DECRETO DA CORREGGERE

L’aiuto alle spiagge demaniali dimentica i commissari antimafia

Il dl Agosto non disciplina il caso in cui l’attività balneare sia proseguita da un amministratore giudiziario nominato dal Prefetto al posto di un concessionario colluso con la criminalità

di Sandro Cavaliere e Giovanbattista Tona

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Il dl Agosto non disciplina il caso in cui l’attività balneare sia proseguita da un amministratore giudiziario nominato dal Prefetto al posto di un concessionario colluso con la criminalità


3' di lettura

Il pacchetto di aiuti anti-Covid per chi gestisce le spiagge non è uguale per tutti. Anzi, rischia di rendere il compito più difficile a chi ha in carico la rinascita delle aree demaniali finite in «cattive acque». Mentre ripristina criteri più favorevoli per determinare i canoni delle concessioni demaniali marittime e sospende i pagamenti per tutti, il decreto Agosto non fa altrettanto per i concessionari sottoposti a procedimenti di prevenzione o colpiti da interdittive antimafia.

Il decreto infatti “dimentica” di disciplinare l’ipotesi in cui l’impresa concessionaria sia proseguita da un amministratore giudiziario o da un commissario nominato dal Prefetto con lo specifico compito di esercitare l’attività economica e i servizi connessi alla concessione demaniale già rilasciata a soggetti pericolosi.

Con il rischio concreto - e sarebbe opportuno che si provveda in sede di conversione del decreto legge - che le disposizioni sfavorevoli si applichino anche alle imprese in amministrazione giudiziaria o sottoposte ad amministrazione straordinaria e temporanea, rendendo più gravosa, o addirittura impedendola per ragioni economiche, la prosecuzione di quell’attività che i provvedimenti dei Tribunali o dei Prefetti volevano invece assicurare.

La stretta ai canoni del 2007 ...

Era stata la legge finanziaria 2007 (articolo 1, commi 251 e 252 della legge n. 296 del 2016) a modificare i criteri di determinazione dei canoni delle concessioni demaniali per la gestione di strutture turistico-ricreative in aree ricadenti nel demanio marittimo, nonché delle concessioni per la realizzazione e la gestione di strutture dedicate alla nautica da diporto.

Prima di quell’intervento, i canoni erano stabiliti in misura fissa “tabellare” secondo i criteri previsti dall’articolo 3, comma 1, lettera b) del decreto legge n. 400 del 1993 convertito con modificazioni dalla legge n. 494 del 1993. La finanziaria 2007, modificando la disposizione del 1993, ha previsto, accanto al canone fisso, un ulteriore importo variabile commisurato al valore di mercato che, sebbene mitigato per talune categorie di utilizzatori, comportava un aumento del canone complessivo fino al 300 per cento.

La Corte costituzionale, in una prima pronuncia (n.302 del 2010), aveva ritenuto legittima la norma della finanziaria 2007 anche laddove prevedeva l’aumento per le concessioni già in esercizio e, in una successiva pronuncia (n. 29 del 2018), aveva precisato che i canoni commisurati ai valori di mercato non si applicavano alle strutture realizzate dal concessionario dopo il rilascio della concessione. Gli oneri dovuti dal 2007 restavano comunque assai più onerosi e, tra mancati pagamenti e contestazioni dei provvedimenti di determinazione dei canoni, i contenziosi continuavano a proliferare.

...cancellata dal decreto Agosto

L’articolo 100 del decreto Agosto ripristina i criteri di determinazione dei canoni più favorevoli ai concessionari con effetto retroattivo al 1° gennaio 2007, di fatto cancellando gli effetti della finanziaria 2007. Prevede poi la sospensione dei provvedimenti di riscossione dei canoni pregressi fino al 15 gennaio 2020 e concede ai concessionari di definire i giudizi in corso con versamenti agevolati e rateizzati degli importi dovuti.

Secondo il comma 6 dell’articolo 100, i benefici della sospensione e della definizione agevolata non si applicano se vi sono procedimenti penali inerenti alla concessione o se il concessionario o chi detiene il bene siano sottoposti a procedimenti di prevenzione, a misure interdittive antimafia o alle procedure di cui al decreto legislativo n. 159 del 2011. Proprio per effetto di questi provvedimenti, però, la concessione viene esercitata dall’amministratore giudiziario nominato dal Tribunale per le aziende in sequestro o sottoposte a controllo giudiziario oppure da un amministratore straordinario nominato dal Prefetto per salvaguardare la continuità dei servizi.

Il paradosso

Se, ora, il legislatore non specificherà che alle concessioni esercitate da amministratori e commissari si applicano i nuovi benefici, il rischio di un corto circuito tra le finalità dell’ordinamento è dietro l’angolo. Con la conseguenza che le strutture strappate alla criminalità e date in gestione ai commissari dovranno sopportare spese più pesanti di tutte le altre.

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