Gli effetti del lockdown

L’agricoltura risponde alla crisi con la resilienza e l’adattamento

di Giorgio dell'Orefice

Settore primario. Con la crisi provocata dall'emergenza Covid si registra uno storico balzo del 14% del numero di giovani imprenditori in agricoltura, rispetto a cinque anni fa (fonte Coldiretti)

2' di lettura

Il 2020 è stato un anno di svolta per l’agroalimentare italiano. Un anno che ne ha messo in luce le doti di resilienza e capacità di adattamento. In controtendenza rispetto al crollo dell’industria (-11,5%) l’agricoltura ha visto la produzione calare del 3,2% e il valore aggiunto del 6,1%. A livello produttivo a pagare sono stati soprattutto l’olio d’oliva (-18% ma in crisi da ben prima della pandemia) e le coltivazioni industriali (-3,8%). In sostanziale tenuta il vino (-1,9%) in progresso invece il comparto zootecnico (+0,3%).

Ma soprattutto l’agricoltura italiana ha riscoperto la propria centralità. Le aziende agricole hanno continuato a lavorare adattandosi rapidamente ai protocolli sanitari che spesso cambiavano con cadenza settimanale e così a continuare in sicurezza la propria attività. Grande capacità di adattamento è stata dimostrata anche dal punto di vista degli sbocchi di mercato. La prolungata chiusura di bar e ristoranti ha penalizzato le produzioni a maggior valore aggiunto ma d’altro canto i lockdown hanno rilanciato i consumi domestici e gli acquisti presso la grande distribuzione, che infatti secondo l’analisi di Mediobanca ha chiuso l’anno con una crescita del fatturato del 5 per cento. Molte aziende soprattutto quelle più strutturate sono riuscite rapidamente a rimodulare i propri canali distributivi recuperando così sugli scaffali dei supermercati almeno una fetta delle mancate vendite nel canale ho.re.ca.

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Tanti produttori, in particolare del settore del vino, hanno utilizzato la pandemia per recuperare almeno una parte dei ritardi accumulati sul fronte dell’e-commerce avviando siti aziendali, appoggiandosi alle vendite online sviluppate dalle catene della grande distribuzione oppure lanciandosi sulle piattaforme specializzate che in settori come quello del vino sono letteralmente esplose nell’anno del Covid. A essere penalizzato è stato il valore aggiunto dell’agroalimentare che ha pagato la prolungata chiusura della ristorazione oltre ad alcune attività di servizi legate all’agricoltura come l'agriturismo (-20%). Molto penalizzato anche il settore florovivaistico, che ha subìto il prolungato stop imposto alle cerimonie in presenza e al wedding. Ma questi stessi punti deboli si stanno ora in fase di ripartenza dimostrando importanti volani di sviluppo. La riapertura della ristorazione italiana e internazionale sta ora trainando le vendite dei prodotti agroalimentari di qualità in primis il vino come dimostrato dalla crescita in doppia cifra registrata da tante cantine nel corso del 2021. Gli agriturismi, compresi i relais de charme hanno spesso registrato il sold out in estate e, grazie alle settimane di bel tempo, anche in autunno in particolare nelle regioni vocate di Toscana e Umbria.

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