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L’agricosmetica di Oway conquista l’estero: il 75% dei ricavi dall’export

L’azienda coltiva con metodo biodinamico le piante officinali nella tenuta Ortofficina di 50mila metri quadri sui colli bolognesi

di Marika Gervasio

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L’azienda coltiva con metodo biodinamico le piante officinali nella tenuta Ortofficina di 50mila metri quadri sui colli bolognesi


2' di lettura

«Tutto ha inizio nel dopoguerra con gli oli della Provenza: abbiamo cominciato a commercializzare le prime fragranze ed essenze naturali arrivando negli Anni 50 ad affiancare alla profumeria i prodotti rivolti al settore dell’acconciatura, concepiti e formulati, tra i primi in Italia, a partire da estratti botanici. Dagli anni 90 lavoriamo su formulazioni che contengono ingredienti biologici oltre che fito-derivati. Un salto avvenuto in un momento in cui l’interesse per l’universo del bio non era ancora esploso. La vera svolta è però arrivata nel 2010, quando abbiamo trasformato la propensione per l’agricoltura biodinamica in una vera e propria produzione agricola, inaugurando la tenuta Ortofficina sui colli bolognesi ed estesa per oltre 50mila metri quadrati, dove coltiviamo con metodo biodinamico le piante officinali dalle quali ricaviamo direttamente in corrente di vapore estratti vegetali e oli essenziali, sostituendo in questo modo anche tutte le profumazioni di sintesi. Nel 2013 abbiamo scelto di confezionare tutte le nostre formule in contenitori di vetro e alluminio, eliminando la plastica da tutte le linee di prodotto e consolidando una scelta di campo che stavamo maturando da tempo».

Così Luca Laganà, amministratore delegato di Oway, racconta la nascita dell’azienda di agricosmetica consapevole e sostenibile che festeggia i 10 anni di Ortofficina. Oway sta per “Organic way”, un concetto declinato in progetti trasversali che spaziano dalla cosmetica al design, dalla moda all’artigianato, dal lifestyle all’arredo.

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«La nostra sostenibilità è a tutti i livelli - spiega l’ad -: nel metodo agricolo, nel packaging, nell’eliminazione degli imballi superflui, nei materiali. Per esempio, usiamo carte tree-free derivanti dagli scarti della produzione agroalimentare, legni certificati, cotone rigenerato, metallo, bambù. Tutti materiali recuperati e naturali. Nelle officine produttive tutti i nostri prodotti derivano dal 100% di energia green, mentre i legni utilizzati per la nostra proposta di arredi hanno conseguito la certificazione Fsc, l’organizzazione internazionale che promuove la gestione responsabile di foreste e piantagioni, definendo standard di buona gestione forestale. Ma anche nello stile di vita plastic free e nelle green habits in azienda, in salone e nel quotidiano. Il macro obiettivo della nostra eco-progettazione è quindi proseguire sulla via della circolarità e della sostenibilità concreta, suggerendo soluzioni pratiche e facendo la nostra parte in termini di sensibilizzazione sul tema del rispetto per l'ecosistema».

Una filosofia che l’azienda porta in tutto il mondo. «Abbiamo chiuso il 2019 con 30 milioni di euro di fatturato, mentre il budget del 2020 è fissato a 39 milioni. Un obiettivo sfidante, visto l’inizio dell’anno in salita, ma rimaniamo fiduciosi - conclude Laganà -. L’export, che corrisponde al 75% dei nostri ricavi, è un segmento decisivo, contando che esportiamo in tutto il mondo e siamo presenti in circa 25mila saloni di oltre 70 Paesi dei cinque continenti. La nostra community di professionisti e sostenitori è cosmopolita, internazionale, aperta al cambiamento ed estremamente consapevole. Potremmo definirli dei fautori della bellezza sostenibile».

Tra i nuovi progetti dell’azienda, un linea di arredo per saloni tailor made personalizzabile e modulabile concepita secondo i principi del circular design, una divisione di prodotti e rituali beauty legati all’universo dei centri estetici e delle Spa o, meglio, delle eco-Spa e un’iniziativa sociale per ispirare comportamenti eco-attivi e contribuire a diffondere l’educazione ambientale nelle scuole.

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