pioniere italiane

L’affermazione di Maria Lai tra mercato e critica

L'interesse intorno alla figura dell'artista sarda è molto vivo: tra mostre e aste si è ritagliata uno spazio all'interno del panorama italiano e internazionale, grazie anche al lavoro delle gallerie.

di Carlotta Mattioni*

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L'interesse intorno alla figura dell'artista sarda è molto vivo: tra mostre e aste si è ritagliata uno spazio all'interno del panorama italiano e internazionale, grazie anche al lavoro delle gallerie.


5' di lettura

La Fondazione Stazione dell'Arte di Ulassai, museo voluto da Maria Lai (1919-2013) in Sardegna e dedicato alla sua opera, ha presentato un nuovo allestimento “Maria Lai. Fame d'infinito”. Inaugurato il 26 giugno (purtroppo chiuso fino al 15 gennaio prossimo) e curato dal direttore artistico del museo Davide Mariani, il nuovo assetto nasce dalla volontà di riflettere su alcuni aspetti centrali della produzione di Maria mediante la collaborazione con enti di rilievo internazionale come il MAXXI (che nel 2019 ha proposto la mostra «Maria Lai. Tenendo per mano il sole» curata da Bartolomeo Pietromarchi e Luigia Lonardelli) e l' Istituto italiano di cultura di Parigi .«La novità sta nel modo di fruire le opere che devono essere viste, ma anche sentite e toccate» ha spiegato. «Abbiamo ricreato alcune installazioni di Maria, come quella con gli specchi che riproducono all'infinito le sue opere. Queste esposizioni multisensoriali sono state realizzate con l'aiuto del Museo tattile Omero ».

Negli ultimi anni la visibilità internazionale dell'artista è quadruplicata sia da un punto di vista dell’attenzione dei curatori e delle istituzioni che del mercato e dei collezinisti.Il legame con la comunità e con il territorio dove l'artista è cresciuta, come sottolinea Giuseppe Garrera, storico dell'arte, collezionista e curatore, è uno degli aspetti centrali dell'arte di Maria Lai: vi è un profondo attaccamento che Maria prova nei confronti della sua regione d'origine e dei suoi abitanti, il territorio così come la mitologia sarda e le persone nutrono la sua arte. Il coinvolgimento della collettività e il rapporto con la comunità, dunque, sono tratti che caratterizzano il modo di concepire l'arte secondo la Lai. «L'arte per Maria deve poter parlare a tutti indistintamente, non può essere considerata né maschile né femminile – afferma Giulia Brandinelli, responsabile dell' Archivio Storico Maria Lai –, il suo linguaggio è stato vario ma coerente, alla ricerca di espressioni sempre attuali e di materiali sempre diversi».

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I materiali e le opere

La loro ricerca è un aspetto centrale dell'arte della Lai, aspetto che è stato esaminato nella mostra “Andando via, Omaggio a Grazia Deledda”, ospitata presso le sale del Mudec dall'11 settembre all'11 ottobre. Grazie al coinvolgimento di alcune tessitrici sarde l'evento si è riallacciato a uno strumento ricorrente nelle opere dell'artista: il filo. Il cucito è una delle tecniche più amate dalla Lai ed è stato impiegato per ristrutturare il lavatoio del paese che le donne usavano come luogo di socializzazione. «Maria installò un telaio sul soffitto del lavatoio cucito insieme alle donne di Ulassai perché amava l'arte pubblica, il suo scopo era plasmare il paese in cui era nata e vissuta» spiega Mariani. Il tessuto costituisce un elemento fondamentale del linguaggio dell’artista sarda ed è alla base di alcune delle sue opere più famose, come l'azione «Legarsi alla Montagna», rimasta nella memoria collettiva di Ulassai, e dei «Libri Cuciti», molto richiesti in asta e sul mercato insieme alle «Geografie» e alle «Fiabe». In collezione al Madre di Napoli,

Il progetto «Legarsi alla Montagna» nasce a partire da una leggenda di Ulassai secondo la quale una bambina si salva la vita afferrando un nastro azzurro: il nastro così come l'arte simboleggia la via della salvezza. L'evento, della durata di tre giorni, consistette nel legare fisicamente, con dei nastri dalla lunghezza complessiva di 27 chilometri, gli abitanti di Ulassai, alle case, alle porte e alle vie del paese stesso: «Maria Lai riuscì dunque a coinvolgere e a far diventare parte stessa dell'opera un'intera comunità» commenta Stefania Miscetti, direttrice della galleria Studio Stefania Miscetti, che la rappresenta dal 1984. Molte sue opere dialogano con il visitatore, si considerino «I Luoghi dell'arte a portata di mano», mazzi di carte con i quali Maria invita a giocare i visitatori o «L'invito a tavola» (n.d.r. Giardino di Boboli, 2004), un desco imbandito con pane e libri in ceramica.

L’affermazione

Maria Lai è divenuta uno dei principali volti dell'arte femminile italiana, vedendo espandere negli ultimi anni il suo mercato sia a livello nazionale che internazionale. La gallerista romana Stefania Miscetti, tra le prime a sostenere il suo lavoro agli inizi della carriera, sottolinea come il mercato della Lai si sia sviluppato rapidamente e ha avuto uno slancio internazionale all'indomani di Documenta 14 e della Biennale di Venezia del 2017 . Tale dato permette di mettere in luce come sia avvenuta una profonda rivalutazione economica dell'artista in seguito alla sua scomparsa, vedendo un costante aumento di interesse nel mondo del collezionismo. Nessuna galleria la rappresenta oggi in maniera esclusiva, ma Brandinelli spiega che l'Archivio si avvale di collaborazioni con diverse gallerie quali M77 Gallery (Milano), Nuova Galleria Morone (Milano), Studio Stefania Miscetti (Roma), Thaddaeus Ropac (Parigi), Isabella Bortolozzi Gallery (Berlino), Repetto Gallery (Londra) e Marianne Boesky Gallery (New York). La galleria di riferimento che ha ospitato il maggior numero di personali e collettive è lo Studio Stefania Miscetti. Essendo stata un'artista molto prolifica è possibile notare come il price range delle sue opere vari a seconda delle fasi di produzione e dai mezzi espressivi, partendo da una base di 2.000 euro fino ad arrivare a 700.000 euro. Dalle analisi dei risultati d'asta è emerso che le opere più apprezzate dal mercato sono i collage e i libri cuciti, invece, secondo l'opinione della Miscetti la produzione giovanile dell'artista, in particolar modo quella dei disegni, dovrebbe essere rivalutata. All'asta il miglior risultato delle vendite dal 2014 al 2020 si registra nel 2019 con un fatturato di 657.317 euro e 79 opere vendute. Il 2020 ha subito un rallentamento probabilmente dovuto al Covid-19, registrando un fatturato di 197.890 euro con 25 lotti battuti. Le case d'aste con maggior fatturato degli ultimi sei anni sono Capitulium Art con 271.909 euro e 43 passaggi, Christie's Londra con 270.000 euro e sole due opere battute e Christie's Milano con 153.750 euro e tre lotti, ai quali vanno aggiunti «Senza Titolo» (1978) e «Lettera ad un amico il giorno del suo compleanno», che sono state vendute rispettivamente a 106.250 euro e a 15.000 euro durante l'asta Thinking Italian del 4-5 novembre 2020 , Milano. Le opere vendute in asta oscillano tra un price range di 1.000-5.000 euro o di 10.000-50.000 euro e gran parte dei lotti è stato aggiudicato ad un prezzo nella stima o superiore (67 opere su 124 totali), tuttavia, è stato rilevato che il tasso di invenduto è piuttosto elevato: 21 opere invendute su 122. «Lenzuolo» (1989) è il top lot degli ultimi sei anni ed è stato battuto da Christie's Londra nell'asta Thinking Italian del 4 ottobre 2018, partendo da una stima di 20.000-30.000 sterline è stato aggiudicato per 150.000 sterline. Nel 2019 il suo secondo miglior prezzo per «Al volger della spola» de 1995 battuto a Londra da Christie’s per 112.277 euro.

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