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L’agenzia delle Entrate chiede a Fca più di un miliardo di tasse arretrate. La reazione del gruppo

Il fisco italiano contesta al gruppo automobilistico di aver sottostimato di 5,1 miliardi di euro il valore dell'acquisizione di Chrysler avvenuta nel 2014. Un conto pesante mentre la società prepara la fusione con il gruppo francese Psa

dal nostro corrispondente Riccardo Barlaam

L’Agenzia delle entrate chiede a Fca un miliardo di tasse arretrate

Il fisco italiano contesta al gruppo automobilistico di aver sottostimato di 5,1 miliardi di euro il valore dell'acquisizione di Chrysler avvenuta nel 2014. Un conto pesante mentre la società prepara la fusione con il gruppo francese Psa


3' di lettura

NEW YORK - Un’altra tegola si abbatte su Fiat Chrysler. L’Agenzia delle Entrate contesta al gruppo automobilistico di aver sottostimato di 5,1 miliardi il valore per l’acquisizione di Chrysler avvenuta nel 2014. Lo ha rivelato l’agenzia Bloomberg. Un conto pesante mentre la società italo americana prepara la fusione con il gruppo francese Psa. La controversia riguarda la ristrutturazione avvenuta nell’ottobre 2014 dopo che l’ex Fiat SpA aveva acquistato la parte finale di Chrysler, secondo quanto risulta dai documenti dell’azienda e un rapporto di audit datato 22 ottobre.

Il processo di acquisizione è durato cinque anni. Ed è culminato con il completo assorbimento dei brand del car maker americano in bancarotta Dodge, Ram e Jeep. Al termine della ristrutturazione è stata creata Fca, nella forma societaria attuale con la sede legale in Olanda e la sede fiscale in Gran Bretagna, invece che a Torino, sede storica da oltre un secolo della Fiat.

Lo spostamento della sede aziendale ha generato la cosiddetta “exit tax”, la tassazione che l'Italia applica sulle plusvalenze realizzate quando le società spostano le loro attività al di fuori del paese. L'Italia all'epoca aveva una aliquota di imposta di circa il 27,5%, per cui Fca rischia ora di dover pagare arretrati al fisco italiano per circa 1,3 miliardi di euro, anche se i negoziati con l’Agenzia delle Entrate potrebbero ridurre in maniera significativa la cifra per chiudere il contenzioso.

Secondo una fonte vicina al dossier l’Agenzia delle Entrate all’epoca aveva valutato Chrysler circa 12,5 miliardi di euro, mentre Fiat, seguendo le indicazioni dei suoi consulenti, aveva dichiarato un valore di 7,5 miliardi.

Quando a metà ottobre 2014 la nuova società Fiat Chrysler debuttò a Wall Street aveva un valore di mercato di circa 8,3 miliardi di euro. E la società allora era ancora proprietaria di asset preziosi come Ferrari prima dello spin off, e della multinazionale della componentistica Magneti Marelli.

La replica di Fca
«Non condividiamo affatto le considerazioni contenute in questa relazione preliminare - si legge in una nota di Fca - e abbiamo fiducia nel fatto che otterremo una sostanziale riduzione dei relativi importi. Va inoltre rilevato che qualsivoglia plusvalenza tassabile che fosse accertata sarebbe compensata da perdite pregresse, senza alcun significativo esborso di liquidità o conseguenza sui risultati».

L’agenzia delle Entrate non ha voluto commentare la notizia anche perché la procedura è ancora in corso. Valutando le cifre in gioco, si potrebbe trattare in ogni caso, alla chiusura del confronto, di uno dei pagamenti più elevati mai richiesti dal fisco italiano.

Nella relazione legata ai conti del terzo trimestre, datata 31 ottobre, Fiat Chrysler conferma che è in corso un negoziato con le autorità italiane relativo a un «adeguamento fiscale» relativo a 5,07 miliardi di asset sottostimati soggetti alla “exit tax”, come riportato dal rapporto di audit visionato da Bloomberg.

«La società – è scritto nel documento - ritiene che la sua posizione fiscale rispetto alla fusione sia pienamente supportata dai fatti e dalla normativa fiscale applicabile e difenderà con forza la sua posizione». «Al momento, non possiamo prevedere il risultato della controversia, se sarà possibile raggiungere un accordo o se non verrà raggiunto alcun accordo. Pertanto, non siamo in grado di valutare la probabilità che si verifichi una perdita o di stimare un intervallo di possibili perdite», ha detto Fiat.

I negoziati tra Fca e il fisco italiano dovrebbero concludersi entro 60 giorni, dunque entro la fine dell'anno, come risulta anche dalla relazione di Fca del terzo trimestre. Se non si dovesse pervenire a un accordo si aprirebbe un altro pesante contenzioso giudiziario per il gruppo italo americano.

Come si ricorderà, nelle scorse settimane General Motors ha presentato un ricorso negli Stati Uniti contro Fca e il sindacato dei metalmeccanici americani Uaw per corruzione, per una vicenda anche qui che riguarda gli anni successivi alla merger con Chrysler e i contratti di lavoro stipulati dall'allora ceo Sergio Marchionne. Gm ha intenzione di chiedere un risarcimento miliardario al gruppo rivale che secondo alcuni analisti potrebbe arrivare a 6 miliardi di dollari.

Fca ha giudicato la causa promossa da Gm «sconcertante» e sostiene che le accuse siano «infondate». In una nota il sindacato Uaw, a sua volta, ha negato che ci siano stati vizi o errori nei rinnovi contrattuali dei metalmeccanici con Fca. Ma il contenzioso è aperto ed è solo all’inizio.

Le due vicende complicano e rischiano di ritardare il cammino delle promesse nozze da 50 miliardi di dollari tra Fca e il gruppo francese Psa, proprietario dei marchi Peugeot, Citroen e Opel, per creare il quarto gruppo automobilistico mondiale. Un accordo che secondo quanto dichiarato il mese scorso dal presidente John Elkann, la società spera di formalizzare entro l'anno.

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