PRODOTTI TIPICI

L’agroalimentare campano punta sul gioco di squadra

di Giorgio dell'Orefice


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3' di lettura

Gioco di squadra tra prodotti diversi, in particolare sui mercati esteri, e sinergie reali tra brand territoriali e brand aziendali. Sono questi i due principali obiettivi per i prodotti alimentari campani Dop e Igp, così come emerso oggi all’incontro “La Pasta di Gragnano Igp incontra i prodotti Dop e Igp della Campania” che si è tenuto nell’ambito della manifestazione “Ligami di pasta” alla Città della Scienza a Napoli.

La Campania, con 25 marchi Dop e Igp (ai quali vanno aggiunte 29 etichette di vini a denominazione d’origine), in Italia è preceduta solo da Emilia Romagna, Veneto, Lombardia, Toscana e Sicilia e viene prima del Piemonte che ne ha 23. Di grande rilievo anche il numero di operatori: tra produttori agricoli, allevatori e trasformatori operano nell’universo Dop e Igp in Campania oltre 3.100 soggetti.
Dop e Igp campane: un paniere dai grandi numeri
Numeri insomma di tutto rispetto per un paniere però che sui mercati fa fatica a imporsi. «Secondo il recente rapporto Svimez-Ismea – ha spiegato il direttore generale dell’Ismea, Raffaele Borriello – l’agricoltura è il settore che più cresce nel Mezzogiorno: +7,3%. L’agricoltura, grazie a tematiche quali la sicurezza alimentare e la corretta gestione delle risorse, sta conoscendo un rinnovato interesse, ben sintetizzato dal boom delle iscrizioni, sempre al Sud, alle facoltà di Agraria. L’agricoltura campana è un comparto che però ha subito l’affronto di essese associato dal alcuni scandali come quello sulla Terra dei Fuochi dai quali adesso si sta riprendendo. Ha tutte le carte in regola per giocare un ruolo da protagonista ma deve anche dimostrare di saper cambiare marcia. A cominciare dalla spesa dei fondi comunitari. Alla Campania sono destinati per l’intero attuale periodo di programmazione circa 1,8 miliardi . Risorse che, in particolare in un periodo di ristrettezze economiche, è doppiamente un delitto lasciare inutilizzate».
La Pasta di Gragnano Igp, un grande potenziale inespresso
In questo quadro poi la Pasta di Gragnano Igp ha potenzialità davvero da top brand anche grazie alla presenza di un gruppo di imprese con significativi numeri in termini di fatturato e grande propensione all’export. «Nella Pasta di Gragnano Igp – ha detto il segretario della Fondazione Qualivita, Mauro Rosati – intravedo l’Aceto Balsamico di Modena Igp. Un altro prodotto che viveva grandi contrapposizioni al proprio interno tra i diversi produttori. Ma il consorzio di tutela ha saputo fare da cinghia di trasmissione tra i diversi interessi e ha saputo soprattutto proteggere la denominazione territoriale dal rischio di cannibalizzazione dei marchi privati. Lo stesso ruolo è oggi chiamato a svolgerlo il Consorzio della Pasta di Gragnano. Tra pasta Igp, pomodoro San Marzano e Mozzarella di Bufala campana, la Campania può essere un traino per l’intero Sud come l’Emilia Romagna ha saputo esserlo per il Nord».
«Noi faremo la nostra parte – ha ribattuto il presidente del Consorzio della Pasta di Gragnano Igp, Giuseppe Di Martino – come consorzio siamo vicini a raggiungere la rappresentatività del 66% e questo ci metterà in condizione di operare in maniera più incisiva del passato. Siamo convinti che occorra spogliarsi di progetti troppo individualisti e miopi».
La chance della tutela della biodiversità
La grande ricchezza della Campania è nell’ampia biodiversità delle proprie produzioni. Ne è convinto Alfonso Iaccarino, del ristorante stellato di S. Agata sui due Golfi (Na), celebre chef “da molto prima che inventassero masterchef” dice. «La grande biodiversità dell’agricoltura campana – spiega – è una risorsa di valore inestimabile. Occorre lavorare per valorizzarla. Il mio sogno è quello di vedere la Campania diventare la prima regione biologica d’Europa. Le premesse ci sono tutte».

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