ARTE IN CARINZIA

Klagenfurt, cartellino rosso per il pallone. Qui il bosco conquista lo stadio

L’installazione “For Forest”, 299 piante piazzate sul campo da calcio dall’artista svizzero Klaus Littmann, è visitabile fino al 27 ottobre

di Antonio Armano


default onloading pic
EPA/CHRISTIAN BRUNA

6' di lettura

Immaginate che un artista realizzi le visioni distopiche di Ray Bradbury (Fahrenheit 451) o di Guido Morselli (Dissipatio H. G.), eliminando tutti i libri da una città (e bruciandone qualcuno), o facendo razzolare le galline davanti alla borsa di una Zurigo desertificata, traducendo in realtà quanto è stato solo nella fantasia di un futuro da evitare. È quel che ha fatto Klaus Littmann a Klagenfurt con l'intervento artistico “For Forest”. Non è partito dall'utopia negativa di un libro, ma di un disegno di Max Peintner (“L'infinito spettacolo della natura”), uno stadio di calcio tra i palazzi dove gli spettatori guardano un bosco sul tappeto di gioco.

Installazione temporanea

Intorno allo stadio di Klagenfurt, diversamente che nel disegno, non c'è una selva di cemento, ma la natura della Carinzia, la regione più verde di un paese verde, tra montagne, laghi alpini, dove sorge la vetta più alta dell'Austria, il Grosslockner, 3798 metri. Gli spalti non sono pieni perché il Wörthersee Stadion ha trentamila posti, l'arte contemporanea è meno popolare del calcio e l'evento dura due mesi, non 90 minuti. L'intervento artistico è visitabile fino al 27 ottobre, tutti i giorni dalle dieci di mattina alle dieci di sera.

La genesi dell’opera
Oggi il cielo è terso, dopo un inizio di mattinata che prometteva pioggia. Il bosco di 299 piante, tutto l'alfabeto verde europeo, dall'abete al tiglio passando per la betulla argentata, si muove impercettibilmente al vento mite di settembre. Posso camminare per tutto lo stadio, su e giù, avanti e indietro, vedere i diversi lati del bosco e sottobosco, che dopo la fine di “For Forest” dovrebbe venir piantato nei dintorni dello struttura sportiva e viene da un vivaio. Sarebbe bello se finisse in una grande città con poco verde. Ma questo è un altro discorso...
Max Peintner, artista che è nato e vive nella capitale austriaca, racconta di avere fatto il disegno nei primi anni '70, il periodo delle piogge acide che distruggevano le foreste. Ora non ci sono più ma c'è l'Amazzonia che brucia e quindi il tema ambientale è ancora più attuale. Forse piantare boschi in uno stadio sarebbe la provocazione giusta nel Brasile di Bolsonaro. Fino al 24 novembre, alla Stadtgalerie, si può visitare la sua personale, “Paradiso perduto: le utopie negative”.

Metti una foresta nello stadio a Klagenfurt

Metti una foresta nello stadio a Klagenfurt

Photogallery21 foto

Visualizza

Pranziamo all'aperto nella piazza centrale di Klagenfurt, la Alter Platz, la Piazza Vecchia, circondata da edifici rinascimentali e dominata dalla vasta facciata del Rathaus, il municipio. Klaus Littmann racconta di avere visto il disegno di Peintner durante una mostra che ha tenuto a Vienna sul rapporto tra calcio e arte, “Il football in vetrina”. Qualcuno gli ha aperto sotto gli occhi un libro dove si trovava l'opera. Dopo un lungo lavoro, è riuscito a ottenere il permesso di realizzare il progetto, in collaborazione con Enzo Enea, un architetto del paesaggio che come lui vive in Svizzera. Di origine siciliana, Enea ha lavorato in tutto il mondo e anche creato il Baummuseum, il Museo dell'Albero, a Rapperswil-Jona, sul lago di Zurigo. Nessuno di loro è un talebano dell'ecologia e anzi Littman mi racconta di avere assaggiato una ricetta a base di carne di cane: “Eravamo in una città della Cina. Non sapevo che cosa fosse. Quando l'ho saputo l'ho piantato lì. Aveva un sapore amaro” ricorda. “La ricetta? Era cane alla menta”. Un po' come l'agnello alla menta caro agli inglesi.

Quante storie sul campanile!
A due passi dalla Alter Platz, la Stadtpfarrkirche Sankt Ägyd, con le opere di Ernst Fuchs, artista viennese che ha vissuto in monastero, ma ha anche comprato la villa di Otto Wagner, girato in utilitaria Fiat o Rolls decorata. La parrocchiale di Sant'Egidio è una chiesa sorta gotica del XIII secolo e rifatta in stile barocco verso la fine del Seicento. Per sbaglio mi infilo su per la scala che porta in cima al campanile. Pur sapendo che sto andando nel posto sbagliato, continuo a salire confidando nella buona stella della malasorte. Spesso le cose migliori si trovano per errore.
Dopo essermi arrampicato su una scala a chiocciola in legno per quasi 100 metri, incontro il custode del campanile e della memoria dei campanari. Si chiama Horst Ragusch, è un personaggio e ama raccontare con trasporto, come se l'altitudine gli desse uno slancio e parole alate. Mi porta nel sottotetto. Mi fa vedere il nido preparato per i rapaci, ma occupato dai piccioni: “Il falco è un animale selvaggio, fa il nido dove vuole lui, non dove lo mettiamo noi” spiega. “Un solo rapace evitava di dover pulire continuamente dai disastri dei piccioni”. Racconta che una volta gli inverni erano molto più rigidi: “Oggi il Wörthersee non ghiaccia più e si va a pattinare nei laghetti più piccoli e vicini al centro. Il rito che si per fortuna mantenuto è questo. Il padre accompagna il figlio per insegnargli a pattinare. Io faccio anche il maestro di hockey. I bambini non vogliono mollare la XBox, ma quando iniziano a giocare si appassionano e non vorrebbero mai smettere. Andare a pattinare sotto la luna piena di notte è magico. Sono le cose più belle che offre questo territorio”.

“Mi piace molto “For Forest” perché non lascia nessuno indifferente. C'è chi lo ama e chi lo detesta. Chi lo detesta si oppone a tutto quello che implica un nuovo modo di pensare”- aggiunge Horst- mentre mi fa vedere il panorama.

Scendo e vado a vedere “L'ultima cena” di Ernst Fuchs. Il quadro del fondatore della Wiener Schule des Phantastischen Realismus (”Scuola viennese del Realismo Fantastico”), scomparso da pochi anni (2015), incombe alla destra dell'altare. Come e più delle altre opere di Fuchs, è denso di simboli, appartenenti a diverse epoche, contesti e linguaggi. Sotto al tavolo si trova un barboncino bianco ben tosato. Se la grande opera, con i suoi colori iperrealistici e un'impronta più attuale, ricorda più Dalí, la cappella, il lavoro di una vita per Fuchs, durato un ventennio, è un ciclo dedicato all'apocalisse di Giovanni, la sola ammessa nella Bibbia, con uno stile più fantastico, esoterico. Una versione aggiornata delle illustrazioni dei libri medievali, con creature mostruose e simboliche come l'angelo della storia e la meretrice babilonese. La cappella è visitabile solo dalle 11 alle 13 su visita guidata. Questo perché uno squilibrato ha cercato di incendiare l'altare.

L'apocalisse è il preludio della società post-apocalittica tanto cara ai creatori di distopie, spesso post-apocalittiche. In qualche modo si collega a “For Forest”, che pure ha un impianto surreale, nel suo spiazzare lo spettatore con un accostamento provocatorio carico di significati: la natura come elemento da ammirare, spettacolo eterno, ma anche a rischio di finire confinata in uno spazio limitato, come gli animali allo zoo, e se vogliamo da tenere a distanza di sicurezza: gli episodi di predazione e aggressione da parte di orsi e lupi, su un versante o l'altro delle Alpi, dimostrano come la convivenza non sempre sia semplice e tantomeno lo è stata nel passato.

Silenzio e ordine ovunque
L'hotel dove mi trovo, il Seepark, è a sei chilometri dal centro, ma ha un'ottima spa ed è sul “Rundwanderweg”, l'anello di circa cinquanta chilometri che circonda il lago. L'acqua è trasparente e azzurra come quella di certi luoghi esotici o alpini, ma calma e non fredda. Al tramonto si possono fare passeggiate sul lungolago. Di notte il silenzio è assoluto. Ci sono diverse case, spesso ma non solo di legno, perfettamente integrate nella natura: tetto a punta, giardino sul lago, una macchina tedesca splendente in attesa. La natura, come tutto il resto, è molto curata. Niente spazzatura, scempi edilizi, rumori molesti. Piste pedonali e ciclabili ovunque. Graffiti solo nei piccoli tunnel sotto la ferrovia. Tale è la perfezione di tutto da far riflettere. Dove finisce il rispetto e inizia il controllo? I piccoli battelli come il Lorelei e numerose altre imbarcazioni private all'ancora di notte sono immobili, sulla distesa tranquilla delle acque. Nella trasparenza scura si vedono nuotare i pesci, come allarmati dal mio passaggio solitario. L'unico rumore è quello dei treni merci che passano nella notte rompendo l'aria. Qui si può arrivare comodamente con la ferrovia austriaca.

Brand connect

Loading...

Newsletter

Notizie e approfondimenti sugli avvenimenti politici, economici e finanziari.

Iscriviti
Loading...