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Covid, Kraken comincia a diffondersi: ecco in quali Paesi circola di più

Nel Vecchio Continente è stata responsabile di meno del 2,5% dei contagi, boom registrato in Usa

di Nicola Barone

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2' di lettura

In Italia la situazione Covid non desta particolari preoccupazioni, con gli indicatori ospedalieri stabili o in calo, e l’allarme per la diffusione di Xbb.1.5 (conosciuta come Kraken) «non è un rischio per l’Italia» così come non lo è per l’Europa. In una lettera all’editor del Journal of Medical Virology un gruppo di scienziati italiani ridimensiona la «pessima deriva sensazionalistica» (l’espressione è del virologo Roberto Burioni) sui pericoli legati all’ultima variante finita nelle cronache di mezzo mondo. I dati parlano soltanto della sua capacità di diffondersi, osservata in recenti analisi.

Dove è stata riscontrata

Secondo la valutazione del rischio fatta dallo European centre for disease prevention and control (Ecdc) nelle ultime due settimane dell'anno scorso, la sottovariante Xbb.1.5 è stata responsabile di meno del 2,5% dei contagi nel Vecchio Continente. La sua rapida corsa per gli autori dello studio non implica che diventi dominante in Europa. Gran parte dei casi di Covid del suo tipo continua a essere registrata in Usa, anche se Xbb.1.5 è stata riscontrata ufficialmente anche in Austria, Belgio, Repubblica Ceca, Danimarca, Francia, Germania, Islanda, Irlanda, Italia, Paesi Bassi, Portogallo, Regno Unito, Romania, Slovenia, Spagna e Svezia.

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Non provata maggiore aggressività

Delle caratteristiche di Kraken ancora non si sa molto, appare comunque chiaro un vantaggio rispetto alle altre sottovarianti. Una ricerca recente ripresa dall’Ecdc mostra che Xbb.1.5 non è in grado più del suo progenitore Xbb.1 di sfuggire agli anticorpi sviluppati attraverso la vaccinazione o per immunità naturale. Presenta tuttavia una più ampia capacità di riconoscimento del recettore Ace 2, la porta di ingresso che il virus usa per entrare nelle cellule. Il che la rende intrinsecamente più infettiva. Non ci sono invece dati che indichino una maggiore aggressività. Viste le sue caratteristiche, conclude l’Ecdc, «esiste il rischio che questa variante possa avere un effetto sulla crescita del numero di casi di Covid» in Europa. «Ma non entro il prossimo mese poiché la variante è attualmente presente solo a livelli molto bassi».

Copertura vaccinale alta, niente allarme

Il pericolo di un’esplosione dei contagi da Kraken nel nostro Paese al momento non impensierisce la comunità scientifica. È il senso della presa di posizione di Antonello Maruotti, ordinario di Statistica dell’Università Lumsa, Massimo Ciccozzi, responsabile dell’Unità di Statistica medica ed Epidemiologia della Facoltà di Medicina e Chirurgia del Campus Bio-Medico di Roma, Francesco Branda del Dipartimento di Ingegneria informatica, modellistica elettronica e sistemistica dell’Università della Calabria, e Fabio Scarpa del Dipartimento di Scienze biomediche dell’Università degli Studi di Sassari. «La sottovariante Kraken non ha preso piede in Italia e in Europa e questo lo dicono i dati del Gisead - precisa Maruotti all’Adnkronos Salute - In Europa si ferma al 6% e in Italia è sotto al 2%. Quella che continua a crescere è Cerberus, ormai predominante. Ma dobbiamo essere tranquilli, in Italia c’è una copertura vaccinale molto alta».

Essenziale avere dati anche dalla Cina

Ciononostante, sottolineano gli scienziati italiani, «per evitare nuove fiammate improvvise e inaspettate con conseguenze sconosciute è essenziale avere dati attendibili e tempestivi anche dalla Cina sulle mutazioni del virus e sulla prevalenza delle singole varianti».

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