15 ottobre si sono chiusi i termini per presentare le offerte di acquisto all'amministrazione giudiziaria di Parigi, che dal 10 settembre gestisce la multinazionale, fondata nel 1962 dalla famiglia Zannier a Saint-Chamond e dal 2018 controllata del colosso pubblico Zhejiang Semir Garment Company (quotata a Shanghai, 2,5 miliardi di euro di giro d'affari). Nel frattempo in Italia i sindacati Filcams, Fisascat e Uiltucs hanno indetto questa settimana lo stato di agitazione in tutto il territorio nazionale, a partire da Spilamberto (Modena), dove Kidiliz ha il quartier generale tricolore e dove nei giorni scorsi gli scioperi hanno raccolto adesioni bulgare.

Una rete di 150 negozi di moda junior

La vicenda transalpina sta facendo tremare più di 600 famiglie nel nostro Paese, secondo mercato per importanza del gruppo della Loira proprietario o concessionario di marchi famosi per bambini - Z Generation, G Star Raw, Catimini, Kenzo Kid, Paul Smith Junior, Absorba, distribuiti in Italia attraverso una capillare rete di 150 negozi lungo tutto lo Stivale. Gli organici sono già stati peraltro pesantemente ridimensionati negli ultimi due anni (200 posti di lavoro in meno) nonostante il fatturato tra Alpi e Sicilia sia rimasto tutto sommato stabile attorno ai 90 milioni di euro. «Informazioni frammentate e tardive caratterizzano questa delicata vertenza – sottolineano Filcams, Fisascat e Uiltucs - dovute anche alla non condivisibile decisione aziendale di non aprire una procedura concorsuale omologa in Italia. Le lavoratrici si vedono sospese parte delle retribuzioni e degli istituti contrattuali e nel mentre è già a rischio la continuità operativa dei punti vendita poiché sono state bloccate le consegne delle merci».

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I sindacati chiedono l'intervento del Governo

«Vista l'attuale situazione riteniamo assolutamente necessaria e urgentissima l'apertura di un tavolo al Mise a tutela delle tante lavoratrici che chiedono risposte rispetto al proprio destino occupazionale e a quello aziendale», dichiara Cinzia Pinton della Filcams Cgil di Modena.

Il mancato rilancio dal colosso cinese

Presente in 80 Paesi, principalmente in Europa e Asia, il gruppo Kidiliz ha oggi una rete di 900 negozi propri di cui 430 in Francia e numerosi partner commerciali che rappresentano mille corner e 9.100 negozi distribuiti nei cinque continenti. Ha chiuso 2019 con un fatturato di 388 milioni di euro (il 62% realizzato in Francia). Passando nel 2018 alla proprietà cinese Semir, Kidiliz avrebbe dovuto avviare una stagione di rilancio «e invece dopo un rapido peggioramento, la situazione è precipitata nel giro di poche settimane - segnala la Filcams-Cgil emiliana - . Già ora la continuità operativa dell'azienda è in dubbio, mentre le lavoratrici si vedono sospesa parte delle retribuzioni e degli istituti contrattuali». E i colleghi della Uiltucs Toscana riferiscono che nei 16 negozi in regione «i dipendenti sono costretti a mostrare per la vendita la merce estiva perché non ci sono nuovi arrivi: questo aumenta la situazione di incertezza. La tensione è alta: alle domande continue dei clienti, i lavoratori non riescono a dare risposta perché non ne hanno, l'azienda non ne dà», spiega il segretario generale Marco Conficconi, che chiede all'azienda risposte in tempi brevi per non scatenare un duro percorso di lotta sindacale in un momento tanto critico per tutta l'economia occidentale.

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