Agrodiversità

L’Aglione della Valdichiana verso la Dop (a prova di bacio)

Cresce il successo delle prodotto al di fuori della Toscana: al via la produzione dei dati necessari per ottenere la denominazione tra un paio d’anni

di Manuela Soressi

3' di lettura

Ha un nome che si fa ricordare, una dimensione che si fa notare (arriva a 800 grammi di peso), un profumo delicato e un sapore gentile. E inoltre, miracolosamente, lascia l’alito pulito, tanto che gli inglesi lo chiamano kissing garlic (e un’azienda ne ha fatto un brand). Ma è un prodotto 100% italiano, anzi 100% toscano: infatti dal 2016 l'Aglione della Valdichiana è stato iscritto nell’elenco toscano dei Prodotti Agroalimentari Tradizionali.

Ma ora questo non basta più. Il successoanche al di fuori della regione dov'è nato e i tentativi di introdurlo in altre parti d'Italia (come nel parmense, dove si punta ad arrivare a 10 quintali annui), hanno spinto ad avanzare la richiesta della Dop per tutelare in tutta Europa l'autentico Aglione della Valdichiana.

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«L'interesse viene prima di tutto da noi coltivatori – spiega Monica Bettollini, produttrice storica e segretaria dell'associazione che sta seguendo il progetto – perché vediamo nell'aglione una prospettiva per l'economia del nostro territorio, non solo per quanto riguarda la produzione agricola ma anche per il turismo». Registrata all'anagrafe nazionale dell'agrobiodiversità, questa specie autoctona è stata salvata dall'estinzione e ora è pronta a crescere. Ma anche anche a dotarsi di un QR-code che ne garantirà la provenienza grazie al fingerprint che lo legherà ai suoli da cui arriva, valorizzandone l'unicità e la tipicità.

È, dunque, una riscoperta e valorizzazione a tutto tondo quella in atto sull'aglione, coltivazione che risale al tempo degli Etruschi, sopravvissuta nei secoli ma via via declinata e confinata in ambito familiare o tra gli hobbisti. Perlomeno sino a una decina di anni fa, quando attorno a questo maxi-porro (infatti, a dispetto del nome non appartiene alla famiglia dell'aglio) si è risvegliato l'interesse.

«Dopo la registrazione tra i prodotti tradizionali toscani si è riusciti a creare un modello di sviluppo – racconta Stefano Biagiotti, docente dell’Università Pegaso e referente scientifico dei progetti sull’Aglione –. Le università di Pisa e di Siena hanno condotto le ricerche in ambio botanico e agronomico con l'obiettivo di caratterizzarlo in modo più approfondito anche nel suo rapporto con il territorio».
Informazioni necessarie per sostanziare la richiesta della Dop, che dovrebbe concretizzarsi entro un paio di anni e che è stata ufficialmente appoggiata da due Regioni, Toscana e Umbria. Infatti l'areale produttivo si stende in 21 Comuni da Siena e Arezzo fino a Perugia e Terni, e oggi conta su una trentina di ettari. Ma gli obiettivi sono ambiziosi perché, contando sulla crescita della domanda, com'è accaduto finora, si punta a coinvolgere maggiormente la Gdo per espanderne la commercializzazione e garantire un buon reddito alla filiera

Dagli studi sull’Aglione sono emerse altre indicazioni interessanti: l'assenza di odori persistenti si deve alla mancanza dell'allina, la molecola che li sprigiona nell'aglio. Rispetto al quale questo maxi-porro si è rivelato più ricco di antiossidanti, sia come quantità che come varietà, e più digeribile, grazie al minor contenuto di fibre. Proprietà interessanti da comunicare sia ai consumatori di aglione, che finora lo hanno scelto per mere ragioni gastronomiche (i pici conditi con l'aglione sono un must della cucina senese), sia a coloro che ancora non lo conoscono, ma che probabilmente lo hanno già visto al supermercato, dove è sbarcato da qualche anno.

«Alcune catene lo hanno introdotto con successo - prosegue Biagiotti – e buoni dati arrivano anche dall'export. Ma al momento la maggior parte della produzione viene venduta direttamente da coltivatori e dai trasformatori».
Le quotazioni sono interessanti: 5-6 euro al kg per lo scapo floreale, 12-13 euro per l'aglione a inizio stagione che diventano 25-30 euro a fine raccolto.L'aglione si trova in commercio per un periodo limitato: piantato a inizio autunno, si raccoglie a giugno e si vende sino a dicembre. Per prolungarne la stagione si è puntato anche sul fiore dell'aglione: a maggio, quando viene reciso, viene venduto ai ristoratori che lo usano in insalate e frittate, o ne ricavano una crema che usano tutto l'anno.


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