sostenibilità

L’agroalimentare italiano responsabile del 7% delle emissioni di gas serra

Guido Barilla all’Assemblea Onu a New York: siamo in ritardo sull’Agenda 2030, i prossimi cinque anni saranno cruciali per investire

di Micaela Cappellini

Guido Barilla, presidente della Fondazione Barilla all’Assemblea Onu a New York

Guido Barilla all’Assemblea Onu a New York: siamo in ritardo sull’Agenda 2030, i prossimi cinque anni saranno cruciali per investire


2' di lettura

Il settore agroalimentare italiano è il più grande tra quelli del nostro manifatturiero, con una produzione del valore di in 113,7 miliardi di euro e 56mila imprese attive. Eppure, il suo impatto sull’ambiente resta ancora alto, pari al 7% delle emissioni di gas serra nazionali generate. Un dato che impone investimenti importanti: peccato però che, nel mondo, al momento solo l'8% dei finanziamenti pubblici sia destinato al settore agroalimentare. Sempre nel mondo, il sistema alimentare dal campo alla tavola contribuisce fino al 37% alle emissioni di gas serra e usa il 70% di tutta l'acqua disponibile. «Siamo in ritardo sull'Agenda 2030», ha detto Guido Barilla, presidente dell’omonimo gruppo industriale, e questa volta lo ha fatto da un palcoscenico particolare: la 75° sessione dell'Assemblea generale delle Nazioni Unite a New York. Dove martedì 22 settembre è stato presentato (online) il report “Fixing The Business of Food: How to align the agri-food sector with the SDGs” realizzato dalla Fondazione Barilla insieme a l'UN Sustainable Development Solutions Network, il Columbia Center on Sustainable Investment e il Santa Chiara Lab dell'Università di Siena. Il documento evidenzia l'urgenza di un cambiamento nelle pratiche aziendali, a partire dai sistemi di misurazione e di rendicontazione, che devono essere armonizzati e comparati tra loro per consentire alle aziende di capire quali siano le aree di intervento per diventare più sostenibili.

«Per raggiungere gli obiettivi di sostenibilità i prossimi cinque anni saranno cruciali - ha aggiunto Guido Barilla - perché dobbiamo portare a bordo quanti più produttori, fornitori e distributori possibili. C'è però un grande rischio: che molti dei nostri colleghi, molti altri attori del mondo delle imprese, percepiscano il cambiamento come un pericolo e non abbiano il coraggio di agire davvero all'interno delle proprie aziende e di prendere decisioni difficili. Non possiamo permettercelo. Dobbiamo agire subito». Per aiutare le imprese ad accelerare sugli obiettivi dell’Agenda 2030, il report a cui ha collaborato la Fondazione Barilla propone quattro linee guida: promuovere e sviluppare diete sane e sostenibili attraverso prodotti e strategie aziendali mirate; utilizzare pratiche operative e processi aziendali sostenibili dal punto di vista economico, ambientale e sociale; sviluppare filiere alimentari sostenibili; infine, avere un atteggiamento aziendale responsabile. Dal report emergono margini di miglioramento per le aziende nella divulgazione della sostenibilità aziendale: per esempio, non tutte le informazioni sulle catene di approvvigionamento vengono diffuse, così come manca uno standard univoco per il report di sostenibilità che possa allineare i risultati a livello globale.

«Il cibo che mangiamo ha un enorme impatto sulla nostra salute e su quella dell'ambiente - ha dichiarato Frans Timmermans, vicepresidente esecutivo della Commissione Ue intervenendo sempre online all’assemblea - le strategie Farm to Fork e Biodiversity rappresentano il modello europeo per migliorare la nostra salute e per riequilibrare il nostro rapporto con la natura: la pandemia da Covid sottolinea l'urgenza di questo sforzo. Con la legislazione, le misure soft e l'impegno delle imprese, lavoreremo per trasformare il cibo europeo nello standard globale di sostenibilità».

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