Interventi

L'Agenzia delle Entrate mette fine all'incertezza sulla tassazione dei Trust

di Alessandro Catapano Minotti

3' di lettura

E' un chiarimento importante quello che arriva dall'Agenzia delle Entrate sulla tassazione dei conferimenti di beni in Trust. Con un comunicato stampa dello scorso 11 agosto, l'Agenzia ha reso disponibile lo schema di una circolare su questa materia di cui si attende a breve la pubblicazione definitiva.
La questione della regolamentazione fiscale dei trust ha da sempre creato difficoltà interpretative e pratiche. Il nostro ordinamento tributario, infatti, per ciò che riguarda l'imposizione indiretta, non prevede alcuna disposizione che disciplini la tassazione dei conferimenti di beni in Trust.
Il regime impositivo è stato ricavato in via interpretativa sulla base dell'art. 2, comma 47, del Decreto Legge 3 ottobre 2006, che ha reintrodotto “l'imposta sulle successioni e donazioni sui trasferimenti di beni e diritti per causa di morte, per donazione o a titolo gratuito” ampliandone la portata “sulla costituzione di vincoli di destinazione”. E proprio tale estensione ha determinato notevole incertezza con riferimento al tema dell'imposizione indiretta del Trust.
L'operazione negoziale del Trust attua, infatti, la destinazione vincolata di un patrimonio a uno scopo, potendo perciò essere assimilata alla nuova fattispecie del tributo sulla “costituzione di vincoli di destinazione”. Si sono, quindi, aperti diversi scenari interpretativi con riferimento all'individuazione del momento in cui possa applicarsi il presupposto impositivo e sorga l'obbligo di pagamento dell'imposta.
I momenti che possono generare l'obbligo di pagamento dell'imposta di donazione sono, infatti, astrattamente, tre: l'atto di costituzione del Trust, l'atto di attribuzione dei beni a questo e, in ultimo, l'atto di assegnazione del patrimonio ai beneficiari.
Il primo viene pacificamente ritenuto privo di rilevanza ai fini del tributo, essendo un mero atto istitutivo di un'entità e di individuazione di un progetto che attende, per il suo compimento, l'attribuzione di un patrimonio. Il secondo (conferimento) rappresenta l'elemento chiave dell'attuazione delle finalità del disponente. Il terzo momento, infine, è rappresentato dall'attribuzione finale del patrimonio ai beneficiari.
Sul nuovo presupposto impositivo relativo alla “costituzione di vincoli di destinazione” l'Amministrazione finanziaria ha sempre considerato rigorosamente il conferimento dei beni in Trust soggetto all'imposta sulle successioni e donazioni al momento della costituzione del vincolo.
La tesi erariale dell'immediato assoggettamento a imposta ha da subito sollevato unanime critica da tutta la dottrina e, successivamente, non ha trovato neanche il favore della giurisprudenza di merito. Il conferimento in Trust, secondo l'orientamento prevalente, si realizza attraverso la costituzione di un vincolo di destinazione che deve ritenersi privo di autonoma capacità contributiva. Secondo tale orientamento, non può essere sottoposto all'imposta sulle successioni e donazioni “ogni atto di trasferimento a titolo gratuito ma solo quello che determina un arricchimento del soggetto beneficiario dello stesso, poiché diversamente si finirebbe col tassare una fattispecie concreta priva della capacità economica oggetto del tributo e, dunque, nei confronti di un soggetto che risulta totalmente estraneo a ogni forma di arricchimento”.
Nell'ambito della giurisprudenza di legittimità, invero, il problema dell'individuazione del momento in cui si realizza il presupposto impositivo non ha avuto da subito soluzione univoca e ha generato un contrasto giurisprudenziale.
Secondo un primo orientamento, l'imposta è applicabile “non già sui trasferimenti di beni e diritti a causa della costituzione di vincoli di destinazione in sé” ma “sulla costituzione dei vincoli”. In definitiva, la manifestazione di capacità contributiva idonea a legittimare la soggezione all'imposta dovrebbe essere individuata nella mera costituzione del vincolo di destinazione all'atto di attribuzione dei beni al Trust.
Questa tesi, assai criticabile sotto il profilo della compatibilità con il principio di capacità contributiva, è stata successivamente abbandonata dalla stessa giurisprudenza di legittimità. Con la sentenza n. 8082 del 2020 la Cassazione ha finalmente convinto l'Agenzia delle Entrate che - abbandonando l'iniziale tesi poco sostenibile della tassazione del mero vincolo di destinazione - ha recepito i principi ormai consolidatisi nella giurisprudenza confermando che l'imposta sulle successioni e donazioni è dovuta solo ai trasferimenti ai beneficiari del patrimonio vincolato in Trust. La dotazione patrimoniale iniziale così come tutti gli eventuali successivi conferimenti effettuati dal disponente al Trust saranno esclusivamente assoggettati all'imposta di registro nella misura fissa. Il chiarimento potrà dare un impulso all'utilizzo di questo utile strumento per la protezione dei patrimoni e per una più completa pianificazione dei passaggi generazionali considerato il freno creato sino a oggi dall'incertezza sulla tassazione.

socio Fantozzi e Associati Studio Legale Tributario

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