la questione industriale

Know-how tecnologico per guidare la ripresa

di Luca Orlando

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3' di lettura

Cento assunzioni negli ultimi due anni, nuovo record di ricavi, mercato italiano in crescita del 30%, il miglior anno dal periodo pre-crisi. Non a caso Confindustria Bergamo sceglie la Cms di Zogno come sede della propria assemblea annuale. In un sito abbandonato da anni per la chiusura della Manifattura Val Brembana che ora rinasce, grazie a nuovi investimenti e nuove produzioni. Un percorso simbolico, nella transizione dal tessile all’hi-tech delle macchine a controllo numerico, che non rappresenta però un caso isolato, in un territorio chiaramente in ripresa.

«L’anno sta andando molto bene – spiega Gianluigi Viscardi - e ancora meglio andrà il 2018». «Investiamo otto milioni in impianti e magazzini 4.0 – aggiunge Alberto Paccanelli – e del resto, se non agisci ora, quando lo fai?». L’esperienza del numero uno di Cosberg e del ceo di Martinelli Ginetto si replicano con poche variazioni nella platea di quasi mille imprenditori raccolta a Zogno e si riverberano chiaramente nel tono di fondo della relazione di Stefano Scaglia, alla prima assemblea da presidente. Un tono chiaramente positivo, dovendo descrivere una manifattura che ha trovato una nuova vitalità, una ritrovata fiducia, «un rinnovato dinamismo frutto della nostra tenacia e creatività».

Anche se la produzione dell’industria bergamasca presenta ancora un gap di 10 punti rispetto al livello pre-crisi, l’inversione di rotta è evidente, con un’espansione manifatturiera sostenuta da una ripresa degli investimenti, «un vero e proprio boom – spiega – dopo l’introduzione degli incentivi del Piano Calenda».

Un progetto - commenta il presidente di Confindustria Vincenzo Boccia, ascoltato in prima fila in platea anche dal presidente di Brembo - la cui importanza Alberto Bombassei («un padre nobile dell’industria italiana») è riuscito a far percepire in Parlamento. Piano che va confermato, «evitando derive di fronte ad una campagna elettorale dove la tendenza è quella di aumentare il deficit più che pensare alla produttività del Paese». Quinta provincia esportatrice italiana, forte di filiere strutturate nella meccanica medium-tech, in grado di contenere la disoccupazione al 5,3% (terzo miglior risultato in Italia), Bergamo è l’osservatorio ideale per comprendere tanto la velocità della trasformazione in atto che le criticità da affrontare per non sprecare le opportunità. Un primo nodo è nelle competenze, con il rischio di vedere in prospettiva una preoccupante carenza nei profili richiesti. Tema da gestire in parallelo all’altro limite del nostro sistema: l’alta dispersione dei valori della produttività, che vede pochi campioni assoluti confrontarsi con aziende in decisa difficoltà. Una polarizzazione crescente tra “testa” e “coda” che per Scaglia va contenuta e contrastata, puntando sul know-how.

La priorità è dunque quella di porre la persona al centro dell’innovazione, tema portante dell’assemblea, «così come del pensiero economico di Confindustria - aggiunge Boccia - con la crescita a rappresentare la precondizione per contrastare le disuguaglianze, in una visione di società aperta e inclusiva».

Tema che per Scaglia si declina in più direzioni. Anzitutto in una presa di coscienza dei cambiamenti in atto, una consapevolezza che deve coinvolgere lavoratori e imprenditori, per evitare che subiscano passivamente o peggio ancora non si accorgano delle trasformazioni in atto. Adattabilità, in questo senso, deve essere la parola chiave. Per evolvere nella funzione, imparare nuove competenze, interagire con le tecnologie. Contesto in cui – spiega Scaglia – è necessario che i lavoratori condividano le soluzioni organizzative richieste, con un’impresa 4.0, tuttavia, «che non può avere relazioni sindacali che non siano 4.0». Terza dimensione è quella della formazione, con un bisogno tanto di imprenditori che di lavoratori “aumentati”, in grado rispettivamente di comprendere le sfide agendo proattivamente e di “aumentare” se stessi per operare con valore nelle fabbriche intelligenti, in un mondo del lavoro che non verrà spiazzato dai robot, piuttosto da «atteggiamenti avversi al cambiamento e da una formazione inadeguata». Rotta tecnologica confermata anche in termini strutturali, con la scelta del Parco Scientifico Kilometro Rosso come nuove sede dell’associazione. «La casa - conclude Scaglia – dove vogliamo trovare le idee per far crescere le nostre imprese».

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