Antonella Folgori

L’ad dell’azienda italiana ReiThera: «Se il nostro vaccino si dimostrerà sicuro, priorità allo stato italiano»

«Al momento la capacità produttiva è di decine di migliaia di dosi ma ci stiamo attrezzando su larga scala per produrne diversi milioni già dalla fine di quest’anno»

di Barbara Gobbi

Oggi allo Spallanzani inizia la sperimentazione del vaccino anti Covid (Ansa)

3' di lettura

«Siamo grati all’Istituto Lazzaro Spallanzani per la continua collaborazione e a ministero della Ricerca e Regione Lazio per aver finanziato la sperimentazione e la produzione iniziale del vaccino GRAd-COV2. Non vediamo l’ora di fornire aggiornamenti su sicurezza ed efficacia e avanzare nella sperimentazione internazionale di Fase 2/3 nel corso dell’anno». Plaude al lavoro di squadra l’ad di ReiThera Antonella Folgori, «società italiana e quindi soggetta a tassazione italiana» – tiene a sottolineare – che oggi ha tagliato il nastro della sperimentazione clinica del primo vaccino “made in Italy” testato sul “paziente 1” proprio allo Spallanzani di Roma.

Si parla di un vaccino che resterà di proprietà dello Stato italiano...

Quello che posso dire è che verrà data sicuramente priorità allo Stato italiano, qualora si fosse nelle condizioni di andare avanti con lo sviluppo clinico. Quello che è iniziato oggi è il primo passo, visto che con la Fase 1 si dà il “la” allo sviluppo clinico del vaccino. Sulla base dei risultati, che ovviamente speriamo siano positivi in termini di sicurezza e di immunogeneticità, andremo avanti con le Fasi 2 e 3. Contemporaneamente ci stiamo attrezzando per implementare la nostra capacità produttiva: se avremo i finanziamenti contiamo di portare avanti sia lo sviluppo clinico che la produzione su larga scala delle dosi che saranno messe a disposizione dell’Italia.

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Con quante dosi si parte?

Al momento la capacità produttiva è di decine di migliaia di dosi ma ci stiamo attrezzando su larga scala per produrne diversi milioni già dalla fine di quest’anno.

Le Fasi 2 e 3 come le prefigurate?

Stiamo disegnando uno studio clinico che ci consenta di confermare i dati della Fase 1 su numeri molto più grandi e l’efficacia andrà dimostrata in Paesi dove il virus circola molto. Ovviamente bisognerà vedere l’evolversi dell’epidemia, ma l’idea è di passare immediatamente dalla Fase 1 a una Fase 2/3, dove si aumentano i numeri - perché è fondamentale dimostrare la sicurezza del vaccino su grandi quantità di persone – e ci si prepara poi a dimostrare l’efficacia.

Quindi una procedura accelerata?

Esatto. Ed è quello che stanno facendo tutti i principali sviluppatori di vaccino anti Covid. Pensiamo di aumentare i numeri in maniera graduale ma molto rapida, quindi coinvolgendo molti centri per avere la possibilità di valutare il prodotto su ampia scala.

Il minimo di persone su cui testare un vaccino quale sarà?

Almeno 10mila.

E i tempi per averlo, il vaccino?

Dipenderà molto da quanto si riuscirà ad andare veloci con la Fase 2 e 3 e anche dall’interazione con le agenzie regolaratorie che dovranno valutare il pacchetto di dati. Non è facile fare previsioni, ma probabilmente non sarà prima di metà 2021. O forse prima, chissà. Contano senz’altro anche i risultati degli altri candidati vaccini che sono in fase più avanzata di sperimentazione.

Che significato ha un vaccino “made in Italy”?

Siamo di fronte a una pandemia e a un virus nuovo: è importante disporre di tante strategie vaccinali diverse. Non si è ancora dimostrato che una è migliore dell’altra e c’è anche il problema dell’elevato numero di dosi che sono necessarie a livello mondiale. Tanto più è importante, quindi, mettere in campo diversi approcci. Non è cruciale arrivare primi: piuttosto, chi arriverà primo genererà una serie di informazioni che potranno essere utilizzate anche dagli altri. Ed è opportuno che ogni Paese faccia il proprio sforzo per avere un vaccino dedicato alla popolazione.

In ogni caso il tempo gioca un ruolo-chiave.

Certamente. Nel caso dello sviluppo di questo vaccino, fin dall’inizio ci siamo dovuti porre il problema di poter disporre di tante dosi anche senza avere ancora i risultati finali su sicurezza ed efficacia. ReiThera, così come gli altri produttori, ha avviato fin dall’inizio in parallelo lo sviluppo clinico che deve portare alla dimostrazione della sicurezza e dell’efficacia, e l’implementazione di strategie e di strutture per la produzione su larga scala. Per il Covid non si possono fare le cose in sequenza come avviene tradizionalmente – prima aspettare i risultati e poi porsi il problema della produzione industriale -: le sfide sono molteplici e vanno affrontate insieme fin dal primo momento.

Quindi si rischia, nell’ipotesi peggiore, di “buttare” il lavoro fatto?

Gli investimenti per la produzione su larga scala vanno fatti subito, con i finanziamenti opportuni: in ogni caso saranno utilizzati per altri vaccini.

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