Pitti uomo 96, lo Speciale di Moda24

SPECIALE PITTI UOMO

L’accesso ai mercati extraUe è il vero jolly della moda uomo

di Silvia Pieraccini


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3' di lettura

Riuscire a capire come (e dove) andranno i mercati, ormai è difficile come azzeccare un terno al lotto. E questa 96esima edizione del Pitti Uomo, il salone-lifestyle della moda maschile che invade la Fortezza da Basso di Firenze (dall’11 al 14 giugno, 1.220 marchi per il 45% esteri presentano le collezioni per la primavera-estate 2020) catalizzando come sempre l’attenzione dei maggiori operatori internazionali del settore, sarà lo specchio di questa distorsione.

I (pochi) punti certi sono il peggioramento congiunturale con cui si è chiuso il 2018 e si è aperto il 2019; l’andamento dei mercati extraeuropei più favorevole rispetto a quelli europei; il riassetto in atto nel sistema distributivo, tra catene in crisi e commercio online all’arrembaggio.

Per il resto, sono il posizionamento e la “forza” delle singole aziende a decretarne i risultati. «C’è un divario sempre più ampio tra chi ha accesso ai mercati extraeuropei e chi non ce l’ha», afferma Claudio Marenzi, presidente di Pitti Immagine e di Confindustria Moda.

I dati Istat sull’export di gennaio-febbraio, in realtà, lasciano buone speranze all’industria italiana della moda uomo, segnando +7,3% rispetto ai primi due mesi del 2018: andamento che sembra contraddire l’indagine a campione sul primo trimestre dell’anno fatta da Confindustria Moda sulle aziende della filiera tessile-abbigliamento, che aveva messo in mostra il ricorso pesante alla cassa integrazione. Ma in realtà le due rilevazioni non sono comparabili né per oggetto né per periodo, e i segnali in arrivo dal mercato, come sottolinea Confindustria Moda, sono davvero «molto contrastanti».

In compenso il 2018 si è chiuso col sorriso per l’industria tricolore della moda maschile, con +2,4% di fatturato (a 9,5 miliardi), +4,9% di export (a sfiorare 6,4 miliardi) e un saldo commerciale sopra i due miliardi. Due capi su tre ormai vanno all’estero (il 67,2%) con una grande novità: il primo mercato di sbocco è diventato il Regno Unito (+7,6%), che ha scalzato la Germania (+2,3%). Superstar per crescita è la Cina con +36,2% (all’ottavo posto). Il mercato italiano resta malato e segna -4,8%.

I segnali contrastanti sul futuro hanno spinto Pitti Uomo a mettere insieme un calendario di sfilate, presentazioni e mostre come mai prima d’ora, complice l’edizione estiva che consente di utilizzare luoghi all’aperto e il compleanno societario: «In occasione dei 30 anni di Pitti Immagine - spiega l’amministratore delegato Raffaello Napoleone - capitalizziamo i nostri sforzi che da sempre toccano la cultura della moda, l’internazionalizzazione, il sostegno ai talenti, i servizi agli espositori e ai buyer, e realizziamo un programma di eventi molto consistente». Dalla sfilata uomo di Givenchy a quella di Ferragamo, dal fashion show di Msgm per i primi dieci anni di attività a quello di Marco De Vincenzo che lancia la collezione uomo, fino all’americano Sterling Ruby che debutta col brand S.R. Studio La.ca, fino alla maxisfilata di LuisaViaRoma in collaborazione Carine Roitfeld, sarà un susseguirsi di appuntamenti in location speciali. Ma anche dentro la fiera approdano marchi come Armani Exchange e Karl Lagerfeld per rendere omaggio alla memoria dello stilista e uno spazio multimediale dedicato al department store Coin Excelsior specializzato in marchi premium. «Sono tutti tasselli di un solo mosaico - aggiunge Napoleone - che ha come elemento fondamentale la mostra sugli ultimi 30 anni di moda maschile a Palazzo Pitti, che porterà alla nascita della prima collezione uomo all’interno di un Museo della moda».

È un omaggio a Marco Rivetti, presidente di Pitti Immagine dal 1987 al 1995, che seppe intuire e accompagnare la trasformazione della fiera in salone-lifestyle. Oggi ci sono nuove sfide da cavalcare, prima fra tutte il cambiamento del sistema distributivo e l’integrazione dei canali digitali. «Un salone come Pitti Uomo deve rafforzare sempre più i servizi agli espositori - sottolinea Napoleone - per migliorare e rendere più produttivo il loro lavoro».

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