Infrastrutture

L’aeroporto di Firenze rischia di diventare quello di Bologna

Caos sul progetto per la nuova pista di Peretola

di Marco Morino

Caos sul progetto per la nuova pista di Peretola


3' di lettura

In questo momento sembra che la questione infrastrutture, in Toscana, si riduca all’infinita battaglia sulla nuova pista dell’aeroporto di Firenze. Eppure ci sono anche altre priorità, ma la bufera su Peretola ha offuscato ogni cosa. Riassumiamo brevemente i fatti: il 27 maggio 2019 il Tar accoglie il ricorso dei sette sindaci della Piana e Prato contro il porgetto per la nuova pista dello scalo fiorentino, annullando la Valutazione di impatto ambientale (Via). Il 13 febbraio 2020 il Consiglio di Stato respinge il ricorso di Toscana Aeroporti, la società di gestione aeroportuale controllata dal gruppo argentino di Eduardo Eurnekian e presieduta da Marco Carrai,confermando l’annullamento della Via. Risultato: tutto da rifare, il progetto per l’amplimento dell’aeroporto di Firenze torna al punto di partenza.

Qualche giorno dopo la decisione del Consiglio di Stato, il consiglio di amministrazione di Toscana Aeroporti, «nella piena consapevolezza della necessità dell’aeroporto di Firenze di dotarsi di una nuova pista e di un nuovo terminal per rispondere alle evidenti criticità infrastrutturali dello scalo» delibera di «procedere con gli atti necessari» a portare avanti il porgetto per l’ampliamento dell’aeroporto. Il braccio di ferro continua. Di certo, qualunque sia la strada scelta da Toscana Aeroporti e dalle istituzioni, i tempi non saranno brevi: serviranno almeno 2-3 anni per far ripartire il progetto. Intanto Pisa (anche lo scalo pisano è gestito da Toscana Aeroporti) esulta: «Su Firenze la partita è chiusa, ora investite sul Galilei». Il presidente della Regione Toscana, Enrico Rossi (Pd), lancia un avvertimento: «Chi a Pisa esulta è rimasto indietro, da solo il Galilei non tiene l’intero sviluppo della Toscana, il traffico si sposterebbe a Bologna. A chi brinda, dico: attenti, gli unici a brindare senza lo sviluppo di Peretola sarebbero i bolognesi».

In effetti, se si perderà ancora tempo, l’aeroporto di Firenze rischierà di diventare quello di Bologna, il Guglielmo Marconi, forte di più di 9 milioni di passeggeri nel 2019. Con una nuovissima monorotaia (il Marconi Express) lo scalo è collegato in sette minuti alla stazione centrale di Bologna e da lì in mezz’ora di treno ad alta velocità col centro storico fiorentino: si impiega molto meno rispetto al tempo necessario a venire dall’aeroporto di Pisa, mal collegato a Firenze. L’interesse bolognese per l’asse tra i due capoluoghi di Emilia-Romagna e Toscana c’è. Lo ha confermato di recentemente il presidente del Marconi: «È un’ipotesi verosimile e possibile. Nel momento in cui Firenze sarà pronta, possiamo iniziare a ragionare, perché è chiaro che sono due aree strettamente collegate tra loro ed entrambi gli scali sono quotati in Borsa». Intanto però c’è il rischio che Eurnekian disinvesta da Firenze.

Ma la Toscana non è solo l’aeroporto di Firenze. Una buona notizia arriva da un altro progetto infinto: la strada Tirrenica Livorno-Civitavecchia. Il tratto in discussione è quello tra Rosignano e il confine con il Lazio, una dorsale fondamentale anche per il rilancio economico della Maremma, che da decenni soffre di un gap infrastrutturale. L’inserimento della strada Tirrenica nel decreto Milleproroghe ha dato una spinta al progetto. La ministra delle Infrastrutture, Paola De Micheli (Pd), ha comunicato la volontà di nominare un commissario per la gestione dell’opera. Prosegue dunque l’iter per giungere a una superstrada a quattro corsie, sicura, veloce e senza pedaggio.

Restano altre criticità. La prima riguarda il rappoddio e l’elettrificazione della ferrovia Empoli-Siena. Il rilancio di questa tratta di soli 62 chilometri resta di vitale importanza per arrivare a collegare Siena a Firenze in meno di un’ora. Una seconda criticità riguarda il cantiere della Tav di Firenze. A settembre 2019 è stata costituita la nuova società Infrarail Firenze (Ifr), posseduta al 100% da Rete ferroviaria italiana (gruppo Fs Italiane), che potrebbe subentrare a Nodavia al fine di riavviare i lavori del passante ferroviario di Firenze. Sono attualmente in corso interlocuzioni con i commissari straordinari di Nodavia. Si è giunti alle fasi conclusive degli accordi, con la possibilità di riavviare i cantieri - dopo la necessaria project review - entro la fine dell’anno. L’investimento per il nodo Av di Firenze è di circa 1,6 miliardi di euro, di cui circa la metà dedicati al sottoattraversamento.

Intanto a Livorno il sindaco della città, Luca Salvetti, chiede alla ministra De Micheli certezze sulle opere infrastrutturali necessarie all’operatività del porto e alla tenuta socio-economica della città, a tre mesi dalla visita della rappresentante del governo a Livorno.

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