Berlino

König Galerie apre al mercato secondario

Con Messe in St. Agnes, il gallerista Johann König promuove una “fiera” nei suoi spazi, puntando a raggiungere un pubblico più ampio

di Silvia Anna Barrilà

Albert Oehlen, Ohne Titel, 1992, Courtesy Misa / König Galerie

3' di lettura

Dallo scoppio della pandemia il gallerista berlinese Johann König non ha perso occasione per cercare modi per rinnovare il modello di galleria tradizionale. Sin dai primi giorni del lockdown, König – volto molto noto della scena artistica tedesca e internazionale, figlio del famoso curatore Kasper König e gallerista da vent'anni di artisti come Alicia Kwade, Claudia Comte, Jorinde Voigt e Anselm Reyle – si è impegnato in dirette quotidiane su Instagram (“10 am Series”) per entrare negli studi di artisti da tutto il mondo; poi, ha lanciato uno spazio espositivo virtuale chiamato König Digital , accessibile tramite app; e ancora, all'indomani della cancellazione di Art Basel a Basilea, ha allestito nella sua galleria una “fiera” chiamata Messe in St. Agnes, con opere di primo e secondo mercato.

Andy Kassier, Naked Show, 2014, Courtesy Misa / König Galerie

Il nome dell'iniziativa gioca con il doppio significato della parola “Messe”, che in tedesco significa sia fiera che messa, infatti, il grande edificio in cui si trova la galleria era una chiesa brutalista inaugurata alla fine degli anni ’60 nel quartiere di Kreuzberg. Già l'anno scorso l'evento ha avuto una certa risonanza, accogliendo 4.000 visitatori e producendo un fatturato di circa 4 milioni di euro, secondo quanto dichiarato dalla galleria, tanto che König, dopo due edizioni l'anno scorso, a giugno e settembre, ha deciso di proseguire anche quest'anno inaugurando in questi giorni la terza edizione (dal 10 al 22 agosto).

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Barry Yusuf, Farewell Jane, 2021, Courtesy Misa / König Galerie

Il mercato secondario

MISA, acronimo di Messe in St. Agnes, visitabile dal 10 al 22 agosto con un biglietto da 8,40 euro, presenta 250 opere di 200 artisti provenienti per un 40% da collezioni private internazionali, per un altro 40% dalle gallerie e per un 20% dagli artisti stessi. I consignors sono per circa il 70% tedeschi e per un 30% internazionali. La galleria König, quindi, non è al centro dell'iniziativa con i suoi artisti: assume piuttosto il ruolo di intermediario prendendo una percentuale sulla vendita che varia dal 20 al 50% a seconda degli accordi.

Juergen Teller, Legs, Saint Laurent Spring Summer 2019 campaign, Lake Como, Italy, 2018, Courtesy Misa / König Galerie

Così, da luogo deputato al mercato primario, König fa concorrenza alla casa d'aste, ospitando il mercato secondario. E, infatti, proprio da una casa d'aste proviene la nuova direttrice dell'evento, Lena Winter, per anni attiva nelle più importanti case d'aste tedesche, da Lempertz a Grisebach a Ketterer Kunst.

Ritratto di Lena Winter di Wolfgang Stahr, Courtesy Misa / König Galerie

L'offerta

Con il suo arrivo ha ampliato l'offerta di Misa fino ad includere il dopoguerra e artisti come Otto Piene, Hans Hartung, Heinz Mack, Albert Ohlen (un suo dipinto del 1992 è tra gli highlight dell'evento con un prezzo di 620.000 euro). C'è anche un «Achrome» di Manzoni del 1961-62 (65 x 60 x 24,5 cm) a 300.000 euro. L'opera più cara in vendita è un grande dipinto di George Condo del 2009, “Choo Choo” (304 x 213,3 cm), da 1,3 milioni di euro, ma nella sezione “Ultra-Contemporary” si trovano anche opere sotto i 5.000 euro. La nuova direttrice ha, infatti, voluto la divisione delle opere in sezioni tematiche raccolte in ambienti che ricordano uno stand. C'è una sezione dedicata alla luce che include una “Capri-Batterie” di Beuys a 27.000 euro, così come una scultura con tubi di neon di Monica Bonvicini a 75.000 euro. Un'altra sezione è dedicata all'arte africana contemporanea e della diaspora africana, con un dipinto di quest'anno di Barry Yusufu da 12.800 euro. Ancora, un'altra sezione è dedicata agli NFT, con opere da 2.000 a 65.000 euro.

Monica Bonvicini, White Out, 2020, Courtesy Misa / König Galerie

La trasparenza dei prezzi

Altra novità di quest'anno è il fatto che l'evento si svolga anche online con una selezione ancora più ampia di opere. Fondamentale per la galleria è la trasparenza sui prezzi. “Già prima della pandemia Johann König ha iniziato a rivelare pubblicamente i prezzi” ha spiegato Lena Winter, “una pratica che molti galleristi evitano perché fanno i prezzi a seconda di chi si trovano davanti. König, invece, voleva che il collezionista fosse consapevole, che fosse libero di confrontare i prezzi di un'opera”. Per sottolineare questo aspetto la galleria collabora con la banca dati ArtFacts e Limna, una app di art advisory che si basa sul machine learning. “Democratizzazione del collezionismo” è il motto di Misa. Certamente Johann König, come diversi altri galleristi, ha capito che il pubblico dell'arte è più ampio di quanto si pensasse, come ha mostrato la pandemia, e per raggiungerlo la galleria deve rompere gli schemi del passato.

La chiesa St. Agnes, sede della König Galerie, fotografia di Roman Marz, Courtesy Misa / König Galerie

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