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L’acqua delle dighe alla pianura, gli invasi sono a livelli di guardia

di Carlo Andrea Finotto

 La diga di Place Moulin, è uno degli invasi più ampi d'Europa. L’energia idroelettrica è prodotta tramite la centrale di Valpelline, posta 1000 metri più in basso

3' di lettura

La siccità fa sentire i suoi effetti a medio e lungo termine e le dighe che ricadono sotto la giurisdizione della Compagnia valdostana delle acque (Cva) stanno rilasciando acqua a tutto spiano, nel tentativo di rispondere alla domanda che proviene soprattutto dalla pianura, anche da fuori regione, dal Piemonte. E pure la Dora Baltea sta portando nel bacino del Po un sacco di acqua.

A giugno, al punto di rilevamento di Quincinetto, è stato rilevato un flusso mensile di 41 milioni di metri cubi di acqua. Buone notizie per l’agricoltura e i campi assetati dal super caldo e dalla siccità di questi mesi, ma c’è un rovescio della medaglia.

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Facciamo un passo indietro. Tra i principali contributi per alimentare i corsi d’acqua e riempire gli invasi c’è quello della neve che si accumula in quota durante l’inverno e poi si scioglie gradualmente dalla tarda primavera fino all’estate inoltrata.

Lo scorso inverno, però, di neve ne è scesa poca, comunque meno di quanto avrebbe dovuto. Nei mesi primaverili, anche la pioggia è mancata e continua a farsi desiderare. Ci sono problemi per le colture per gli allevamenti in pianura, ma anche per chi – e in Valle d’Aosta sono tanti – porta gli animali in quota: molte sorgenti sono asciutte. Inoltre le temperature superiori alla media da parecchie settimane hanno “compresso” a solo un mese il fenomeno della “morbida”, come in gergo viene definito lo scioglimento della neve che alimenta torrenti e fiumi. Ecco perché, ad esempio, la Dora Baltea è così ricca d’acqua. Una sorta di paradosso causato dalle anomalie climatiche, come ricordava nei giorni scorsi a Radio3 Vanda Bonardo (presidente di Cipra Italia, la commissione internazionale, non governativa, per la protezione delle Alpi).

«Normalmente il grosso della portata generata dallo scioglimento della neve arriva fino a fine agosto, ma quest’anno l’esaurimento è arrivato in anticipo di un mese e mezzo o addirittura due» spiega Enrico De Girolamo, direttore generale di Cva, che aggiunge: «Quando la neve è tutta sciolta e il caldo continua si sciolgono i ghiacciai».

Tutta quest’acqua contribuisce ovviamente ad alimentare anche i 32 impianti idroelettrici del gruppo Cva, impianti con una potenza nominale complessiva di 934,5 MW e che producono ogni anno circa 2,9 miliardi di kWh di energia pulita a emissioni zero. Del patrimonio della Compagnia valdostana delle acque fanno parte sei grandi dighe situate in quota. Grandi serbatoi di acqua – come la diga di Place Moulin, tra le più grandi d’Europa – che in questa fase stanno dando un contributo importante per combattere la siccità oltre che produrre energia elettrica.

«I bacini hanno un riempimento inferiore di oltre il 40% rispetto al 2021 che già non era stata una stagione molto ricca» chiarisce De Girolamo.

Ma sono anche altri i dati che danno la misura di quanto sia critica la situazione. «Place Moulin, a Valpelline, ha una capacità superiore ai 90 milioni di metri cubi – spiega De Girolamo –. A fine giugno 2021 eravamo a 62 milioni di metri cubi, mentre quest’anno nello stesso periodo eravamo poco sopra ai 36 milioni. In un anno normale l’invaso arriva sopra gli 80 milioni di metri cubi verso fine agosto».

Per monitorare la situazione si tengono riunioni periodiche dell’Autorità di bacino distrettuale del Po con le Regioni copinvolte, per definire le eventuali disposizioni cui attenersi; a fronte della grave siccità, Compagnia valdostana delle acque «ha deciso di rilasciare il 75% dell’acqua che entra nei bacini. Negli anni scorsi “svasavamo” al 45% degli apporti» chiarisce il direttore generale di Cva, che sottolinea anche, però, come questo sia il limite massimo di erogazione «per ragioni tecniche e per evitare problemi di sicurezza e strutturali sulle condotte. Inoltre, scendere al di sotto dei livelli di riempimento attuale degli invasi non consentirebbe di ottemperare agli obblighi di fornitura di energia idroelettrica modulante per il bilanciamento della rete».

Insomma, la situazione è delicata e si gioca sul complesso equilibrio tra le diverse esigenze. Già ora la situazione ha delle conseguenze: «Siamo al 23% in meno della produzione di energia rispetto al budget stilato sulla media degli ultimi anni. Ed è probabile che con le prossime previsioni i dati saranno rivisti al ribasso» dice De Girolamo.

Il fatto è che secondo le previsioni degli esperti, è probabile che nei prossimi 20-30 anni la quantità di acqua che arriverà al suolo sarà più o meno la stessa, ma cambierà la forma: meno neve e più pioggia, anche con fenomeni violenti. Verrà sempre più a mancare, quindi, l’accumulo in quota che costituisce un serbatoio naturale a lento rilascio e, in compenso, l’acqua rischia di essere persa se viene stoccata. Per questo, dice Enrico De Girolamo, «in alcune regioni europee si stanno realizzando mini bacini da impiegare anche per utilizzo irriguo».

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