analisiL’ANALISI

L’abbraccio insidioso tra politica e mercati

di Morya Longo

3' di lettura

Se per anni le elezioni hanno avuto un minimo impatto sui mercati finanziari, perché vissute dagli investitori come non-eventi, improvvisamente il rischio-voto è tornato a dettare la linea. Prima delle presidenziali francesi lo spread dei titoli di Stato d’Oltralpe rispetto ai Bund è raddoppiato (dai 31 punti base di dicembre ai 62 pre-voto). Prima delle elezioni di Trump la turbolenza è stata elevata. È bastata, pochi giorni fa, la sensazione che l’Italia andasse alle urne anticipatamente per far salire lo spread dei BTp sopra quota 200 punti.

Ieri l’esito incerto del voto inglese ha fatto scivolare la sterlina del 2% circa nella notte. Nulla di drammatico, certo. Nulla di eclatante. Ma comunque, in un contesto generale di volatilità ai minimi, si tratta di movimenti non irrilevanti. Che hanno un significato ben preciso: i mercati sono tornati a «prezzare» (a volte sbagliando) il rischio politico prima delle elezioni. Era da anni, escludendo casi specifici, che non succedeva in modo così vasto e diffuso nei Paesi occidentali.

Loading...

Il rischio politico pre e post-elettorale è tornato a muovere i mercati perché tutte le ultime elezioni non sono state percepite dagli investitori come normali votazioni. La “battaglia” in Francia era tra un candidato pro-Europa (Macron) e una candidata che voleva portare la Francia fuori dall’euro (Le Pen). Non si scontravano insomma due programmi diversi, ma due concezioni opposte dell’Europa. Del futuro. L’impatto sui mercati è stato minimo perché tutti i sondaggi davano Macron largamente vincente, ma la tensione c’è comunque stata. In Olanda, lo scorso 15 marzo, la partita era analoga. Nelle elezioni italiane lo scontro - agli occhi degli investitori - sarà identico. Dal voto britannico di ieri si dovevano avere indicazioni sull’indirizzo del futuro Governo nelle trattative con l’Europa su Brexit: anche qui l’impatto sulla sterlina è stato minimo perché l’impasse parlamentare è stata velocemente superata, ma un effetto comunque c’è stato.

In tutte queste elezioni c’è stato insomma uno scontro tra partiti pro-sistema e anti-sistema, tra diverse concezioni del futuro. È questo che rende i mercati finanziari tesi: il clima da «o la va o la spacca» (non a caso titolo di un report di Commerzbank di qualche giorno fa proprio sulle elezioni italiane) crea incertezza e rende difficile l’allocazione dei capitali sui mercati. Un investitore che non riesce a capire se il futuro avrà ancora l’euro oppure che non riesce a prevedere se sarà «hard» o «soft» Brexit, è come un autista che guida nella nebbia: sbanda. Questo aumenta i timori, le fughe di capitali e fomenta la speculazione di breve periodo a seconda di quanto credibile elettoralmente sia la vittoria del fronte anti-sistema. Oltre ad avere riflessi negativi anche sull’economia reale, dato che l’incertezza frena gli investimenti e i consumi.

Insomma: la politica ha un sempre maggiore peso sui mercati finanziari, e viceversa i mercati hanno sempre un maggiore peso sulla politica. Lo «spread» diventa tema di dibattito da parte di una classe politica che spesso non conosce la finanza, e contemporaneamente il dibattito elettorale muove le decisioni di investitori che capiscono poco di politica. Due mondi diversi, che parlano lingue diverse, si trovano a confrontarsi. Spesso, senza comprendersi. Si potrebbe discutere per ore su quanto i mercati possano influenzare il normale corso delle elezioni e della democrazia. O viceversa. Ma difficilmente si potrà spezzare questo legame tra politica e mercati: perché è troppo confusa la prima e sono troppo grandi e invasivi i secondi.

Riproduzione riservata ©

Brand connect

Loading...

Newsletter

Notizie e approfondimenti sugli avvenimenti politici, economici e finanziari.

Iscriviti