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Kiko spinge su etica e web

L'ad Scocchia: «Ambiente e responsabilità sociale i pilastri per la ripartenza»

di Marika Gervasio

2' di lettura

«In un momento di crisi è fondamentale che chi guida un’impresa integri la creazione di valore economico con i valori etico-sociali, perseguendo una meta che non è il puro guadagno, ma il benessere di tutti gli attori della catena». Ne è convinta Cristina Scocchia, amministratore delegato di Kiko: «Chi è a capo di un’azienda dovrebbe fare una sorta di giuramento che leghi il suo agire al rispetto di un codice etico e morale più elevato».

Questo per Kiko significa, in primo luogo, impegnarsi a salvaguardare tutti i posti di lavoro e, allo stesso tempo, avviare un piano quinquennale di Csr, Kiko Kares, per un impatto sociale e ambientale positivo. «Nel 2018 abbiamo introdotto la collezione Green Me, una linea di prodotti con formulazioni e packaging con altissime percentuali di ingredienti di origine naturale – racconta l’ad -. Ora siamo pronti per obiettivi più sfidanti: entro il 2025 il 100% dei nostri fornitori dovrà rispettare alti standard di responsabilità sociale e ambientale ed entro la stessa data il 50% dei nostri packaging dovrà essere sostenibile. Inoltre, entro un anno il 100% degli imballaggi dell’e-commerce sarà plastic free e avremo ridotto del 50% l’uso della plastica nei nostri espositori».

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Sul fronte della responsabilità sociale, invece, a gennaio 2021 l’azienda cosmetica ha iniziato a collaborare con Fondazione Umberto Veronesi mettendo a disposizione i suoi negozi e il personale per una campagna di divulgazione scientifica che ha raggiunto 3 milioni di donne. Ha inoltre offerto l’opportunità alle 2.500 dipendenti donne di eseguire un Pap test gratuito e finanziato due borse di studio annuali per due giovani ricercatrici. Ancora, ha supportato Aibi e le donne vittime di violenza offrendo loro corsi di make up per aiutarle a prendersi cura di sé . Infine, ha donato 1 milione di prodotti, per un valore commerciale di 8 milioni, al Banco Alimentare.

«La ripresa è palpabile – aggiunge Scocchia -. Dopo il primo trimestre, che si è chiuso con una contrazione delle vendite di oltre un terzo, in linea con il 2020, il secondo trimestre ha segnato il dimezzarsi della perdita con un -15% rispetto al 2019 per un valore di 140 milioni di euro, per poi tornare in positivo a giugno e luglio, con un luglio che segna un +10% rispetto al 2019 a oltre 70 milioni di euro. In questo scenario, un pilastro è stato l’e-commerce. Questo canale, che valeva il 3,5% del nostro fatturato nel 2017 e il 7% nel 2019, oggi ha raggiunto una quota del 22%. La crescita è esponenziale in tutti i paesi ma in particolare in Cina, su Tmall in questo semestre abbiamo registrato un incremento delle vendite del 140%».

L’azienda conferma il piano triennale 2021-2023 che prevede cento aperture l’anno soprattutto in Asia e Medio Oriente. Delle cento inaugurazioni previste per quest'anno, 30 sono già state realizzate nel primo semestre. «In questa fase della pandemia siamo artefici del nostro destino – commenta l’ad -. Sappiamo quanto ci sia costata cara la mancanza di prudenza di un anno fa. Oggi abbiamo due armi in più rispetto alla scorsa estate: la consapevolezza di quanto gravi siano le conseguenze di “un liberi tutti” prematuro e soprattutto il vaccino».

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