in procura a roma

L’ad Consip accusa Tiziano Renzi e Verdini

di Ivan Cimmarusti e Sara Monaci

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(Ansa)


3' di lettura

Nell’inchiesta sugli appalti della Pa gestiti da Consip, gli occhi sono puntati su un presunto incontro a tre: l’imprenditore di Scandicci Carlo Russo (indagato per traffico illecito di influenze), Alfredo Romeo (arrestato per corruzione) e il padre dell’ex premier, Tiziano Renzi (indagato per traffico illecito di influenze). Non è chiaro se questa cena sia veramente avvenuta, ma è proprio da questo dettaglio che potrebbero dipendere le future accuse nei confronti di Renzi padre, che verrà ascoltato oggi dai magistrati Paolo Ielo e Mario Palazzi. Altro punto da chiarire: Renzi padre incontrò anche Luigi Marroni, ad di Consip (non indagato), o questo incontro non è mai avvenuto?

La ricostruzione degli inquirenti descrive un possibile «concerto» tra Russo e Tiziano Renzi per ricevere «somme di denaro mensili» da parte di Alfredo Romeo, imprenditore finito due giorni fa in custodia cautelare in carcere con l’accusa di aver corrotto un funzionario della Consip, Marco Gasparri. La remunerazione sarebbe servita a «mediare verso Marroni, in relazione allo svolgimento delle gare». Alle possibili remunerazioni farebbero riferimento, secondo la procura di Napoli da cui l’inchiesta è partita, due appunti di Romeo scritti a mano e ritrovati nella spazzatura, con su scritto: «30mila per T. e 5mila per CR».

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A questo punto ci sono tre versioni diverse. Tiziano Renzi sostiene che, sebbene tutti e tre si conoscessero, l’incontro non sarebbe mai avvenuto: possibile cioè che Russo abbia utilizzato il suo nome con Marroni senza esserne a conoscenza, per ottenere un aiuto per Romeo.

L’ad di Consip Luigi Marroni, secondo quanto riportato dall’Espresso relativamente al suo interrogatorio del 20 dicembre con i procuratori napoletani Henry John Woodcock e Celeste Carrano, sostiene che «Russo chiedeva di intervenire sui commissari di gara per conto del babbo di Matteo e del parlamentare di Ala. Mi dissero - spiega - che loro erano arbitri del mio destino professionale». Poi rivela che nel marzo 2016 incontrò il padre di Renzi in piazza Santo Spirito a Firenze, e lui gli chiese di assecondare le richieste di Russo a favore di Romeo.

Infine una terza versione, quella di Alfredo Mazzei, commercialista e esponente del Pd di Napoli, che in un’intervista a Repubblica racconta un episodio riportato da Alfredo Romeo, e di cui lui però non sarebbe stato testimone diretto. «Da quel che mi disse Alfredo, cenarono o pranzarono insieme (Romeo, Russo e Renzi). L’impressione è che quella cena riservata servisse proprio a parlare di strategie su Consip».

Le pressioni sui giudici

Si apre intanto un nuovo filone di indagine. Alfredo Romeo riteneva di poter veicolare a proprio vantaggio anche le sentenze del Consiglio di Stato. L’immobiliarista napoletano si vantava di aver creato una rete di rapporti con la giustizia amministrativa.

Il particolare è riportato nelle intercettazioni tra Romeo e l’ex deputato di An Italo Bocchino, inviate dalla procura di Napoli e all’ufficio requirente capitolino. Si tratta di nuovi documenti in corso di istruzione dal pool reati contro la Pa di Roma, di cui c’è traccia anche negli atti dell’indagine sulla maxi commessa Fm4 di Consip da 2,7 miliardi. A Marco Gasparri, dirigente della centrale acquisti indagato per corruzione, è stato chiesto conto di alcune conversazioni intercettate, in cui Romeo si vantava di questi presunti rapporti che avrebbero portato al Consiglio di Stato. Ancora una volta Gasparri ha spiegato che era Romeo a raccontare questi particolari.

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