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Kkr si fa avanti per la rete Telecom Vivendi non vende

Il fondo Usa valuta 7-7,5 miliardi la rete in rame dal cabinet a casa, quanto l'intera capitalizzazione di Borsa delle ordinarie

di Antonella Olivieri


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(Reuters)

2' di lettura

Kkr valuta tra i 7 e i 7,5 miliardi la rete secondaria di Telecom (il tratto, quasi tutto in rame, dal cabinet all'utente) ed è disposto a metterci un cip, rilevando una quota di minoranza della società della rete, se e quando nascerà. La valutazione di solo una parte della rete corrisponde a tutta la capitalizzazione delle azioni ordinarie in Borsa e non è una sorpresa perciò che il titolo abbia reagito positivamente.

Telecom sta per scegliere come partner infrastrutturale il colosso del private equity Usa, ma al momento la cosa non è collegata col dossier Open Fiber, sul quale non si registrano avanzamenti. Né Cdp, né Enel sono disposti a cedere la loro quota nella società della rete in fibra che ha vinto i bandi pubblici per cablare le aree italiane più disagiate.

Anzi, il ceo di Enel, Francesco Starace, in un'intervista al quotidiano tedesco «Börsen Zeitung», datata 7 febbraio, ha dichiarato testualmente: «Non ci sentiamo pressati da Roma (dalla politica, ndr.) a vendere. Siamo molto soddisfatti della nostra partecipazione in Open Fiber e vogliamo investire in reti in fibra anche in altri Paesi, in particolare in Sudamerica. Vediamo sinergie in questo impegno e non abbiamo nessuna intenzione di separarci dalla nostra partecipazione in Open Fiber, il cui valore è chiaramente cresciuto».

Nell'azionariato di Telecom c'è chi pensa (le tracce portano a Elliott) che si sia aspettato ormai già troppo tempo per inseguire un progetto che non si riesce a concretizzare e che a questo punto valga la pena di sviluppare la rete in modo autonomo, per non rischiare di restare indietro.

V ivendi, il primo azionista che al momento è in minoranza nel cda Telecom, non interferisce e anzi sostiene l'operato dell'ad Gubitosi. «Abbiamo instaurato relazioni più costruttive nel cda e siamo dei veri sostenitori degli sviluppi positivi sotto la guida di Luigi Gubitosi. Siamo contenti di essere percepiti oggi da tutti come impegnati investitori industriali di lungo periodo», ha sottolineato il ceo Arnaud de Puyfontaine, in conference call sui conti del 2019, chiuso per il gruppo che fa capo a Vincent Bolloré con ricavi in aumento del 14,1% a 15,989 miliardi e utili netti balzati a 1,583 miliardi da 128 milioni.

«Riteniamo che Telecom sia sulla strada giusta e possa essere un player nella convergenza tlc-media. Noi ci aspettiamo che la nostra posizione di azionisti industriali aggiungerà valore ai risultati di Telecom Italia. Siamo convinti che ci sia una forte validità nell'avere forti relazioni nei media tra Francia e Italia, un prerequisto che resta valido oggi, anzi forse più di quattro anni fa. Quindi lasciare Telecom Italia è ben lontano dalla nostra agenda, anche nel lungo periodo», ha concluso.

Fuori discussione: Vivendi non uscirà dal capitale Telecom, anche se ancor oggi gli analisti si chiedono quale è la strategia che ha portato la media company transalpina a investire sull'ex monopolista italiano delle tlc. Per ora un investimento in forte perdita.

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    Antonella Olivieriinviato

    Luogo: Milano

    Lingue parlate: inglese, tedesco, olandese (familiare), comprensione di testi scritti in francese, spagnolo e portoghese

    Argomenti: finanza corporate, M&A

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