editorialeNuova via economica e sociale

L’agenda 2030 lucida strategia per crescere

di Luca Jahier

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(Romolo Tavani - stock.adobe.com)

3' di lettura

Le aziende italiane ed europee si stanno mobilitando per costruire un’Europa visionaria e ambiziosa, capace di offrire opportunità. I presidenti di Confindustria e di BusinessEurope, Vincenzo Boccia e Pierre Gattaz lanciano un appello per un’Europa più forte e unita. Un appello che condivido.

Il miglior modo per fronteggiare coloro che oggi si oppongono sistematicamente al progetto europeo, senza proporre nulla di concreto, è ricordare e affermare con forza che l’Europa dispone di una strategia chiara per il prossimo decennio.

L’Unione europea dispone di una strategia che, se abbracciata in maniera risoluta dai suoi Stati membri e dalla società civile europea, le consentirebbe di imboccare un sentiero economico, sociale, ambientale e istituzionale virtuoso. Tale strategia è l’Agenda 2030 per uno sviluppo sostenibile, che si fonda sullo stesso trattato della Ue.

I 17 Obiettivi di sviluppo sostenibile (i famosi Sustainable development goals, o Sdg), adottati dapprima in sede di Nazioni Unite, nel 2015, e poi a livello della Ue, sono il cardine di una strategia che consentirebbe all’Europa di continuare a puntare sulla crescita economica, mantenendo e consolidando la sua competitività, puntando sul triangolo virtuoso educazione-ricerca-innovazione, ma facendolo in un’ottica di inclusione sociale, tutela dell’ambiente e stabilità istituzionale.

La pertinenza ed efficacia dell’Agenda 2030 è evidenziata dai ranking dai quali si desume che gli Stati che meglio realizzano gli Sdg, come i Paesi nordici, sono quelli che vantano le migliori performance economiche. Allo stesso modo, le imprese che meglio adottano l’approccio sostenibile sono quelle più competitive.

L’Agenda 2030 è ormai diventata, per gli imprenditori, un imperativo: i business legati allo sviluppo sostenibile costituiscono la nuova frontiera sulla quale le imprese europee si misureranno a quelle statunitensi e cinesi, per mantenere e accrescere la loro competitività.

Si pensi al settore delle batterie o a quello delle automobili elettriche o ancora a quello delle energie rinnovabili. È su questi fronti che l’impresa europea dovrà continuare a investire e a mostrarsi creativa e innovativa. È del resto quello che si evince leggendo le conclusioni del rapporto 2018 della Global commission on the economy and climate, un organismo internazionale creato nel 2013 che quantifica in 65 milioni di posti di lavoro, da qui al 2030, il risultato che potrebbe essere conseguito, a livello mondiale, se fosse davvero messa in atto la transizione energetica, che comprende anche la trasformazione radicale della mobilità e delle città. L’intelligenza artificiale è al cuore di tutte queste transizioni, perché può aumentare la produttività in molti settori, dalla sanità a un’agricoltura più efficiente.

Lo straordinario valore aggiunto dell’agenda dello sviluppo sostenibile consiste nel fatto che è capace di esaltare e rendere sinergici gli sforzi degli imprenditori, dei sindacati e della società civile. Il sostegno costante e convinto delle forze sindacali è un imperativo perché l’Agenda 2030 potrebbe costituire il Contratto sociale ed economico del XXI secolo, finalizzato a eradicare la povertà, ad assicurare condizioni di vita e lavoro decenti per tutti e a ridurre le disuguaglianze sociali. Sostenibilità rima con inclusività.

La settimana scorsa, la Commissione europea ha presentato un documento di riflessione prospettando tre scenari a velocità diversa per lo sviluppo sostenibile. Il documento si concentra sui fondamenti politici per la transizione alla sostenibilità, che include il passaggio dall’economia lineare a quella circolare, correggendo gli squilibri nel nostro sistema alimentare e assicurando che questa transizione sia equa. Potenziare l’economia circolare è in grado di generare in Europa un beneficio economico netto di 1.800 miliardi di euro entro il 2030, creando oltre un milione di nuovi posti di lavoro.

Il documento della Commissione è un passo che va nella buona direzione, forse timido, ma pur sempre concreto.

È tuttavia evidente che l’accelerazione dei passi diventa urgente per mantenere un’Europa forte e unita.

L’Italia dovrebbe prender nota. Secondo l’ultimo rapporto dell’Alleanza italiana per lo sviluppo sostenibile (Asvis) tra il 2010 e il 2016 il nostro Paese è peggiorato in cinque aree: povertà, condizione economica e occupazionale, disuguaglianze, condizione delle città ed ecosistema terrestre.

Alla vigilia delle elezioni europee di maggio, non va lasciato il campo libero agli “anti-europeisti”, i quali vanno combattuti a suon di argomenti e cifre sul terreno per loro più scivoloso, quello della costruzione pratica del futuro.

Mettere in atto l’Agenda 2030, unica strategia lucida, generosa e al servizio delle giuste ambizioni dei cittadini, è la narrativa vincente per colmare le paure, agendo anche in Italia. Lo dobbiamo a noi stessi e ai nostri figli.

Presidente del Comitato economico e sociale europeo (Cese)

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