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L’agente immobiliare senza le app perde tra il 30 e il 50% del fatturato

di Adriano Lovera


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2' di lettura

Senza investire nel digitale gli agenti immobiliari rischiano di perdere anche metà del fatturato, ma in pochi temono che l’online finisca per soppiantare al 100% il ruolo del mediatore sul territorio. È quanto emerge da un’indagine condotta fra 500 agenti da RockAgent, startup basata sul modello “ibrido”, che unisce la fornitura di servizi digitali centralizzati a una rete fisica di agenti presenti nelle città, privi però della vetrina su strada.

Secondo il campione, l'utilizzo di strumenti tecnologici a supporto del lavoro permette di risparmiare tempo in attività manuali e ripetitive, facilitare il remote working e migliorare il rapporto con i clienti. Per il 51,6% degli intervistati, il mancato utilizzo di questi strumenti potrebbe incidere fra il 30% e il 50% in termini di calo di fatturato, per il 37% addirittura oltre il 50%, nel giro di 5 anni.

Di quali servizi parliamo? Il 64% del campione sente il bisogno di un partner che fornisca strumenti veloci ed efficaci per campagne di marketing mirate. Il 61% si dichiara favorevole all’uso della blockchain, intesa come un database condiviso tra gli agenti, ma inviolabile dall'esterno, che permetta di registrare in modo automatico transazioni, dati di proprietà di un immobile, contratti tra parti coinvolte in una compravendita o affitto, così da velocizzare il reperimento dei dati.
Il 71% degli agenti vede con favore l'utilizzo di algoritmi per la valutazione del corretto prezzo di vendita, ma come contributo che va ad aggiungersi all'esperienza dell'agente.

Ma solo il 17% crede che i sistemi automatici sostituiranno del tutto il ruolo del professionista. L'84% è a favore della realtà virtuale, sia come mezzo per fornire al cliente l'esperienza di una vista a distanza dell'immobile, sia come tecnologia per la presentazione di nuovi progetti ancora da costruire.

Chi teme l'evoluzione? Soprattutto gli agenti maturi. Il 20% degli intervistati nella fascia di età 45-54 anni vede questi strumenti come una minaccia più che come un'opportunità. Mentre nella fascia dei giovani-adulti, 35-44 anni, il 66% ritiene che proprio questo modello ibrido, che coniuga digitale e agente reale, possa contribuire a rilanciare il settore.

«Attualmente il mediatore è gravato da troppi impegni, dalla ricerca delle opportunità in zona, alla realizzazione di foto e piano marketing, fino alla negoziazione con gli acquirenti e relativa burocrazia – commenta Daniel Debash, fondatore di RockAgent –. La tecnologia viene incontro agli agenti in molti di questi compiti, consentendo loro di concentrarsi solo su quelle fasi critiche come la mediazione tra le parti, che rendono il ruolo dell'agente insostituibile».

RockAgent, partita a settembre a Roma e dintorni, finora ha assunto circa 300 incarichi. Entro fine anno punta ad arruolare 50 agenti nella capitale per poi sbarcare nel 2020 a Milano e in alcuni altri capoluoghi.
«Il nostro modello ha trovato resistenze iniziali tra gli agenti, ma una volta capite le potenzialità abbiamo ricevuto migliaia di contatti – aggiunge il fondatore –. I clienti, invece, sono stati subito entusiasti della proposta fortemente connotata sul digitale».

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