INTERVISTA

Kurz: «Manovra da cambiare, l’Italia non può diventare una seconda Grecia»

di Alberto Magnani


Manovra bocciata, le prossime tappe

3' di lettura

Quando Sebastian Kurz parla dell’Italia e del suo governo, c'è un paragone che ricorre con insistenza: la Grecia. Intesa come gli anni bui di Atene e il braccio di ferro con le istituzioni europee, sfociato nel referendum del 2015 e la sensazione che l’intero progetto comunitario stesse vacillando. «Non vogliamo che succeda un altro caso simile - mette in chiaro - Per come è stata proposta, la manovra non può essere accettata e non rispetta il patto di stabilità». Il giovanissimo cancelliere austriaco, 32 anni compiuti ad agosto, è salito al potere fra gli entusiasmi dei sovranisti europei, grazie una campagna calcata su strette all'immigrazione e slittamento a destra del Partito popolare austriaco: l'Österreichische Volkspartei, la forza conservatrice che siede a Bruxelles fra le file dei moderati del Ppe. In pochi mesi si è rivelato una spina nel fianco degli euroscettici, soprattutto quando si tocca la stabilità finanziaria della Unione. Per un governo che si vanta di poter centrare entro il 2019 il nulldefizit, il deficit allo zero per cento, le battaglie del governo gialloverde a Bruxelles sono un campanello d'allarme. Il cancelliere aveva già chiesto alla Commissione di respingere la proposta di budget dell'esecutivo Lega-Cinque stelle, sostenendo di «non capire» i numeri forniti da Roma alle istituzioni. Ora ribadisce il concetto nell'intervista rilasciata al Sole 24 Ore su «manovra del popolo», rapporti con l’Italia e la convivenza fra due anime del suo stesso governo: sovranismo e adesione alla causa europea.

Herr Kurz, la Commissione ha respinto la manovra italiana, come lei stesso aveva suggerito di fare. Che cosa ne pensa?
Dobbiamo imparare dall’ultima crisi finanziaria e in particolare dalla situazione in Grecia, dove a soffrire di più sono stati in particolare i ceti medi e i membri più deboli della società. È di importanza vitale aderire alle regole, soprattutto quando si parla della stabilità finanziaria dell’Unione europea. Questo vale anche per l’Italia. Quindi supporto pienamente la decisione della Commissione sul budget italiano.

Lei pensa che l’Italia dovrebbe rispettare la finestra di tre settimane per modificare la proposta di budget? In caso contrario, scatterebbe la procedura di infrazione sul deficit...
Chiedo alle autorità italiane di rispettare la richiesta di cambiamenti della Commissione. La sua decisione è un chiaro segnale del fatto che l’Ue ha imparato la sua lezione e sta cercando di rinforzare l’Unione per renderla più resiliente - cosa che è e dovrebbe essere nell’interesse di tutti gli Stati membri. Dobbiamo tutti lottare per ridurre il peso del debito nell’Ue e diventare più competitivi. Perciò sono felice che noi abbiamo posto fine a un crescente peso debitorio in Austria e siamo riusciti a raggiungere il surplus di bilancio per la prima volta in 60 anni.

Che cosa non la convince della proposta di manovra italiana?
L’attuale proposta di budget italiana è inaccettabile nella sua forma corrente e non rispetta le regole che abbiamo concordato insieme, il cosiddetto patto di stabilità e crescita. Farebbe crescere anche di più il debito italiano, mentre stiamo ancora affrontando le conseguenze dell’ultima crisi finanziaria. Dobbiamo quindi mostrare che non permetteremo che si verifichi una «seconda Grecia». In generale è di importanza suprema il rispetto delle regole esistenti nell’Unione europea, che siano su migrazioni, Stato di diritto o sull’Eurozona.

E quali sono i suoi rapporti con il nostro esecutivo?
L’Italia è un Paese vicino e un partner nell’Ue. Ho buoni rapporti con Giuseppe Conte, al quale ho fatto visita a Roma a metà settembre.

Il suo governo è stato descritto come nazionalista, eppure le sue ultime posizioni la collocano in un orizzonte pro-europeo.
Non c’è contraddizione fra l’essere filo-Ue e patriottici, nel senso di essere orgogliosi del proprio Paese, in questo caso l’Austria. Il nostro governo è chiaramente filo-europeo e stiamo prendendo con grande serietà il semestre di presidenza Ue. Sono profondamento convitno che l’Europa sia il più ambizioso e il più importante successo della storia del 20esimo secolo. Al tempo stesso, ovviamente, sono orgoglioso dell’Austria e di quello che raggiungiamo su base quotidiana e a livello internazionale come costruttori di “ponti” e luogo di dialogo.

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