IL RITRATTO

Kristalina Georgieva è il nuovo direttore generale dell’Fmi

L’economista bulgara, candidata europea, è stata messa alla guida del Fondo monetario internazionale dopo anni di esperienza alla Banca Mondiale. Georgieva, 65 anni, è una politica di centro-destra cresciuto in Bulgaria ai tempi del regime comunista. Ecco chi è e la sua storia


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Kristalina Georgieva (Epa)

2' di lettura

Come ampiamente atteso, Kristalina Georgieva è stata scelta come il nuovo direttore generale del Fondo monetario internazionale al posto di Christine Lagarde, destinata a prendere le redini della Banca centrale europea succedendo a Mario Draghi. In una nota, l’istituto di Washington ha spiegato che la ceo della Banca Mondiale ed ex commissaria Ue inizierà il suo mandato di cinque anni l’1 ottobre prossimo. È la prima persona da un’economia emergente (la Bulgaria) a guidare l’Fmi da quando fu creato nel 1944. Era l’unica candidata. Per consuetudine il numero uno dell’Fmi va a un europeo mentre l’istituzione sorella, la Banca mondiale, va a un americano. Il nuovo direttore generale del Fondo Monetario Internazionale ha 65 anni ed è un politico di centro-destra cresciuto in Bulgaria negli anni del comunismo.

Apprezzata per il suo approccio diretto e pragmatico, è una donna che «si è fatta da sé», scalando i vertici della Banca Mondiale per diventare amministratore delegato nel 2017, dopo quasi sette anni a Bruxelles come commissario europeo per la cooperazione internazionale e poi per il bilancio Ue.

Georgieva è consapevole della sua ascesa. In cima al suo profilo Twitter, ha pubblicato una foto in bianco e nero della sua famiglia, con il commento: «Da un villaggio in Bulgaria a CEO della Banca Mondiale - questa è una possibilità!»

Il suo nome era già emerso per altre candidature di peso a livello globale. Era candidata a dirigere le Nazioni Unite nel 2016, e il mese scorso i leader dell'Unione Europea l'hanno presa in considerazione per la presidenza della Commissione e del Consiglio Europeo, due dei principali organi decisionali.

La sua nomina alla guida del Fmi è stata vista da alcuni come un modo per ammoribidire i paesi dell'Europa orientale nel club di 28 nazioni dell'UE, dopo che nessun candidato dell'ex blocco comunista è stato selezionato per le cinque poltrone più importanti dell'UE in palio dopo le elezioni europee di maggio.

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