l’indagine della federazione

L’85% delle giornaliste ha subito molestie. La Fnsi squarcia il velo nelle redazioni

di Manuela Perrone

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(Imagoeconomica)


3' di lettura

Giornali e tv sono ormai tristemente abituati a raccontare i casi di molestie e violenze contro le donne, di cui la cronaca è ricca. Lo sono molto meno a guardare quanto accade all’interno delle redazioni. La Federazione nazionale della stampa ha provato a squarciare il velo, spesso e resistente, promuovendo una ricerca che ha fornito risultati sorprendenti: l'85% delle giornaliste ha subito una qualche forma di molestia nel corso della propria vita professionale. Il 34,5% confessa abbracci, baci, palpeggiamenti contro la sua volontà. In tutti i casi l'effetto è identico: profondo disagio. Sul luogo di lavoro.

La rilevazione voluta dalla Fnsi tramite la Commissione pari opportunità, che si è avvalsa della consulenza scientifica di Linda Laura Sabbadini, è stata avviata in collaborazione con Casagit, Inpgi, Usigrai, Ordine dei giornalisti e Agcom. Si è basata su 1.132 questionari compilati in forma anonima da altrettante giornaliste via web ed è stata condotta da Kairos ricerche. Gli esiti, orientativi (è la prima indagine sperimentale sul tema), gettano una luce fosca nei rapporti tra i generi in una professione che dovrebbe essere per definizione più informata e consapevole.

Eppure succede. Succede che battute, commenti sull'aspetto fisico, domande invadenti sulla vita privata e sguardi inopportuni o lascivi che mettono a disagio siano una colonna sonora costante nella vita professionale delle giornaliste, che infastidisce quando non offende.

Ma fin qui si tratta di parole. Quel che desta preoccupazione è il dato sulle molestie fisiche e sessuali (il 34,9% dichiara di averle subite) e quello sui ricatti sessuali: il 19,3% dichiara di essere stata sottoposta a richieste di prestazioni sessuali mentre cercava lavoro e il 13,8% per progredire nella carriera.

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La gamma delle molestie a sfondo sessuale è vasta: si va da inviti insistenti a uscire, avance e commenti ripetuti via social, sms e whatsapp, invio di immagini o regali con esplicito riferimento sessuale, pedinamenti, telefonate oscene. E minacce, tante: di condividere video e immagini contro la volontà dell'interessata o di violenza vera e propria. Più della metà delle molestie avviene entro i 35 anni di età, ma non è risparmiata alcuna fascia di età.

Colpisce che il 35% delle giornaliste riferisca di averle subite in mezzo ad altri colleghi, in redazione. «Indica - segnala la Fnsi - che c'è un clima diffuso di "accettazione" o scarsa consapevolezza della gravità delle molestie, siano anche solo battute che mettono a disagio chi ne è oggetto. Nel 22,7% dei casi avviene in redazione ma in una stanza chiusa mentre il 26% all'esterno». Quando sono presenti testimoni, solo nel 18,4% dei casi viene riferito un intervento, una reazione. Per il resto silenzio.

Infine, il doloroso capitolo delle denunce: appena il 2,2% ne ha presentata una. Nella maggior parte dei casi perché i fatti non erano abbastanza gravi o perché erano avvenuti una volta sola, ma anche per evitare "perdite di tempo" e paura di essere giudicata, non creduta, maltrattata. «I dati ci dicono che si tratta di un fenomeno quasi strutturale», ha commentato Sabbadini ieri alla presentazione dell'indagine. «Ci dicono che alle molestie sul lavoro si è fatta in qualche modo l'abitudine, come se fosse normale. Un clima contro il quale è necessario un cambio di mentalità».

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