Asia e Oceania

L’accordo Pechino-Ue libera risorse e capitali

La Commissione ha reso pubblico il testo della storica intesa tra i due blocchi

di Rita Fatiguso

(motortion - stock.adobe.com)

3' di lettura

Le pressioni per conoscere i termini precisi di un testo in gestazione per sette lunghi anni e rimasto blindato fino all’ultimo erano diventate fortissime.

Un articolato inaccessibile fino a ieri mattina, quando a suo stesso dire la Commissione europea in «nome della trasparenza» ha reso pubblico il contenuto dell’intesa Europa-Cina sancito dall’accordo di principio del 30 dicembre scorso durante l’incontro virtuale tra i presidenti della Commissione Ue Ursula von der Leyen e della Repubblica popolare cinese Xi Jinping.

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A parte l’effetto politico immediato - avvicinare l’Europa alla Cina in linea con una politica comune nei confronti di Pechino -, il Comprehensive agreement on investment (CAI) ridisegnerà il futuro dei rapporti commerciali tra i due blocchi.

Lo si ricava dalla lettura dell’articolato lungo una settantina di pagine che richiederà sforzi immani ai 27 Paesi europei e soprattutto alla Cina per la quale non sarà facile adeguare la macchina amministrativa elefantiaca e le relative impalcature giuridiche in nome della bilateralità.

Lo sforzo titanico non risparmierà i tecnici che dovranno completare l’opera entro quest’anno per arrivare alla sigla definitiva di tutto il CAI e curarne la messa a regime nei due anni successivi.

Infatti il testo diffuso ieri con la clausola without prejudice, è ufficiale ma non può essere fatto valere in giudizio semplicemente perchè dovrà essere integrato e una volta completato, firmato. Se fosse una trattativa tra privati si parlerebbe di a term sheet, una sorta di atto preliminare, ma in questo caso il trattato deve essere “semplicemente” completato.

Inoltre è la stessa Commissione europea a spiegare che gli allegati, quelli che dovranno riguardare la liberalizzazione reciproca di determinati investimenti indicati nel testo saranno resi noti a febbraio. Una volta completato e firmato varrà indefinitamente, il CAI è senza scadenza, salvo disdetta da esercitare nel termine di sei mesi.

Partendo dalle conferme, forse la più importante è la questione della protezione reciproca degli investimenti che sarà oggetto di un negoziato a parte. D’altronde era scritto chiaro e tondo nel documento circolato a uso del Coreper che raggruppa gli ambasciatori dei 27 e che ha dato l’ok politico all’accordo. Il documento di cui Il Sole 24 Ore era venuto in possesso (si veda l’edizione del 31 dicembre) diceva chiaro e tondo che i negoziati sulla protezione degli investimenti proseguiranno su un binario separato.

La questione della protezione della sicurezza nazionale resta complessa, tra l’altro Pechino solo dal 18 gennaio ha una legge sulla protezione degli investimenti che coinvolgano la sicurezza nazionale, e tutti e 27 i Paesi a loro volta hanno uno strumento in grado di mettere dei paletti a tutela dell’interesse nazionale e che, sembra di capire, rimarranno intatti.

Poi c’è un aspetto molto interessante per le imprese e che riguarda la mobilità dei manager e degli “specialisti”, lavoratori qualificati, dei due blocchi, Europa e Cina, per i quali è stato creato - salva la definizione molto dettagliata di cosa si intenda per manager e specialisti agli effetti del CAI - un canale privilegiato e quindi una visa con notevoli benefici per le aziende europee e cinesi. Prima del Covid-19 che, ovviamente, ha congelato la mobilità e non solo, dei manager questa era un’istanza particolarmente sentita da entrambe le parti.

Sotto il cappello della trasparenza vengono elencate attività che dovranno essere liberalizzate in dettaglio, dai servizi di business a quelli di comunicazione alle costruzioni alla distribuzione, ai servizi per l’ambiente e finanziari, all’healthcare, al turismo, ai trasporti.

Nero su bianco sono riportate anche le convenzioni dell’ILO ancora non ratificate dalla Cina che hanno portato l’accordo sull’orlo del baratro, come ha rivelato l’ambasciatore UE a Pechino, Nicolas Chapuis.

I meccanismi di soluzione delle liti anche tra Stati sono stati messi a punto, e anche l’arbitrato nonchè le modalità di scelta del Foro competente a decidere.

I capitali potranno fluire liberamente da ambo le parti e anche questo sarà un versante importante da approfondire vista la ritrosìa storica di Pechino.

Molto interessante infine la previsione di un Investment committee (e del Working group che dovrà supportarlo) abilitato a valutare l’andamento del CAI.

Sarà formato dall’EU China High level economic and trade dialogue e creato nell’ambito della Commissione europea e del Consiglio di Stato cinese a livello vice-ministeriale.

Si tratta proprio dei motori che hanno portato allo storico accordo tra Cina ed Europa.

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