La kermesse di Italia Viva

L’affondo di Renzi: «Penso che nel 2022 si andrà a votare. Pd, Lega M5S e Fdi vogliono le urne»

L’ex premier chiude la kermesse fiorentina. «Mattarella? Un galantuomo che ha servito le istituzioni». L’attacco al Pd. «Ha abbandonato la casa da cui siamo partiti. Noi sempre coerenti»

di Ce.Do.

Leopolda, Boschi: "Macchina del fango contro di me su Banca Etruria"

4' di lettura

Non usa giri di parole il leader di Italia Viva Matteo Renzi. Così, chiudendo la Leopolda, l’ex premier non risparmia fendenti agli altri partiti («ho l’impressione che Pd, Lega , M5S e Fdi vogliano le urne») e sull’ipotesi di un ritorno al voto a stretto giro va dritto al punto. «Penso che nel 2022 si andrà a votare anche se la priorità è il Pnrr».

Ma c’è un altro snodo su cui l’attenzione è ormai altissima e sul quale il numero uno di Iv sa di poter far pesare i consensi del suo grappolo di parlamentari: la sfida per il Quirinale. Renzi pesa le parole guardando all’elezione del capo dello Stato e prima rivendica di aver contribuito alla designazione di Sergio Mattarella, al quale la platea assiepata nei padiglioni dell’ex stazione fiorentina tributa una lunga standing ovation.

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Mattarella galantuomo che ha servito le istituzioni

«Leggo le storie più incredibili sull’elezione del presidente della Repubblica. Sono umilmente felice e sommamente fiero di aver concorso all’elezione di un galantuomo come Sergio Mattarella alla presidenza della Repubblica, al quale voglio che arrivi il grazie della Leopolda, un presidente che ha servito le istituzioni anche se qualcuno voleva processarlo per alto tradimento».

Quindi, con un occhio al nuovo match per decidere il successore, è netto: «Voteremo chi sarà in grado di garantire la transizione democratica a livello europeo. Dovremo avere come stella polare l’interesse del paese e il prestigio internazionale nello scegliere il prossimo presidente della Repubblica».

Pd, Lega, M5S e Fdi vogliono le urne

Quando si arriva all’elezione del capo dello Stato, ragiona Renzi, «se si vogliono fare le cose per bene serve capacità tattica, sennò si fa come Bersani che brucia i candidati con i 101. Sono per la competenza, non per le chiacchiere».

Ma non è l’unico affondo lanciato dal leader di Iv. Renzi ne ha per tutti: «Ho l’impressione che i principali leader delle forze politiche italiane, i leader di M5s, Pd, Lega e FdI, abbiano l’interesse ad andare a votare: interesse che è politico, e in alcuni casi personale, perché qualcuno vuole portare in parlamento prima possibile il suo gruppo di riferimento, è un dato di fatto oggettivo».

Il centro è il luogo dove si va per competere e vincere

Lui dice di voler rimanere fuori da questi giochetti, ma non nasconde le sue ambizioni. «Se vedete il centro come un luogo di ambizioni personali allora non funzionerà mai, ma se lo immaginate come luogo dove si va per competere e per vincere, allora è dove si possono vincere le elezioni in Italia e nel resto del mondo».

Il centro, prosegue, «è uno spazio politico che non sta nelle definizioni della vecchia politica, ma che è il luogo dove si vincono le elezioni in Europa e nel mondo».

L’affondo contro il Pd

Ma l’arringa finale è soprattutto costellata di attacchi alle altre forze politiche, a cominciare dal Pd. «Se il Pd si sposa coi 5S è il Pd che ha abbandonato la casa da cui siamo partiti». I dem, insiste, «si sono fatti ubriacare dal beppegrillismo di ritorno, noi siamo coerenti.Noi rimaniamo quelli del Jobs act e impresa 4.0, sono loro che adesso strizzano l’occhio al Rdc».

Le staffilate a Salvini e a Conte

Renzi, però, non risparmia staffilate nemmeno a Salvini &co. «La democrazia italiana è più forte, di tutto anche del mojito di Salvini o della pochette di Conte».

Italia Viva ha fatto, rivendica, «contro l’opinione dell’allora gruppo dirigente del Pd l’operazione contro il Papeete nell’agosto del 2019, prendendo una scatola di Maalox e accettando di stare al governo con i 5 Stelle in quella stagione, perché sapevamo che se avessimo detto il contrario, cioè se avessimo portato il paese a votare, il paese sarebbe finito nelle mani di Salvini e Meloni per 5 anni, e tra due mesi avrebbero eletto un presidente sovranista - ha aggiunto Renzi -. Non le prendo lezioni da chi in quella stagione politica ci spiegava che bisognava affrontare a viso aperto il populismo e sovranismo: non è così, ci vuole flessibilità in politica».

Sul ddl Zan capolavoro tafazziano

Infine un passaggio sul ddl Zan, dopo le accuse di aver sabotato il voto. Su questo fronte, attacca Renzi, «si è consumato il simbolo di una sinistra che ha scelto di stare dalla parte del bla bla bla, e non dalla parte dei valori», con un «capolavoro tafazziano» ha annullato «la possibilità di portare a casa la legge, e la responsabilità è tutta di chi fa manifestazioni venendo a insultare noi». Lezioni da questo tipo di sinistra, aggiunge, «non la prendo».

«Tenetevi i vostri post su Instagram - prosegue Renzi - lasciateci la bellezza di fare politica, inseguite gli influencer se volete, ma non venite a raccontarci che questa è la politica, e un giorno spiegateci come avete fatto a passare dai Quaderni del carcere al blog di Casalino, perché questo percorso è un percorso che fa male innanzitutto a chi crede nella bellezza dell’impegno per la cosa pubblica».

Boschi: «Contro di noi macchina del fango»

Poco prima dell’ex premier è intervenuta anche Maria Elena Boschi, capogruppo di Iv alla Camera, con un intervento da lei stessa definito “personale”, in cui ha ricostruito le campagne che l’hanno vista vittima di “fake news”.

«La macchina del fango l’hanno fatta loro, i Casalino, Di Maio, ’la bestia’ di Morisi e Salvini, e noi l’abbiamo subita, ma non ci fanno paura: siamo ancora qui e continueremo a batterci per le nostre idee. E’ l’ora di dire basta, Basta!». La mia figura pubblica, ha proseguito, è stata compromessa, è irrecuperabile. Sono stata massacrata, stritolata nella gogna mediatica, attaccata dalla macchina del fango. Ma gli è andata male, perchè siamo ancora qui - ha affermato tra l’altro Boschi - Noi non siamo come ’la bestia’, noi non siamo bestie. C’è stata una campagna social organizzata scientificamente per screditarmi. Hanno cercato di massacrarmi come persona, come donna, percè non riuscivano ad attaccarmi come parlamentare. Ma la politica mi ha dato tanto, soprattutto grazie alla Leopolda».

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