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L’agenda del Governo Meloni: subito Dl bollette e manovra, incognita debito

Tassi BTp decennali ancora al 4,75% in attesa del rating S&P. Il nuovo governo dovrà rivedere il deficit senza fermare la discesa del passivo

di Gianni Trovati

Foto di famiglia del governo Meloni, concluso il giuramento

2' di lettura

Anche S&P Global Ratings sceglie la via dell'attesa e come Moody's evita modifiche al rating dei titoli di Stato italiani, che rimane quindi ancorato alla tripla B con outlook stabile (ribassato da positivo a fine luglio).
Tutti i big del rating hanno del resto già espresso i loro timori nelle scorse settimane, prospettando un 2023 a crescita negativa (per S&P sarà -0,1% nello scenario base, per Fitch -0,7%) e soprattutto sottolineando i rischi collegati a un rallentamento del Pnrr che FdI in campagna elettorale aveva detto di voler modificare. «Una revisione del Pnrr causerebbe forti ritardi e incertezze sulle prospettive economiche», ha avvertito S&P.

Nelle ore in cui la premier in pectore concludeva il puzzle ministeriale e riceveva dal Quirinale l’incarico di formare il governo, i nostri BTp decennali hanno continuato a registrare rendimenti poco sotto il 4,8% (la chiusura è stata a 4,77%).
Nei calcoli più aggiornati del Tesoro, il costo medio all'emissione dei titoli di Stato quest'anno è arrivato all'1,47%, quasi 15 volte sopra i minimi storici dello 0,1% nel 2021.

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L'ANDAMENTO DEL DEBITO PUBBLICO
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Tutto il quadro resta appeso poi alle incognite di guerra e crisi energetica, su cui però viene segnato il successo dell'ultima battaglia notturna di Mario Draghi al consiglio europeo sul prezzo del gas. Successo importante anche per il debutto operativo del governo Meloni: fondato sul doppio appuntamento di decreto legge anti-crisi e manovra.

Più del decreto, che poggerà ancora una volta sull'extragettito fiscale per prorogare le misure dell'Aiuti-ter, la questione vera è la manovra.

Che dovrà trovare il modo di proseguire nel sostegno dell'economia senza fermare il processo di dimagrimento del debito.Nella sua corsa a completare in un paio di settimane l'impianto di finanza pubblica per la legge di bilancio, il neoministro dell'Economia Giancarlo Giorgetti dovrà quindi fissare lo sguardo su quella «sostenibilità del debito» che è il cuore dei vincoli comunitari, è la clausola essenziale per l'attivazione dello scudo antispread della Bce e soprattutto è la condizione indispensabile per non finire in fretta gambe all'aria come mostra la meteora londinese di Liz Truss.

Il quadro consegnato dal governo Draghi lascia dei margini grazie alla discesa senza precedenti che ha ridotto di 10 punti in due anni il peso del debito sul prodotto. Il deficit del 3,4% scritto nel tendenziale del 2023 potrà essere rivisto per dare spazio alle nuove misure anti-crisi, ma senza invertire al rialzo la rotta del debito/Pil. Per raccogliere i 30-40 miliardi che servono a finanziare gli aiuti a imprese, famiglie ed enti pubblici, rinnovare il taglio al cuneo fiscale, alimentare la spesa sanitaria e accompagnare il rinnovo contrattuale dei dipendenti pubblici serviranno altre coperture, da trovare anche con un decreto fiscale collegato alla manovra. Senza dimenticare che nel vocabolario della «sostenibilità» del debito la parola più delicata è «pensioni».

La girandola di «quote» ipotizzate negli ultimi giorni è riscaldamento a bordo campo. Perché la partita vera contro il ritorno pieno alla legge Fornero dovrà guardare ai conti prima che alle esigenze della politica.

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