oltre l’«import substitution»

L’agricoltura russa rilancia sull’export

di Antonella Scott


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Raccolta di grano in un campo della regione di Krasnojarsk, Siberia (Reuters)

2' di lettura

Agricoltura, sfida eterna di un Paese che, per quanto il più grande al mondo, deve contendere ferocemente al clima le terre coltivabili. L’era delle sanzioni, che ha “costretto” il settore ad affidarsi di più alla produzione interna, ha aperto un nuovo capitolo. «In 5 anni - spiega Igor Karavaev, rappresentante commerciale della Federazione Russa in Italia - abbiamo ridotto dal 36 al 22% la quota di cibo importato. E gli agricoltori sono riusciti a mantenere il raccolto di grano oltre i 100 milioni di tonnellate». La Russia prevede di mantenere la leadership mondiale, con 42 milioni di tonnellate esportati (luglio 2018-giugno 2019) sui 36,5 milioni previsti dagli Usa.

Nel 2014 Mosca ha risposto alle sanzioni occidentali imponendo un embargo sull’import di prodotti alimentari americani ed europei: per semplificare, carne e pesce fresco, frutta, verdura, formaggi. Dal punto di vista occidentale, questo ha penalizzato gli esportatori, incoraggiando però la produzione in loco e la fornitura di tecnologie alle imprese agricole locali. Ora, spiega Karavaev, si sta già passando dalla politica di sostituzione delle importazioni allo sviluppo attivo dell’export russo: «Nel 2018 ha acquisito caratteristiche reali con il progetto “Export of agricultural products” che mira ad aumentare l’export di prodotti agricoli dai 20,7 miliardi di dollari del 2017 ai 45 miliardi ipotizzati nel 2024». Verso l’Africa, il Sud-Est asiatico, il Golfo Persico, la Cina.

«Il progetto - dice Karavaev - punta alla creazione di una nuova massa di prodotti, alla fornitura di materie prime e alla creazione di nuove industrie di trasformazione; prevede l’eliminazione delle barriere commerciali con mercati nuovi per i prodotti russi, la creazione di un’infrastruttura di distribuzione merci orientate all’esportazione e di un sistema di promozione e posizionamento. Penso che tutto questo potrebbe essere interessante per gli agricoltori italiani, storicamente in possesso di una vasta gamma di competenze per tutti i settori dell’agricoltura».

La regione di Mosca, per esempio, pone il settore agricolo tra le priorità nello sforzo di attirare investimenti dall’estero. Uno degli accordi più recenti è con Barilla, che ha deciso di raddoppiare la propria capacità produttiva in Russia con un progetto che prevede la costruzione di uno stabilimento produttivo, di un mulino e di un raccordo ferroviario che gli porterà direttamente il grano russo.

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