Il trend

L’agricoltura biologica si allarga record di ettari sul territorio

La Provincia di Trento e il Veneto hanno messo a segno le crescite percentuali più rilevanti: rispettivamente del 31% e del 25%. Costituita la Rete Bio Innova per intercettare risorse Ue e del Pnrr

di Valeria Zanetti

Aggregazione. In Veneto è nata la Rete Bio Innova, aggregazione d'imprese e soggetti istituzionali che raggruppa una settantina di realtà della produzione, trasformazione e distribuzione, compresi i servizi e la ricerca

3' di lettura

Il traguardo da raggiungere riguarda la creazione di un marchio specifico per il biologico italiano. Il disegno di legge sull’agricoltura bio, che ne prevede l’introduzione, è stato licenziato in primavera dal Senato ed attende il passaggio alla Camera, previsto per novembre. Intanto crescono consumi, le superfici coltivate e anche l’import soprattutto dall’Asia, nonostante l’Italia sia il primo produttore europeo. Per questa ragione Coldiretti si batte per contrassegnare come 100% Made in Italy solo i prodotti biologici ottenuti da materia prima nazionale e per l’impiego di piattaforme digitali in grado di assicurare una piena informazione su provenienza, qualità e tracciabilità di ciò che finisce nel carrello della spesa. La proposta legislativa contiene anche una delega al Governo per rivedere la normativa sui controlli e garantire l’autonomia degli enti di certificazione.

In attesa di novità dal Parlamento, la domanda di biologico lievita. Le vendite sul mercato interno – considerando tutti i canali – hanno raggiunto tra luglio 2020 e lo stesso mese 2021 il valore di 4,6 miliardi di euro (+5% sui 12 mesi precedenti). Anche l’export Made in Italy continua la sua corsa: +11% rispetto allo scorso anno, totalizzando 2,9 miliardi di euro sui mercati internazionali. I produttori, arrivati oramai a quota 80.643 (+2%) incrementano le superfici dedicate, che sfiorano i 2 milioni di ettari (+2%). Le regioni del Mezzogiorno continuano a guidare la classifica degli investimenti green, con la Sicilia al primo posto (oltre 370mila ettari), seguita dalla Puglia (266mila ettari) e dalla Calabria (208mila ettari), ma sono state la Provincia di Trento e il Veneto a mettere a segno le crescite percentuali a due cifre più rilevanti, rispettivamente del +31,3% e del +25,4%. Trentino Alto Adige e Friuli Venezia Giulia portano ad oltre il 5% ed il Veneto al 6,2% le superfici coltivate secondo pratiche biologiche.

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Quest’ultima regione, inoltre, si è dotata negli ultimi anni di diversi strumenti per lo sviluppo del segmento.

In Veneto è nata la «Rete Bio Innova», aggregazione d’imprese e soggetti istituzionali che raggruppa una settantina di realtà della produzione, trasformazione e distribuzione, compresi i servizi e la ricerca. Vi partecipano, infatti, anche Veronafiere e gli atenei del Veneto, istituti scolastici e Consorzi di tutela vitivinicoli. Il soggetto, promosso da Coldiretti regionale, si propone di far crescere la cultura della sostenibilità, fare squadra tra operatori che lavorano con le stesse finalità e promuovere la ricerca, anche attraverso l’elaborazione di programmi di filiera, che potranno essere finanziati con fondi europei, regionali o statali. «Gli ettari vocati al bio in Veneto sono oramai oltre 48mila e migliaia gli operatori che hanno scelto questo indirizzo agronomico per la propria attività agricola dal settore vitivinicolo all’ortofrutta, dalle grandi colture fino agli allevamenti», conferma il presidente della rete innovativa regionale, Martino Cerantola. «La nuova Pac ed il Pnrr prevedono risorse specifiche per l’agricoltura sostenibile, a tutela dell’ambiente e del consumatore», aggiunge. Risorse che la rete potrà intercettare dai prossimi mesi.

Tanti i soggetti coinvolti nel cluster, soprattutto del Veronese, provincia che spicca per conversione al bio. Si va da Aipo, in rappresentanza dei produttori d’olio al Consorzio Agrario del Nord Est, da EcorNaturaSì, leader nazionale nella distribuzione organizzata di biologico a Cooperativa Agricola Ca’ Verde Bio di Oppeano e Redoro Frantoi Veneti di Grezzana. Uscendo dalla provincia si contano Rigoni di Asiago, produttore di marmellate, miele e creme spalmabili, il Pastificio Sgambaro, che produce grano duro a chilometro zero con linea verde biologica, Latterie Soligo e Vicentine.

L’aggregazione ha sostenuto la nascita del corso di laurea in «Tecniche e gestione delle produzioni biologiche vegetali», che si può frequentare ad Agripolis, in Corte Benedettina a Legnaro, in provincia di Padova. La triennale, fortemente orientata al mondo del lavoro, è a numero chiuso ed è emanazione della Scuola di agraria e medicina veterinaria dell’Università di Padova.

Dopo l’emergenza sanitaria e visto il trend di mercato, la rete farà il punto su obiettivi e strategie da mettere a fuoco, l’11 novembre nel corso del convegno su “Sostenibilità ed agroalimentare veneto”, in programma a Montecchio Maggiore in provincia di Vicenza, a poche ore dalla chiusura della manifestazione B/Open, che si svolgerà a Veronafiere il 9 e il 10 novembre e che si propone come la prima rassegna del b2b bio in Italia, rivolta agli operatori tricolore ed esteri del food certificato biologico.

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