aziende al tempo del covid

Kiton: «Per riaprire i negozi servono regole chiare e facili da attuare»

Risponde Antonio de Matteis, ad dell'azienda campana che ha 60 monomarca nel mondo. In Cina ad aprile vendite in linea con il 2019

di Vera Viola

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Risponde Antonio de Matteis, ad dell'azienda campana che ha 60 monomarca nel mondo. In Cina ad aprile vendite in linea con il 2019


3' di lettura

Antonio De Matteis è l'amministratore delegato del gruppo Kiton. Un gruppo specializzato nella produzione di moda maschile, e da qualche anno anche femminile, di alta qualità, secondo il motto del fondatore, Ciro Paone: «il meglio del meglio del meglio». Oggi Kiton ha 850 dipendenti, nel 2019 ha realizzato un fatturato di 135 milioni, e conta 60 negozi monomarca nel mondo.

Sul fronte produttivo avete chiesto una deroga per le strutture produttive o siete completamente fermi?
Noi siamo completamente fermi in tutti i nostri cinque siti produttivi. La Kiton produce solo ed esclusivamente in Italia. Per quanto riguarda i negozi monomarca, ne abbiamo 60 nel mondo e oggi sono stati riaperti solo i dieci in Cina.

Quali misure avete adottato per i lavoratori come conseguenza del lockdown?
I lavoratori, nel mese di marzo non sono stati messi in cassa integrazione ma hanno usufruito, su nostro invito, di ferie arretrate o da fare. Abbiamo preferito questa soluzione per evitare , come è successo in altri casi, che riscuotessero lo stipendio con molto ritardo. Per il mese di aprile, invece, abbiamo fatto ricorso alla cassa integrazione, ma abbiamo dato la possibilità di chiedere acconti sulla tredicesima al fine di fornire le risorse finanziarie per far fronte a tutti i loro impegni.

Un look della collezione primavera estate e (a destra) l'ad di Kiton Antonio de Matteis

Vi siete attrezzati con l'e-commerce? Se sì, praticando che tipo di sconti?
No, per il momento non abbiamo attivato il canale del commercio on line, anche se lo stavamo già studiando e speriamo che, da settembre, saremo on line almeno con i nostri negozi diretti. In Cina dove ormai abbiamo riaperto dalla seconda settimana di marzo la maggior parte delle vendite avviene attraverso video chiamate con i consumatori finali. A questo proposito considero l'esperienza in Cina utile per gli altri Paesi tra cui l'Italia che si accingono a ripartire. Si lavora osservando norme precise con rigore: ingressi scaglionati nei negozi, tutti con mascherine e guanti di cui siamo forniti puntualmente, disinfestazioni frequenti. Penso che sia importante che vengano fissate regole attuabili, se si impone l'impossibile salta tutto. A marzo in Cina per noi è andata molto bene e ad aprile siamo in linea con lo stesso mese del 2019.

Potete fare una previsione di perdita di fatturato per il 2020?
Possiamo prevedere per il 2020 un calo di fatturato dal 20 al 35% se si ripartirà entro giugno in tutto il mondo; se la riapertura slitterà ancora, anche se solo in alcuni Paesi, sarà molto peggio. Tutto dipenderà da come si riaprirà e dalla velocità di un ritorno alla nostra vita normale! Mi auguro che in Italia si possa ripartire tutti, industria e negozi, altrimenti per noi non sarà una vera ripresa. E poi spero che sarà possibile sapere con anticipo quale sarà la data perché abbiamo bisogno di prepararci e organizzarci.

Qual è, volendo costringersi a vederlo, un lato positivo di questa crisi?
Io direi nessuno. Ho però l'impressione che in questa fase ci sia stata una grande riscoperta della qualità in tutti i sensi e la Kiton e un'azienda di qualità. Sono sicuro che tutti abbiamo avuto molto tempo per risistemare i nostri armadi in questi giorni e credo che chiunque ha un nostro capo lo abbia conservato con piacere e gelosia.

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