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«Kushner chiese un canale segreto con Mosca»

di Marco Valsania

(Afp)

3' di lettura

La richiesta era insolita, anche per un veterano del Cremlino quale Sergey Kislyak. Dare vita a un “canale segreto” e protetto tra Mosca e la squadra di transizione alla Casa Bianca di Donald Trump. Ma veniva da una fonte insospettabile e attendibile: il genero e confidente del Presidente eletto, Jared Kushner. Kislyak, l'ambasciatore di Mosca a Washington, non esitò così ad accoglierla. Inviò la richiesta ai suoi superiori. E con Kushner discusse l'uso di sedi diplomatiche e tecnologie russe criptate negli Stati Uniti. Una strada che comportava rischi per Mosca, quelli di compromettere sofisticati sistemi di trasmissione, oltre che per gli uomini di Trump, ma che prometteva contatti privilegiati e al riparo da occhi indiscreti.

La frasi scambiate e gli accordi discussi in quegli incontri, avvenuti nei primi due giorni di dicembre negli uffici della Trump Tower a New York alla presenza dell'ex consigliere di sicurezza nazionale Michel Flynn, non sono però rimasti top secret. L'intelligence americana, se non aveva “orecchie” nella sala, ha intercettato successive comunicazioni russe che riferivano degli abboccamenti e, giudicandoli scottanti e senza precedenti, li ha passati all'Fbi, che ha aperto un'indagine. Adesso sono venuti alla luce, filtrati da una lettera anonima e confermati da alti funzionari al Washington Post.

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Sotto inchiesta è finito anche un faccia a faccia tra Kushner, Flynn, e il banchiere di Mosca Sergey Gorkov della Veb, istituto colpito da sanzioni statunitensi che Trump stava considerando di cancellare per migliorare i rapporti bilaterali. E un “vertice informale” tra rappresentanti di Trump e di Vladimir Putin in territorio neutrale, forse avvenuto tra un emissario del Cremlino e Erik Prince, fondatore del colosso della sicurezza Blackwater e fratello dell'attuale Segretario all'Istruzione Betsy DeVos, l'11 gennaio alle Seychelles. Un intreccio che, secondo ex esponenti di intelligence, aggrava sospetti di relazioni pericolose come di incompetenza e confusione nel credere che simili operazioni passassero inosservate.

La Casa Bianca e i legali di Kushner da una parte, la diplomazia russa dall'altra, si sono trincerati dietro il silenzio. L'amministrazione aveva reso noti gli incontri con esponenti russi, ma li aveva minimizzati. Certo invece è che Kushner e la moglie Ivanka Trump, che avevano accompagnato il Presidente nel primo viaggio internazionale concluso ieri al teso vertice del G7, sono già rientrati a Washington. E che, anche se la Casa Bianca ha fatto sapere che un loro rimpatrio anticipato era previsto, lo spettro del Russiagate ha scosso la delegazione americana a Taormina.

Le mosse di Kushner aprono una nuova pista potenzialmente molto vicina a Trump. Le indagini sullo scandalo delle interferenze di Mosca nelle elezioni americane del 2016 - per screditare Hillary Clinton e favorire Trump con l'obiettivo di rifarsi della gelata decisa da Barack Obama davanti alle crisi in Ucraina e Siria - stanno esaminando esplicitamente ipotesi di collusione tra l'entourage del Presidente e gli sforzi russi. Trump ha sempre negato legami oscuri con Mosca, accusando l'inchiesta di essere una “caccia alle streghe”. E finora i nomi dei personaggi coinvolti non erano parte della sua cerchia piu' ristretta: da Flynn all'ex responsabile della campagna elettorale Paul Manafort.

Sotto inchiesta un faccia a faccia tra Kushner, Flynn, e il banchiere di Mosca Sergey Gorkov della Veb, banca colpita da sanzioni statunitensi che Trump stava considerando di cancellare per migliorare i rapporti bilaterali. E un “vertice informale” tra rappresentanti di Trump e di Vladimir Putin in territorio neutrale

Ma l'assedio si è intensificato nelle ultime settimane. La decisione di Trump di licenziare improvvisamente il direttore dell'Fbi James Comey è stata accusata di essere un tentativo di frenare le indagini, per le quali Comey aveva appena chiesto maggiori risorse. E dopo che il Segretario alla Giustizia Jeff Sessions era stato costretto a farsi da parte dall'inchiesta per i suoi stessi meeting con Kislyak, il vice ministro Rod Rosenstein ha affidato l'intero dossier a un autorevole procuratore speciale, l'ex direttore dell'Fbi Robert Mueller. Il Congresso sta a sua volta alzando il tiro: Camera e Senato hanno ordinato a Flynn la consegna di documenti e lui si è difeso invocando il Quinto emendamento della Costituzione contro l'auto-incriminazione. Comey testimonierà fra breve in Parlamento, con gli avversari democratici del Presidente che fanno aleggiare i fantasmi del Watergate e dell'impeachment.

Il genero di Trump coinvolto nell'inchiesta sul Russiagate


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