fuoco amico

Di Maio contro Di Battista: «Da incoscienti indebolire il governo»

di Nicola Barone

3' di lettura

«Destabilizzare il governo in questo momento in cui il presidente del Consiglio sta portando avanti una trattativa difficilissima con l'Unione europea è da incoscienti, e questo lo dico sia al Movimento che alla Lega». Cadono nel mezzo di un momento denso di tensioni le parole del vicepremier Luigi Di Maio. Tensioni interne, dopo le critiche lanciate nel suo libro dall'ex parlamentare Alessandro Di Battista contro i «burocrati chiusi nei ministeri» assai maldigerite dal capo politico pentastellato. Ed esterne, per la non semplice costruzione di un nuova comunanza di intenti con la Lega baciata da un imponente successo elettorale alle urne.

Dinanzi agli attivisti umbri del M5S, in una delle assemblee territoriali a porte chiuse pensate per il rilancio politico, le difficoltà del momento non sono state nascoste dal leader. «Non mi interessa se in buona fede o in mala fede, ma se qualcuno in questa fase destabilizza il Movimento con dichiarazioni, eventi, libri, destabilizza anche la capacità del Movimento di orientare le scelte di governo» scrive oggi Di Maio dopo lo sfogo ampiamente riportato dalla stampa. «Stiamo governando la Nazione Italia, non stiamo giocando a risiko. Si rimettano i carriarmatini nella scatola e ognuno porti avanti il ruolo che è chiamato ad assolvere nella società: ministro, parlamentare, attivista, cittadino».

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Non sono mancati nei mesi segnali di aperta contestazione della linea "governista" culminati adesso nella decisione della senatrice Paola Nugnes di passare al gruppo Misto. Il capo politico controlla «ogni aspetto» della vita del Movimento, è una della accuse cui Di Maio non manca di replicare con un duro post su Facebook. «Leggo che la senatrice Nugnes vuole lasciare il M5S anche perché reputa la legge che taglia 345 parlamentari, una legge anti democratica. Se si vuole tradire una promessa, bisognerebbe dimettersi non passare al Misto». Tuttavia, nel resoconto fatto da Di Maio, i numeri in Parlamento non sono un problema. «In giunta per le elezioni al Senato stiamo per dare l'ok all'ingresso di due nuovi senatori: il seggio del Movimento in Sicilia mai assegnatoci e il seggio della Lega in Emilia Romagna a seguito della vittoria di un ricorso».

Resta il ruolo «per niente semplice» al vertice del Movimento che viene rivendicato dal vicepremier 5S come argine alle riserve espresse dai duri e puri. «Ogni volta che sono riuscito a far approvare una proposta di legge ho dovuto fare un accordo di maggioranza ad un vertice di maggioranza. Mi sono seduto al tavolo per ore e per notti intere ed ho contrattato ogni punto, visto che non abbiamo mai avuto una maggioranza autonoma. Ogni volta che abbiamo preso decisioni su leggi che hanno cambiato o cambieranno la vita a milioni di italiani, ho dato il massimo per trovare la quadra e ottenere il miglior risultato per i cittadini, nonostante le profonde differenze di vedute che c'erano all'interno del governo».

Un messaggio ha poi per chiaro destinatario Matteo Salvini. «Per me la manovra di bilancio si può fare anche domani mattina, il tema è che non ancora conosco quali siano le coperture della flat tax e questo credo sia una responsabilità e un onere della Lega, che ha vinto le elezioni europee ed è giusto che avanzi la proposta economica». Una posizione ripetuta in serata dalla viceministra all’Economia Laura Castelli (M5S): «Nessuno ha ancora visto nel dettaglio il piano della Lega sulla Flat tax. Nessuno ha ancora visto le coperture.. Sono 15 miliardi, non sono pochi, ma se la Lega per un anno ha detto che si può fare non abbiamo motivo di pensare il contrario». Come a dire, ora che il pallino è nelle mani del Carroccio, mostri di voler fattivamente guidare l'azione dell’esecutivo, in un ribaltamento dei ruoli seguiti fino al trionfo delle Europee. La flat tax si farà, assicura dal canto suo Salvini. Per «almeno 15 miliardi», fondi che sono stati «già trovati». «Non è un capriccio della Lega diminuire le tasse alle famiglie, alle imprese, ai lavoratori. È l'unico modo per far ripartire questo Paese. A Bruxelles si mettano l'anima in pace: nel 2020 non tutti ma tanti italiani pagheranno meno tasse, apriranno nuove imprese e ci saranno più assunzioni».

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