allo studio 60 nuovi farmaci

L’abuso di antibiotici come una bomba a orologeria: 2,4 milioni di morti al 2050

A riportare d'attualità gli allarmanti dati Ocse è il presidente di Farmindustria, Massimo Scaccabarozzi, che nel corso di un'audizione in commissione Affari sociali della Camera ha ribadito come la quota di infezioni sia cresciuta in Italia a una percentuale quasi doppia rispetto alla media Ocse

di Ernesto Diffidenti


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2' di lettura

Circa 2,4 milioni di persone potrebbero perdere la vita in Europa, Nord America e Australia nel periodo 2015-2050, a causa dell'antibiotico-resistenza, una vera e propria bomba a orologeria pronta a esplodere in tutto il mondo. Ma sarebbero Italia, Grecia e Portogallo a collocarsi ai primi posti tra i Paesi dell'Ocse per i più alti tassi di decesso. A riportare d'attualità gli allarmanti dati Ocse è il presidente di Farmindustria, Massimo Scaccabarozzi, che nel corso di un'audizione in commissione Affari sociali della Camera ha ribadito come la quota di infezioni sia cresciuta in Italia a una percentuale quasi doppia rispetto alla media Ocse (dal 17% del 2005 al 30% del 2015).

In Italia primato morti per antibiotico-resistenza - GUARDA IL VIDEO

Secondo gli ultimi dati potrebbero dunque moltiplicarsi, entro il 2050, i decessi (ne sono stimati 450mila) e i costi a carico della collettività (circa 13 miliardi) legati all'allungamento delle degenze in ospedale, eventuali invalidità e uso di farmaci diversi. Nel mirino l'uso inappropriato e smodato degli antibiotici. «Il problema - ha spiegato Scaccabarozzi - non è legato agli antibiotici ma all'uso inappropriato che se ne fa». Attualmente sono in commercio 750 antimicrobici, «di cui 268 inseriti dall'Oms nella lista dei medicinali essenziali». Dunque, l’antibiotico «non va demonizzato ma usato sotto stretto controllo medico e in caso di effettiva necessità».

Lo sviluppo e l’impiego degli antibiotici, a partire dalla seconda metà del XX secolo, ha rivoluzionato l'approccio al trattamento e alla prevenzione delle malattie infettive e delle infezioni ritenute in passato incurabili. Tuttavia, la comparsa di resistenze agli antibiotici è diventata più veloce dello sviluppo di nuove molecole anche se l'industria ribadisce la volontà di continuare a investire nella ricerca. «Al momento sono 60 i nuovi antibiotici in fase di sviluppo e almeno 40 potrebbero arrivare ad essere autorizzati per il commercio - ha sottolineato Scaccabarozzi -. Si tratta di farmaci appositamente studiati per sconfiggere i patogeni più resistenti». Nel frattempo Farmindustria sta sviluppando una “rete” con le istituzioni e le società scientifiche per diffondere la cultura della prevenzione e affrontare il tema della resistenza agli antibiotici a partire dalla formazione/informazione nelle scuole.

A tenere banco alla Camera è stato anche l’uso estensivo e talvolta non necessario degli antibiotici in agricoltura e negli allevamenti che avrebbe consentito a ceppi farmaco-resistenti di arrivare all'uomo attraverso la catena alimentare. «Non ci sono evidenze in questo senso», ha sottolineato Marco Pelosi, presidente dell'Associazione nazionale medici veterinari (Anmvi) secondo cui le analisi condotte da veterinari e Carabinieri dei Nas indicano «contaminazioni degli alimenti con antibiotici in parte davvero residuale (0,5%)». Mentre altri dati indicano una reale diminuzione dell’uso degli antibiotici negli allevamenti di circa il 30%. «Si conferma una tendenza al ribasso - ha concluso Pelosi - dimostrando che gli orientamenti dell'Unione europea uniti alle campagne nazionali, in primis la ricetta elettronica veterinaria introdotta in Italia, stanno avendo un effetto positivo sulla tracciabilità e sull'uso prudente degli antibiotici negli animali».

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