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L’addio di Carreri ad Anima. «L'indipendenza è un valore»

Il «testamento» dopo l’addio a sorpresa del manager che ha guidato il gruppo del risparmio gestito ininterrottamente dal 2009

di Maximilian Cellino


3' di lettura

«Lascio con il bilancio migliore di sempre, dopo una sfida lunga 11 anni durante i quali, dal piccolo operatore captive che gestiva attività per appena 20 miliardi di euro, Anima è diventato un gruppo dieci volte più grande, diversificato fra clientela retail e istituzionale con un modello più resiliente che si appoggia su una serie di partner strategici di lunga durata e permette di realizzare margini 14 volte superiori». Marco Carreri, il manager che ha guidato Anima dal 2009 e che lascia - non senza sorpresa - la carica di amministratore delegato al termine del mandato che scadrà con l’assemblea di fine marzo, non nasconde in un’intervista a Il Sole 24 Ore la propria soddisfazione per i risultati, culminati con l’utile netto per 145,8 milioni (+19%) nel 2019, ottenuti in un contesto non certo semplice.

Perché allora lascia il gruppo proprio adesso?

Con il passare del tempo l’utilità che un amministratore porta a una società tende a diminuire e si deve avere la forza per capire che occorre passare il testimone. Al tempo stesso credo che Anima sia adesso pronta a questo passaggio, perché in questi anni è stata creata una cultura di impresa, si è data ai colleghi l’opportunità di crescere e di creare un management coeso determinato e pronto a portare avanti una storia che abbiamo costruito insieme.

Sta forse dicendo che il suo successore sarà scelto all’interno dell’azienda?

La decisione spetta naturalmente agli azionisti, ma ho sempre lavorato perché questo team, a partire dal direttore generale Alessandro Melzi, crescesse e fosse un giorno pronto a rilevare questo compito per garantire quella continuità gestionale che ritengo un valore da preservare e ulteriormente valorizzare. Mi auguro che chi dovrà individuare il mio successore possa tenere conto di tutto questo.

    Quale consiglio si sente di dare al nuovo a.d.?

    L’indicazione principale è quella di saper ascoltare tutte le parti con cui si è a contatto, ma soprattutto le voci che vengono dall’interno dell’azienda, perché dare credibilità e motivazione a chi lavora con te è fondamentale, al pari della coerenza: puoi anche sbagliare, ma se lo fai con coerenza e avendo sempre in mente il bene dell’azienda la gente ti segue.

    A proposito di sbagliare, cosa non rifarebbe in questi 11 anni?

    Non ho rimpianti, né rimorsi. Qualcosa si poteva fare meglio, ma l’ottimo è il nemico del bene e occorre anche essere pragmatici e fare ciò che si può fare. La frustrazione maggiore del nostro lavoro è dipendere da una rete terza, ma questo è il modello di business che abbiamo ereditato e non si poteva cambiare. Abbiamo semplicemente cercato di farlo rendere al meglio, appoggiandoci anche alla distribuzione di Poste Italiane e sviluppando una presenza sempre più marcata sul segmento istituzionale.

    Nessun rimpianto per non essere ancora riuscito ad acquisire Arca Sgr?

    Con Arca dividiamo lo stesso Dna e un modello di business identico, un’aggregazione l’avremmo vista e continuiamo a vederla con grande favore, ma la società non è mai stata davvero contendibile, almeno fino adesso. Anche un’operazione con Pioneer avrebbe potuto cambiare il nostro volto, ma le condizioni economiche a cui è stata conclusa e le sinergie grandi che Amundi è stata in grado di estrarre non erano alla nostra portata.

    Che futuro vede per Anima?

    Mi auguro continui il suo percorso di sviluppo come operatore indipendente e di aggregatore in Italia. È una società che può dare la propria spinta a un sistema che deve necessariamente consolidarsi, a livello bancario come sta avvenendo e anche a livello di asset management: c’è bisogno di operatori di grandi dimensioni se pensiamo che il 45% del risparmio degli italiani viene gestito da società estere. Se andasse in porto la fusione fra Eurizon e Ubi Pramerica avremmo un secondo operatore con masse superiori a 500 miliardi e questo sarebbe importante per l’intera industria.

    Cosa pensa dell’offerta lanciata da Intesa Sanpaolo su Ubi?

    Vista da un osservatore esterno è un’operazione del tutto inattesa ed estremamente brillante dal punto di vista finanziario, che vede ancora una volta Intesa come operatore più rilevante del Paese. Da parte di Anima potrebbe essere positiva perché, oltre a muovere il settore, eliminerebbe per noi lo scenario poco favorevole in cui un nostro partner commerciale come Mps dovesse finire sotto il controllo di Ubi.

    E per Marco Carreri, quale futuro?

    A 58 anni sento il bisogno di ridisegnare almeno in parte le priorità della mia vita e sono pronto a guardare al futuro con occhio più libero e ricettivo a tutto ciò che sta intorno. Valuterò con curiosità le nuove sfide, non necessariamente professionali, che si presenteranno.

    Cosa farà dopo il 31 marzo, giorno dell’assemblea in cui scadrà il suo mandato?

    Andrò in barca a pescare, magari con un buon bicchiere di vino in mano.

    Riproduzione riservata ©
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        Maximilian CellinoRedattore

        Luogo: Milano

        Lingue parlate: italiano, inglese, tedesco

        Argomenti: Mercati finanziari, politiche monetarie, risparmio gestito, investimenti, fonti alternative di finanziamento, regolamento del sistema finanziario

        Premi: Premio State Street 2017 per il giornalista dell'anno - Categoria Innovazione

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